phife dawg head

Di Davide Agazzi

“Drink a lot of soda so they call me Dr. Pepper”
(A Tribe Called Quest, Buggin’ out)

Ecco, il problema è tutto qui. Quello medico, almeno. Quello artistico, invece, rimane ancora da definire. Perché, nonostante non fossero più in attività dal secolo scorso, il vuoto lasciato da A Tribe Called Quest rimane, ad oggi, incolmato. Salutiamo così Phife Dawg, un quarto del gruppo hip hop più elegante e stiloso – concedetemi il termine – giovanile, ma funzionale, della storia della musica.

È una questione di chimica. Quella che ha ucciso il buon Malik (questo il nome all’anagrafe), affetto da un diabete diagnosticato con grave ritardo, e quella che teneva assieme il gruppo del Queens. Una chimica unica ed irripetibile che ha trasformato quattro ragazzotti di belle speranze (Phife, il suo ben più celebre compare di rime Q-Tip, il produttore Ali Shaheed Muhammad ed il misteriosissimo Jarobi), non esattamente campioni del genere, nel gruppo migliore di sempre.

“The shorty Phife Dawg is your favorite MC”
(A Tribe Called Quest, Keep it rollin’)

No, non è vero. Del resto neanche Q-Tip è il rapper più carico della storia e Ali Shaheed ha impiegato ben quattro dischi per incidere un semplicissimo baby scratch. Non stiamo parlando quindi di un Rakim o di un Q-Bert.

Eppure, quando i quattro entravano in studio usciva un qualcosa di irripetibile e, proprio per questo, irripetuto. Copiato, scimmiottato (qualcuno ha detto nu-soul?), ma mai replicato con la stessa generosità artistica. I problemi di salute di Phife, per chi seguiva il gruppo, erano già noti da tempo e trovano ampio spazio nel bel documentario Beats, Rhymes & Life di Michael Rapaport del 2011. E furono proprio questi a portare il gruppo allo scioglimento (era il 1999) all’alba della pubblicazione di quello che, ad oggi, rimane l’ultimo disco dei Tribe, quel Love Movement che – all’epoca della sua uscita- in molti definirono piatto e stanco. Un po’ come il precedente Beats, Rhymes & Life. Curioso paradosso: entrambi i dischi non furono capiti, troppo nuovo quel sound rispetto ad i primi tre storici album basati soprattutto sul campionamento di artisti dall’estetica jazz come Roy Ayers o Minnie Riperton. Dischi che furono prodotti da un certo J Dilla, all’epoca ancora un semisconosciuto (i crediti di produzione registrano infatti la voce “The Hummah”, sigla dietro alla quale troviamo Dilla, Muhammad e lo stesso Q-Tip) e che invece avrebbe segnato, musicalmente, il decennio hip hop che sarebbe seguito. Un sound che poi, tutti, avrebbero inseguito.

“When’s the last time you heard a funky diabetic?”
(A Tribe Called Quest, Oh My God)

Oggi, purtroppo. Da anni si attende una reunion della Tribù, e pareva che qualcosa, in quel senso, si stesse davvero muovendo. Queste le voci di corridoio della scena, rinfrancate a seguito dell’uscita della ristampa del primo storico lavoro People Instinctive Travels per i suoi 25 anni, e di alcune date live in festival europei ed americani, oltre all’apparizione nel seguitissimo Tonight Show di Jimmy Fallon. Insomma, qualcosa pareva muoversi davvero. E invece niente, i dischi quelli sono e quelli restano. Non ho scoperto il rap con A Tribe Called Quest, ma il gruppo che mi ha fatto amare il genere, diciamo pure perdere completamente la brocca, sono stati senza dubbio loro. Sarà stato lo stile unico, sarà stata un’apparenza da persone normali – niente egotrip, zero eccessi da rapstar – a farmeli rimanere da subito umanamente simpatici. Sarà per quelle rime da vita di tutti i giorni, ma nessun gruppo ha saputo parlarmi, toccarmi un qualcosa dentro come hanno fatto loro.

Perché?

“Perché se i miei soci non sembrano stilosi, allora neanche Malik sembrerà stiloso
e se Malik non sembra stiloso, allora tutti i Quest non sembreranno stilosi
e se i Quest non sembrano stilosi, allora neanche il Queens sembrerà stiloso
ma visto che i suoni sono universali, New York non sembrerà stilosa”

(“Now if my partners don’t look good, Malik won’t look good
If Malik don’t look good, then Quest won’t look good
If the Quest don’t look good, then Queens won’t look good
But since the sounds are universal, New York won’t look good”)

(A Tribe Called Quest – God Lives Through)