di Davide Zanini

Il Crazy Cow Fest di Paderno Franciacorta (Bs) apre con il botto la sua nona edizione, affidandone l’avvio al Teatro Degli Orrori. La band di Pierpaolo Capovilla, una delle più importanti realtà del rock (senza ulteriori aggettivi e sotto-etichette) tricolore, fa tappa nel bresciano nel corso del suo tour estivo. Un tour sicuramente peculiare e diverso dai precedenti: in esso infatti, in concomitanza con la pubblicazione di una versione rimasterizzata del disco, viene riproposto nella sua interezza A Sangue Freddo (secondo full-length della formazione, del 2009), a oggi maggior successo e miglior album (non dovrebbero esserci dubbi…) del Teatro.

Se l’idea di un tour “celebrativo”, per una band che ha all’attivo soltanto tre lavori in studio, può suscitare qualche interrogativo, non sussistono dubbi invece sulla qualità del materiale in questione: A Sangue Freddo può, a buon diritto, essere già considerato un “classico”, figurando tra i dischi in assoluto più significativi e riusciti degli ultimi anni di rock italiano, grazie alla sua sapiente fusione di abrasività noise, di melodia e riflessività (cant)autorale e di lirismo, impegno e teatralità per quanto riguarda i testi.

Prima del main act va in scena il concerto dei Füsch! di Mariateresa Regazzoni (la “mamma dei Verdena”): autori di un set per lo più strumentale (e non è un male, dato che la componente vocale non pare certo essere il loro punto di forza) e di matrice vagamente post-rock, i bergamaschi non impressionano, offrendo una prova poco ispirata, priva di mordente e piuttosto derivativa.

Archiviato l’opening act, salgono sul palco Capovilla e soci (per la precisione: Giulio Ragno Favero, Gionata Mirai e Francesco Valente, più i componenti live Kole Laca e Marcello Batelli). Le “regole” di questo tour sono chiare e fisse: lo show si apre quindi con “Io Ti Aspetto”, traccia di apertura di A Sangue Freddo, seguita dalle altre undici canzoni dell’album. La sua riproposizione è fedele senza risultare eccessivamente didascalica: si spinge sull’acceleratore e si aumenta l’aggressività quando necessario (Il terzo mondo, “Alt!”), in altri casi si fa più marcato l’aspetto teatrale (Padre Nostro, Majakovskij), comunque sempre puntando sul forte impatto (Due, La vita è breve) e sul coinvolgimento emotivo (A Sangue Freddo, È Colpa Mia). Per quanto riguarda la capacità del Teatro degli Orrori di rileggere, rinnovandolo, il proprio repertorio, una menzione particolare va a Direzioni Diverse (singolo tra i più fortunati del gruppo, non sempre però proposto dal vivo), rivisitata in una chiave – tutt’altro che mal riuscita – ad alto tasso di bpm, con cassa e bassi pulsanti. Grazie anche a un settaggio di suoni e volumi all’altezza, tutta la band gira a meraviglia: se soffermarsi sul carisma e l’intensità della performance di Capovilla (voce… e sigarette) è ormai superfluo, va invece senz’altro citata la grande prova di Francesco Valente (batteria), insieme essenziale e fantasioso, potente e preciso.

Con il tour de force di Die Zeit (non certo il pezzo più “leggero” del lotto) si conclude l’esecuzione dell’intero A sangue freddo, ma non il concerto. Dopo una breve pausa trovano infatti ancora spazio Refusenik, Per nessuno e Nostalgia (tre delle quattro outtakes presenti nella riedizione del disco) e, come ulteriore bis, le uniche due concessioni agli altri album: la prima è Non vedo l’ora, tratta dall’ultimo Il Mondo nuovo (ambizioso concept del 2012, non privo di qualche lungaggine di troppo); la seconda, e ultima, è La Canzone di Tom (la “ballata” del Teatro, inclusa nell’invece generalmente crudo e violento debutto Dell’Impero delle tenebre, del 2007), immancabile classico di ogni esibizione di Capovilla & C.: un pezzo toccante, sempre di grande intensità, su cui si chiude un concerto – nella sua particolarità – indubbiamente di alto livello.