di Davide Agazzi

Crossover. È questa la parola che descrive lo spettacolo andato in scena al Teatro Comunale di Firenze, prima data di questo suo mini tour italiano. E non solo nella sua accezione musicale, quanto nel suo significato più vero, che sta nel mescolare elementi apparentemente distanti fra loro. Una parola abusata che, nel corso degli anni ’90, ha finito per descrivere sonorità molto diverse, dai primi approcci funk metal dei Rage Against The Machine per arrivare all’alternative metal (poi nu-metal) di fine millennio. Alternative metal che vedeva nei System Of A Down i suoi paladini più puri: arrabbiati, politicizzati, socialmente consapevoli ma anche magnetici, tellurici, fortemente radiofonici.

Messa da parte (fino a quando?) l’esperienza SOAD, Serj Tankian non ha perso tempo, incidendo una serie di lavori da solista, un disco strumentale di musica sinfonica (Orca) ed uno jazz (Jazz-iz-Christ), gli ultimi due nel giro di un mese di distanza l’uno dall’altro. Al centro di questo nuovo spettacolo, che lo vede protagonista assieme all’Orchestra Filarmonica Italiana (un ensemble di 50 elementi) troviamo appunto Orca ed i primi due lavori solisti, Elect The Dead e Imperfect Harmonies.

I quattro movimenti di cui si compone Orca dettano il tempo dello show, alternando le parti solamente orchestrali ai brani cantati da Tankian, vero e proprio gigione schizofrenico, padrone assoluto del palco. A metà concerto, Serj, rivolgendosi al pubblico esclama “i’m glad that my fans crossed over into this music” (sono felice che i miei fan mi abbiano seguito in questo tipo di musica). Ecco che torniamo al crossover, col cantante di origini armene che suggerisce altre possibili accezioni del termine: non solo l’abbattimento di stili, ma anche di tabù. Come potrebbe esserlo il metal a teatro. E guardandosi attorno c’è da dargli ragione.

Il Comunale è pienissimo, occupato da un pubblico che – con buona probabilità – non ha troppa dimestichezza con questo tipo di ambiente. Ci sono i thirty-something con la maglia dei Metallica ed i loro figliocci con quella degli Slipknot. Il pubblico è quello di Serj, non certo quello del teatro, che si spella le mani dall’inizio alla fine, intonando persino – inaudito! – cori da stadio all’interno di quelle cinque pareti. Tankian è bravo come sempre,  e grazie alla sua mutevole e potente voce rende meno ardito il passaggio musicale dai SOAD (che già, stilisticamente, contenevano diverse suggestioni sinfoniche) all’Orchestra, un compito sicuramente non facile. Certo, queste non saranno le migliori sinfonie che la Filarmonica abbia mai suonato ma Serj, da solo, risulta essere un attendibile contraltare all’orchestra, dimostrando credibilità nel proprio percorso evolutivo. Bella serata, il pubblico si è divertito. Chissà cosa ne pensano le maschere.

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