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Di Tommaso Tecchi

Chi conosce bene Pesaro sa che esistono dei luoghi che restano inattivi per tutto l’anno, salvo essere riaperti per qualche giorno durante l’estate. Seguendo questo principio ci si permette il lusso di lasciare chiuse bellissime rocche e giardini pubblici, e la location del Villa’n’Roll non è da meno. Giusto una quindicina di minuti di macchina dalla città e qualche curva in mezzo agli orti e ci si ritrova davanti ad una grande distesa di verde “su due piani”, un casolare, gli alberi e un lago recentemente scoperto. Una bellezza nascosta che fa da sfondo a quello che di fatto è l’unico festival musicale di livello a Pesaro, fatta eccezione per gli eventi riservati a band emergenti e tutto ciò che ruota intorno all’inflazionatissimo ricordo di Gioacchino Rossini. Con una premessa del genere è chiaro che il Villa’n’Roll, specialmente nella veste adottata dallo scorso anno (line up più ricca, ingresso a pagamento, programma più ampio), ha un valore preciso nell’ambiente culturale cittadino: quello di conservare l’interesse per la musica dal vivo. Il compito non è facile come può sembrare, artisti come I Camillas i Be Forest, gli Altro, Maria Antonietta, i Soviet Soviet, ormai vengono dati per scontato e il passaggio del testimone alle nuove generazioni finora non ha prodotto i risultati sperati. È molto più facile farlo in spiaggia d’estate, generalmente ad ingresso gratuito, che farlo d’inverno senza la certezza di avere sempre degli spazi a disposizione per i concerti. Gli organizzatori del Villa’n’Roll ci hanno provato lo stesso, ad alzare l’asticella e a far scoprire nuovi luoghi agli spettatori, ma un’altra cosa che sa chi conosce bene Pesaro è che per far abituare la gente alle novità ci vuole tanto tempo e tanta pazienza.


Teho Teardo & Blixa Bargeld

La scorsa estate si era puntato (quasi) tutto su headliner d’effetto come Verdena, I Cani e Soft Moon; che hanno permesso a molti ascoltatori della domenica di entrare a contatto anche con realtà più underground come gli WOW, Ben Seretan, M!R!M e Urali. Quest’anno le scelte sono state decisamente differenti: un palco in più nell’area dedicata ai concerti pomeridiani e notturni – e di conseguenza il doppio degli artisti ad occuparla – e degli ospiti di maggiore qualità ma meno appariscenti sul flyer del festival. Le giornate sono sempre tre, ma in appendice al Villa’n’Roll c’è il Carpe Riem, evento pesarese dedicato al rap e ai rapper emergenti locali che quest’anno condivide la stessa casa del VnR.

Assistere ai primi concerti del pomeriggio significa abbandonare la spiaggia con 36 gradi all’ombra, ma noi lo facciamo e ad inaugurare il venerdì ci sono tre band a chilometro (quasi) zero: Del Norte, Marrano e Montezuma. Si scende poi fino al main stage per assistere al concerto dei riminesi San Leo, che con una batteria, una chitarra e tanta violenza decretano la fine del giorno e l’inizio della sera. Il live finisce giusto in tempo per poter ritornare in superficie dove, dopo un momento di alienazione dovuto al video di P A S S E D sui riti religiosi africani, comincia lo show di Christaux. L’androgino ex Iori’s Eyes tira fuori tutta la sua energia e ci ipnotizza più delle danze degli sciamani di qualche minuto prima. Arriva quindi il momento del main event: Teho Teardo e Blixa Bargeld, accompagnati dai musicisti del conservatorio di Pesaro. Il primo ci catapulta dentro un film di Sorrentino, tra campane e accordi muti di chitarra, mentre il leader degli Einstürzende Neubauten giganteggia (anche fisicamente) alternando versi animaleschi e testi in italiano, inglese e tedesco. La buonanotte è esclusivamente femminile e acustica: un divertentissimo live della (molto) romana Tunonna, che oltre al suo repertorio tira fuori cover come Pasta con Tonno di Bello FiGo, e un live decisamente più austero (ma impeccabile) di una timida Birthh.


Bruno Belissimo

Sabato, giustamente, si balla. Si comincia con i pesaresi Reborto e It’s Raining Cats and Dogs, arrivando fino al set mascherato di Stranger Paws. Nel giro di qualche istante ci ritroviamo a muoverci a tempo insieme a Bruno Belissimo, lui con il suo basso e noi con i nostri cocktail – e ci chiediamo se veramente sono solo le otto e mezza di sera. Dopo il warm up degli Yombe arriva il momento del secondo headliner, Populous con i ritmi tropicali del suo ultimo album Azulejos. In chiusura la scelta è tra i live della buonanotte di Inude e Late Guest at the Party e una silent disco con due diverse selezioni musicali. Indovinate per quale abbiamo optato.

L’ultima giornata di Villa’n’Roll, nonché quella con la temperatura più alta, è aperta dai Gastone, duo che si è formato di recente tra Pesaro e Gabicce e di cui probabilmente sentiremo parlare molto presto. Dopo il laziale Strueia è la volta di uno degli artisti italiani più interessanti usciti lo scorso anno: Krano. Blues cantato in veneto, abbigliamento da redneck americani e chitarre rotte (non intenzionalmente); sicuramente uno dei concerti più validi di tutto il festival. A bordo lago, sul main stage, ci sono le chitarre del belga Nicolas Michaux, che presto lasciano spazio ad un live gigante di Edda che lascia tutti a bocca aperta. Di sopra un concerto molto preciso e intonato di HÅN non riesce a farci dimenticare quanto gli xx abbiano influenzato migliaia di giovani che si limitano a riarrangiare pezzi come Crystalized per poterci mettere la propria firma. L’headliner di domenica, i Mighty Oaks, è l’unica scelta che non condividiamo della line up: la band di stanza a Berlino, ma con un chitarrista pesarese, punta tutto sul patetismo e sull’epicità e il risultato è un basic rock alla Coldplay a nostro avviso poco riuscito. Molto meglio la buonanotte affidata a Emidio Clementi (Massimo Volume) e Marco Caldera, ovvero i Sorge.


Krano

Terminato il Villa’n’Roll, lunedì 7 agosto avviene una sostituzione del pubblico: Villa Fastiggi viene invasa da spettatori decisamente più giovani, ma forse più direttamente coinvolti dalle performance. Tra battaglie di freestyle, graffiti, live di rapper locali e di rapper più noti come Frank Siciliano (accompagnato da Dj Shocca) e Mondo Marcio (con un’intera band alle sue spalle), Carpe Riem – quest’anno alla sua quinta edizione – conferma quanto sia ancora salda a Pesaro l’idea tradizionale di hip hop. I punti in comune con il festival principale sono però abbastanza pochi e il passaggio dalla domenica al lunedì non è dei più fluidi.

Questa città ha sicuramente bisogno che un festival come il Villa’n’Roll prosegua e cresca, sia per mantenere viva una tanto decantata scena indipendente che per svecchiare la proposta culturale locale. È però chiaro a tutti che serva un supporto maggiore da parte del pubblico e un aiuto – perlomeno a livello mediatico e promozionale – da parte degli enti. Da queste parti c’è una frase molto semplice in dialetto che si sente riecheggiare spesso, “en c’è un caz da fè”, e di solito a pronunciarla sono le stesse persone che non sono disposte a pagare il biglietto di un concerto o a spostarsi a pochi chilometri dal centro per assistere ad uno spettacolo. Pur ammettendo che non ci sia molto da fare, di chi è veramente la colpa? Certamente non di chi si impegna a costruire qualcosa in modo serio e ragionato, nonostante i vari ostacoli da superare e un ambiente a volte ostile, come i ragazzi del Villa’n’Roll.

Fotografie di Benedetta Pompili


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