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editoriale_301
(via Lumen Learning)

di Rossano Lo Mele

Di “Rumore”, sottintende il titolo. O meglio: cosa leggono i lettori del sito di “Rumore”, www.rumoremag.com? Dopo aver smontato l’albero e gli addobbi ci siamo messi come al solito a studiare i dati relativi ai frequentatori del nostro sito, nel 2016. E come sempre si sono dimostrati utili per comprendere il lavoro svolto e quello da fare, in futuro.

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(uno snapshot del sito di Rumore – febbraio 2007)

Cominciamo da una nota lieta, una conferma: sin dal lancio del sito è emerso che i nostri lettori gradiscono quanto pubblicato, tanto da dedicare alla lettura dei singoli articoli un minutaggio più alto di quanto capita ad altri siti specializzati. Così come fa piacere scoprire che gli utenti non scappano da rumoremag.com ma il più delle volte “rimbalzano” da un articolo all’altro dentro il sito.

Ma veniamo ai gusti, agli interessi di chi ci legge online. Potremmo dividerli in quattro grandi categorie, eccole:

  1. I classici: non c’è niente da fare, da questo punto di vista la nostra anagrafe non mente. Gli articoli più cliccati riguardano nomi vicini all’identità storica del giornale. Trionfano quindi Radiohead, Zack De La Rocha/Rage Against The Machine, Massive Attack, Jeff Buckley, Laibach. E ancora vanno forte: Eddie Vedder/Pearl Jam/Temple Of The Dog, Depeche Mode, New Order, Dinosaur Jr, Bob Mould, Brian Eno, Lemmy Kilmister, PJ Harvey, Michel Gondry, Henry Rollins. Un dato da una parte positivo in quanto, come detto, identitario. Dall’altro spiega che pur producendo e fornendo molti contenuti legati alla musica per così dire nuova, il lettore su questi temi preferisce orientarsi su altri siti. O gli presta comunque un’attenzione ridotta rispetto ai “nostri” grandi classici.
  2. Le anteprime discografiche e le interviste sono sempre apprezzate, specie se tangenti la musica italiana più “estrema”, come per esempio nel caso di Bologna Violenta, Egle Sommacal e Buñuel.
  3. Interessa molto tutto ciò che riguarda il giornale “fisico”. Anche nel 2016 le pagine più ricercate sono state quelle legate a: i lanci dei numeri nuovi in edicola, la presentazione dei contenuti e la possibilità quindi di abbonarsi. In netta controtendenza col mondo circostante abbiamo registrato una significativa crescita degli abbonamenti cartacei. Di questo ringraziamo i sottoscrittori, nonostante i problemi di tanto in tanto causati dalle spedizioni postali.
  4. I morti. Sarà la grande quantità di deceduti “rock” illustri, sarà la grande condivisione propria dei social media, sarà il taglio storicamente crossover di “Rumore”, per cui qui trovano sede musiche assai disparate, da sempre. Ma l’attenzione dedicata dai lettori ai lutti del 2016 è stata molto, molto sostenuta. Troviamo inevitabilmente tra i più cliccati: Prince, Alan Vega e David Bowie, certo. Ma anche connazionali che hanno lasciato più di una traccia, come i poveri Roberto Perciballi dei Bloody Riot e Primo Brown dei Cor Veleno.

Fatto. Prendiamoli per quello che sono, come detto. Un’indicazione sul passato e sul presente, ma soprattutto uno stimolo per il lavoro del futuro, a partire già dal 2017. Come attenuante ci sia concesso il fatto che non nasciamo online come magazine e che il sito esiste da poco più di tre anni. Con contenuti altri – ossia non replica digitale – rispetto al giornale.

Post Scriptum: volevo infine tranquillizzare quel sito (di cui non ricordo il nome, quindi evito di scrivere corbellerie, senza fonti) che a febbraio 2016, all’indomani della nostra copertina a Salmo, scrisse qualcosa del tipo: ma allora a “Rumore” vi volete male, non avendo messo David Bowie (appena deceduto) in copertina!

Ora, non che i numeri spieghino tutto, ma: Bowie (nostro disco dell’anno, quindi cover story come da prassi interna) a dicembre è andato benissimo. Salmo ha invece pubblicato il disco rap italiano più venduto del 2016 (primo posto in classifica per due settimane di fila, in concomitanza col festival di Sanremo). Noi di base cerchiamo di trattare temi/personaggi/vicende quando abbiamo una storia di prima mano da raccontare (nel caso di Bowie un paio di mesi fa fu la prima mondiale londinese del suo musical Lazarus). Cercando di evitare l’aspetto compilativo o di sciacallaggio del music writing. Per quello c’è Wikipedia, allmusic.com e così via: e funzionano benissimo.

Forse, ipotizzo, invece di vantarsi di non leggere giornali di carta da una vita, varrebbe la pena considerare l’insegnamento del mass mediologo Marshall McLuhan: un nuovo media non distrugge mai quello che c’era prima. Semplicemente lo riposiziona. Evidentemente la storia della TV e della radio non è stata ancora appresa da tutti. O forse sono passati di moda anche i libri.


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