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Di Daniele Ferriero

Lo spazio è gremito, i presenti continuano ad arrivare a getto continuo, si incastrano in ogni buco disponibile e cercano con coscienza di causa il luogo migliore dove assistere all’evento. L’occasione è da antologia. L’Acusmonium, sistema di diffusione che prevede quaranta altoparlanti (una sciccheria), è caldo e ci attende.

Organizzato in tandem da San Fedele Musica e dalla preziosa e attivissima realtà di S/V/N (alla produzione troviamo anche Basemental Terzopaesaggio), lo scorcio musicofilo proposto agli astanti è un tuffo nel futuro che si affida allo slancio del secolo scorso. A costituire la portata principale, difatti, è l’opera Création du Monde, imbastita da Bernard Parmegiani nel 1984 per evocare un solenne viaggio nel cuore dell’universo e dell’esistenza tutta. Parmegiani muore il 21 novembre 2013, dopo aver colpito, trasfigurato e influenzato artisti quali Autechre, Aphex Twin e tonnellate d’altri. Rappresentante di una forma del tutto personale di musica e arte acusmatica (comprendendo nella non-definizione le declinazioni in musique concrète, elettroacustica, jazz, danza, arti visive ecc), il Maestro ha da sempre mostrato un vitalismo e una curiosità proprie solo ai grandi sperimentatori, agli innovatori mossi da un entusiasmo cieco di fronte a ogni forma di gerarchia. L’omaggio e l’ammirazione, per un musicista del quale potremmo ciarlare per ore, sono voluti e dovuti.

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Tuttavia, prima che si possa gustare l’opera principale, veniamo introdotti al succoso antipasto costituito dal mixing a nome Nasa Voyager Recordings. Trattasi della raccolta e del campionamento di registrazioni effettuate dalla sonda Voyager nello spazio, ottenute collezionando le vibrazioni elettromagnetiche del vuoto per trasformarle poi in segnali elettrici, ulteriormente amplificati e ritoccati dalla mano dei curatori. Il risultato è ammaliante, affascina per come riesce a impostare la materia musicale in una massa ambient’n’drone dai connotati quasi classicheggianti seppur a tratti un poco minacciosi nei timbri e nell’assalto sonoro. In coda alle registrazioni si sovrappone Foil degli Autechre; scelta curiosa, che non stona ma non si lega al meglio alla tessitura delle musiche spaziali. Rimane ottimo il lavoro di Dante Tanzi all’Acusmonium. Dopo una breve pausa i presenti preparano le menti e il corpo per la cavalcata cosmica finale e definitiva. L’auditorium è ormai più un alveare che altro, ripieno di ascoltatori d’ogni fascia d’età, ronza per l’attesa e la probabile eccitazione. Divisa in tre distinti momenti, la Création du Monde viene accompagnata dalle immagini messe in piedi da Andrew Quinn, artista già al lavoro su produzioni cinematografiche di stampo hollywoodiano e qui alle prese con la creazione visuale di un intero universo. Giovanni Cospito conduce le danze e l’interpretazione acusmatica del caso.

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Partita la prima sezione si fa subito magia e rendicontare quello che segue diventa difficile. Interi lustri di musiche, ricerche sonore, sperimentazione pura e genuino piacere auricolare si addensano per raccontare l’origine e la progressione dell’universo. Sciabordii elettronici, correnti quasi rumoriste, suoni sintetici, elettrici o inconoscibili proseguono e, per più di un’ora, precipitano gli ascoltatori in uno spazio laterale e alterato, reso meno ostico dalle incredibili orchestrazioni visuali di Quinn, in grado di risultare alla percezione quasi degli ologrammi, scampoli di un mondo che si spalanca realmente di fronte agli occhi e al centro della mente. L’effetto di spazializzazione dovuto all’auditorium e all’Acusmonium rende perfettamente la natura dell’opera orchestrata da Parmegiani, che risulta quasi arricchita dalla conduzione di Cospito e dalla particolarità sonora dell’insieme. Trattasi di momenti magici benché non originali in senso assoluto, né radicali nell’interpretazione di queste musiche e della tradizione acusmatica. Sicuramente resta però un capolavoro d’espressione e immersione nel liquido amniotico e materico dei suoni.

Che questo sia solo il primo di quattro appuntamenti è qualcosa di più che una chiamata alle armi.

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