Rumore-Aprile-2015

Figli della terra che ci ha regalato Ali Farka Touré e Tinariwen – e che tre anni fa è stata funestata da una guerra civile ancora in corso, il Mali – i Songhoy Blues, in fuga da quel conflitto, hanno forgiato un suono che prende molto dai maestri citati ma ci aggiunge altrettanto. In primis, l’energia di una rock band che attraversa continenti e punta alla trasversalità. Se ne sono accorti quelli di Africa Express, Damon Albarn in testa, e ora sembrano essere sempre di più ad accorgersene. Noi, per portarci avanti, abbiamo voluto intervistarli. E metterli in copertina: parte proprio da qui il numero di aprile 2015 di “Rumore”.

Sapete meglio di noi che c’è molta voglia di anni 90, in giro. E il cosiddetto indie rock del periodo ha fatto scuola. Emerso due decenni fa, divenuto popolare negli anni zero e adesso punto di riferimento per molte nuove band. Un genere che da antagonista si è ritrovato ai primi posti della classifiche (americane e inglesi) nell’arco di un decennio. Abbiamo così deciso di mettere a confronto due campioni del genere – Modest Mouse e Death Cab For Cutie, in occasione dei rispettivi nuovi album – per provare a ragionare sull’effettivo significato e attualità della parola indie, oggi, nel 2015.

Un fenomeno musicale che ai più pare folcloristico – ma che invece fattura enormi quantità di soldi e muove migliaia di persone, anche in Italia – è quello delle cover band. Abbiamo perciò deciso questo mese di dedicargli un intero dossier. Francesco Farabegoli e Andrea Pomini hanno intervistato una serie di cover band, ragionando con loro di economie, scelte e cercando di capire come funziona questo mondo. Il ritorno discografico dei Bluebeaters – vogliamo definirli una cover band per così dire di lusso? – funge da appendice a tutto il discorso, con tanto di intervista.

Si rimane in Italia – sempre con la firma di Francesco Farabegoli – per parlare dell’oscura nozione di solista punk. Che parte dal disco in autonomia di Capra, voce dei Gazebo Penguins. Un approccio solista e DIY alla materia grezza del punk. Con ricognizione sugli altri nomi coinvolti (Caso e His Clancyness).

Il boss Claudio Sorge questo mese ha intervistato un gruppo italiano che di italiano ormai ha invece giusto la carta d’identità: gli Ufomammut con il nuovo album si apprestano a raccogliere ulteriori consensi nel mondo dell’hard in tutto il pianeta.

Anche questo mese lo speciale “Retropolis” è per così dire collettivo: l’uscita di un paio di documentari sugli anni delle fondamenta (i ’90) dell’hip hop italiano ci hanno permesso di andare a ritroso e investigare il fenomeno. Con tutti i nomi del caso (da Neffa a Frankie Hi-NRG in giù) e che sarebbe troppo lungo elencare. Paolo Ferrari e Luca Gricinella hanno fatto un’immersione nella old school del rap italiano.

E ancora: un’intervista fotografica agli inarrestabili Verdena. Più il report dell’unico live italiano della poliedrica FKA Twigs. Analizziamo poi moltissime nuove uscite discografiche, fra cui spiccano il clamoroso secondo album di East India Youth. Per non dire di un altro grande bis, quello del rapper Kendrick Lamar. Oltre ai ritorni di Blur, Bill Fay, Brian Wilson, Madonna, Sufjan Stevens, Paolo Spaccamonti, Cannibal Ox, Emidio “Notturno Americano” Clementi, Prodigy, Toro Y Moi, The Cribs, White Hills. E inoltre, fra i tanti: Ron Sexsmith, Mamavegas, Aphex Twin, Calexico, Van Morrison, Steve Von Till. Senza dimenticare Iggy Pop: protagonista della nostra controversa rubrica “Disco Ring”.

“Rumore” 279, aprile 2015, è in edicola al prezzo di 6 euro e in formato digitale da ora. Buona lettura!

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