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shapednoise

Nino Pedone da Palermo da qualche anno si fa chiamare Shapednoise. Si è trasferito a Berlino, ha fondato la label Repitch (con Ascion e D.Carbone) e Cosmo Rhythmatic e si è costruito – come produttore – una grande credibilità nel circuito elettronico europeo, in particolare tra coloro che amano le sonorità noise, industrial e nere come la pece, grazie a dischi coerenti e live che buttano giù i muri a suon di bordate di rumore. Negli anni ha dato alle stampe 3 album e circa 10 tra EP e singoli oltre a numerosi remix, tra cui quello per Catch Twenty Two del suo conterraneo Lucy.

È un artista a cui piace molto collaborare, e la cosa è evidente dal suo ultimo album Different Selves, uscito lo scorso dicembre per la prestigiosa etichetta Type. Ospite d’eccezione è una colonna industrial e grindcore come Justin K. Broadrick, musicista inglese che ha militato/milita in progetti come Godflesh, Jesu, Napalm Death, Techno Animals e molti altri. Assieme, i due hanno lavorato alla prima traccia dell’album, Enlightment. Incontro Nino in un bar nel quartiere di Neukölln, a Berlino, una fredda mattina di gennaio. Per me un timido thè allo zenzero, per lui una sostanziosa colazione all’inglese. E così si inizia a chiacchierare: del suo nuovo album, della ‘scena’, di labels, di John Cage e di Giappone.

Iniziamo da Different Selves, accolto da ottime recensioni ovunque (compresa la nostra su Rumore a cura di Andrea Pomini). Ha un titolo che fa presagire diverse anime, anche se è caratterizzato come sempre da suoni molto cupi.

Diciamo che in questo disco ho voluto mettere quelle che sono un po’ tutte le influenze che mi hanno formato come Shapednoise. Sperimentazione, noise, musica concreta, UK anni Novanta, ma anche jungle, drum’n’bass e grime. Ho cercato di mettere un po’ di tutto questo nel disco, cercando di evidenziare anche il contrasto tra la dimensione club e quella di un concerto avant-garde.

Com’è nata l’idea e come si è sviluppato il rapporto con Broadrick? 

Justin mi ha sempre influenzato con le sue produzioni, in particolare il lavoro fatto con progetti come Techno Animal, Jesu e Greymachine. Tre anni fa provai a contattarlo su internet per proporgli un remix e mi rispose che mi conosceva ed apprezzava il mio lavoro. Nel 2013 ebbi l’opportunità di aprire la data berlinese dei Godflesh, e conoscerlo di persona ha facilitato le cose. Siamo rimasti in contatto e quando gli ho fatto sentire quello a cui stavo lavorando per il nuovo album su Type ha accettato con grande entusiasmo di collaborare.

Restando in tema di collaborazioni: attualmente hai attivi diversi progetti, come The Sprawl con Logos e Mumdance, la performance audio/video Metaphysical con SYN, lavori spesso con Miles Whittaker di Demdike Stare.

Sì, le collaborazioni mi stimolano molto. Sono una parte fondamentale del mio lavoro. Con The Sprawl abbiamo in programma altri due EP per completare la trilogia ispirata appunto all’omonima serie di libri di fantascienza cyberpunk creati da William Gibson (conosciuti in Italia anche come Trilogia dell’agglomerato) e ci stiamo lavorando intensamente. Anche con Metaphysical abbiamo in programma diversi show in importanti festival in primavera. Penso anche con Miles collaboreremo nuovamente a breve, ma non posso dire altro a riguardo”.

Vivi a Berlino da ormai oltre 4 anni. Quale influenza ha la città sul tuo sound così scuro?

Devo dire che l’oscurità delle mie produzioni arriva più dalla mia personalità, è una cosa che mi porto dietro da sempre. Berlino mi influenza perché qui si possono incontrare decine di persone interessanti con le quali parlare di musica e interagire. Inoltre, tantissimi artisti decidono di fermarcisi almeno per un po’, e questo facilita lo scambio. Berlino è stata fondamentale in ogni caso anche per la mia crescita personale, mi ha fatto maturare moltissimo e gliene sono grato.

Tra l’altro appena arrivato qui a Berlino fondasti la Repitch con Ascion e D.Carbone, un passo fondamentale per la tua storia musicale. In seguito hai poi fondato anche Cosmo Rhytmatic. Cosa vuol dire per te essere a capo di un’etichetta oggi?

Uno dei motivi che mi spinse a trasferirmi a Berlino fu proprio la volontà di far nascere Repitch con i due ragazzi e le cose sono andate subito molto bene. Per me oggi avere un’etichetta significa avere spazio per pubblicare collaborazioni interessanti e artisti che stimo e che secondo me meritano spazio. Adesso con Cosmo abbiamo appena pubblicato una collaborazione mia con Black Rain ed una di Mika Vainio, artista che ha influenzato tantissimo le mie produzioni ed il mio modo di suonare, con Franck Vigroux; mentre su Repitch è appena uscita un ep in collaborazione tra me, Ascion, D. Carbone e AnD”.

A proposito di influenze, come nasce in te la passione per certe sonorità? Mi incuriosisce sempre conoscere il background di un artista. Ad esempio capire come un ragazzino di nome Nino sia poi diventato Shapednoise e quando ha capito che la musica poteva essere il suo lavoro.

Bè, innanzitutto devo dire grazie a mio cugino. Era più grande di me, ascoltava un sacco di punk/hardcore, metal e Napalm Death e, grazie alle sue cassette, ho scoperto questo mondo quando ero ancora un bambino. Da lì iniziai a suonare la batteria e poi da adolescente a fare il DJ suonando quella che era diventata la mia nuova passione: la jungle, drum’n’bass e IDM. Poi mi sono spostato a Milano per studiare come ingegnere del suono e qui ho iniziato le mie prime produzioni. Ho capito che la musica poteva diventare la mia vita quando uno del calibro di Dominick Fernow (Prurient/Vatican Shadows) ha creduto in me ed ha pubblicato il mio primo disco su Hospital nel 2013, The Day of Revenge. Quello ha dato un marchio al mio sound ed è stata indubbiamente una svolta.

Se dovessi osare con quale artista ti piacerebbe poter collaborare un giorno? Puoi sparare alto.

Devo per forza citarne almeno due. Il primo è Tim Hecker, producer canadese che stimo tantissimo, ha un sound potente e unico e dal vivo è qualcosa di incredibile, ha un impatto fortissimo. Poi c’è Micachu, una musicista super eclettica passa dal pop a cose sperimentali con una facilità estrema, oltre ad essere anche un’ottima compositrice per colonne sonore: ho apprezzato moltissimo quella per Under the Skin di Jonathan Glazer.

Il tuo live è di forte impatto e necessità di situazioni adatte ad accoglierlo. Qual è stato il posto in cui ti sei sentito più a tuo agio?

Ho suonato in diversi posti interessanti, ma indubbiamente dove ho trovato un ambiente aperto, accogliente e curioso è stato in Giappone. Il pubblico lì è affamato di cose nuove ed è attentissimo e maniacale nell’ascolto dal vivo e questo non può che essere un piacere per chi suona cose sperimentali come le mie. Tra l’altro tornerò in Giappone la seconda settimana di febbraio per presentare il nuovo album e non vedo l’ora.

Come vedi la situazione italiana da fuori?

Rispetto a qualche anno fa c’è indubbiamente in atto un lavoro di valorizzazione degli artisti italiani anche in patria. Qualcosa si sta muovendo, anche se credo non ci sia ancora abbastanza coraggio da parte di alcuni promoter e voglia di scoprire cose nuova da parte di un certo pubblico. Però devo dire che quando ho suonato a Milano e Torino ho sempre avuto risposte di pubblico sorprendenti, grazie anche al lavoro che realtà come C2C stanno facendo da anni ed anni. Tra l’altro, segnalo due appuntamenti proprio in queste città ed entrambi promossi da C2C: il 4 febbraio parteciperò a RAI Nuova Musica presso l’Auditorium Toscanini di Torino dove farò un rework del compositore giapponese Toshio Hosokawa; il giorno successivo invece parteciperò a #C2CPREMIERES a Santeria Social Club a Milano, dove suonerò con l’americana Jlin.


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