Kraftwerk

di Davide Agazzi

Maledette aspettative. Sono sempre loro a causare i più irriducibili subbugli ormonali nella vita di un giovane redattore. A Firenze c’era puzza di evento, ieri sera, per l’unica data italiana dello show in 3D dei teutonici Kraftwerk. Spttacolo sold out in un giorno o poco più, gente disperata online pronta a scambiare il proprio gattino-da-foto-profilo per un ingresso last minute a buon mercato. Vi dirò, ci avevo creduto anch’io ed evidentemente non ero il solo: nella mia provincialissima città, il teatro si riempie di quelle figure che – solitamente – ai concerti non incontro davvero mai, tra politicanti di ogni rango, esuli del Grande Fratello (!?) e attori dimenticati. E invece il nuovo live dei Kraftwerk è… beh, sempre il solito live dei Kraftwerk. Ma con delle immagini in 3D, neanche spintissimo a dir la verità, che girano in sottofondo, dando vita (o almeno questa dovrebbe esserne la missione) all’iconografia tipica della band. Che è e rimane di culto assoluto, sia chiaro.

Nelle oltre due ore di concerto i nostri infilano uno dietro l’altro tutti i loro classici, da Computerlove ad Autobahn, da Tour De France all’imprescindibile Trans Europe Express, dimostrando ancora una volta quanto fosse azzeccata la loro visione del futuro. In questo senso, colpisce moltissimo un brano come Radio Activity, scritto nel 1975, col reattore di Fukushima che ancora brucia all’orizzonte. Sul live, quindi, non c’è molto da dire: se avete già visto i Kraftwerk dal vivo, è probabile che il vostro ricordo sia davvero simile a quanto andato in scena ieri sera al Teatro dell’Opera di Firenze (a proposito: location meravigliosa. Perchè non sfruttarla di più?). Vestiti con le loro tutine aderenti e luminose, figlie di un futuro passato (per i bimbi degli anni ’80 come me, la mente vola al mitico telefilm Automan, qualcuno se lo ricorderà), i quattro tedeschi non si rivolgono mai direttamente al pubblico se non per un conclusivo “Buonasera Firenze”, quasi non volessero tradire la loro natura umana.

Il vero elemento di novità dello show, considerando che dal versante musicale non arrivano segnali di questo tipo, risiede proprio nell’utilizzo del 3D per i video proiettati alle spalle dei Kraftwerk, con rigoroso occhialino d’ordinanza distribuito a tutti gli spettatori al momento dell’ingresso in teatro. Devo dire di esserne rimasto abbastanza deluso, anche considerando cosa siano in grado di offrire certe produzioni odierne in termini di spettacolarità. L’effetto stereoscopico, a mio avviso, aggiunge davvero poco ad uno show già rodatissimo, ma il pubblico si spella le mani per tutta la sera quindi, chissà, forse il problema è mio. Certo, il mio vicino di poltrona ha passato metà del concerto a sbadigliare, ma a luci accese dirà che è stato un capolavoro.

(Voi, per cortesia, fate come se questa cosa non l’avessi mai scritta.)

Il momento migliore del concerto si è avuto con Die Roboter, quando i Krafterk hanno abbandonato il palcoscenico per lasciare posto a veri e propri automi in grado di essere – se possibile – più espressivi dei nostri amati krautrockers per via di un riuscitissimo gioco di luci. I manichini, grazie alle diverse fonti di luce, ricevono così il dono della vita, aumentando ulteriormente l’effetto di straniamento nello spettatore: chi sono i robot? Quelli sul palco o quelli seduti in poltrona? Nel complesso, bella serata, con l’Evento (sia musicale che mediatico) indubbiamente riuscito: restano invece delle riserve sull’utilizzo del 3D che mi ha lasciato – invero – abbastanza freddino.

Setlist:

Ansage
Numbers
Computerworld
Homecomputer
Computerlove
Pocketcalculator
The Manmachine
Spacelab
The Model
Neonlights
Showroomdummies
Autobahn Kurz + Intro
Airwaves nur 2. show
Radio – Activity
Electric Cafe
Tour De France ohne Intro
Tour De France 03 Xl
TEE
Die Roboter + Intro
Planet of Visions
Boing – Technopop
Musique Non Stop