steve albini ian mackaye

Per la serie “interviste imperdibili”, ecco arrivare Kreative Kontrol all’attacco – un podcast gestito da Vish Khanna, giornalista musicale e collaboratore di Pitchfork. Nell’ultimo episodio, Khanna ha invitato, a dir poco, due leggende –  Steve Albini (Shellac, Big Black) e Ian MacMaye (Minor Threat, Fugazi) , che hanno intavolato una lunga, interessante conversazione sulle loro carriere.

I due iniziano parlando delle loro radici nella scena indipendente degli anni ’80. MacKaye ricordava Albini per una sua recensione particolarmente cattiva dell’album dei Rites of Spring, in cui militava Guy Picciotto (Albini: “Erano terribili”). Quando i due si incontrarono, si rese conto che era una persona gentile. Albini recensì anche i Minor Threat: “Il meglio assoluto tra le band super hardcore incazzate”. Furono una delle poche band HC che giudicò positivamente (tra le altre, i Bad Brains e i Void).

Entrambi hanno avuto una sorta di rivelazione guardando i Butthole Surfers dal vivo (MacKaye: “Mi hanno fatto venire paura”; Albini: “Era come guardare un contorsionista”), e hanno entrambi una sorta di apatia nei confronti della cultura formata attorno a Wax Trax (etichetta di Chicago centrale nello sviluppo della new wave, del punk rock e dell’industrial durante gli 80s). “Molte persone di Chicago non prendevano parte alla cultura da club, e io sono una di quelle”, ha detto Albini. “Pensavo fosse completamente stupida… La odiavo.”

MacKaye ha anche parlato del suo primo gruppo, i Teen Idles, e di come vennero presi in giro dall’ingegnere del suono che stava registrando il loro primo demo. I due hanno discusso delle registrazioni dei Fugazi con Albini, che diventarono poi In On the Kill Taker (che, alla fine, Albini non produsse). MacKaye descrive alcuni dei brani registrati con Albini come “la sessione più bella che abbiamo mai fatto”.

Potete ascoltare il podcast per intero qua sotto, in due parti: ve lo consigliamo caldamente.