Dove vivo io non c’è il mare e non c’è nemmeno una campagna che possa definirsi tale. Dove vivo io c’è un fiume molto inquinato, un canale ancora più sporco e tantissimi piccoli parchi che sbucano fuori quando meno te l’aspetti. Dove vivo io d’estate l’unica cosa da fare, per chi non riuscisse a scappare, è andare in alto, verso il cielo. Salire è l’unica scappatoia per un’estate altrimenti fatta di turisti che invadono la città e un odore dolciastro di spazzatura che pervade l’aria.

A parte questi piccoli dettagli contingenti, Londra d’estate sorprende perché tutti i colori che durante l’inverno sono rimasti coperti dal grigio della nebbia letteralmente scoppiano come palloncini: noti un palazzo che è sempre stato rosso, ma che non avevi mai visto, un grattacielo verde che sembra sbucare dal nulla, un’insegna luminosa gialla su sfondo azzurro che ti era sempre sembrata beige, le macchine si colorano e le macchie verdi dei parchi sembrano veramente reali e non di plastica.

Per combattere l’orda di turisti armati di occhiali da sole legati da una cordicella di plastica fluo, braghette corte color cachi, canottiere di H&M gialline, e un’insopportabile accento romanesco, il londinese cerca di sfuggire in alto, verso il cielo, una libertà fatta di aria fresca e sole caldo.

Ecco dunque che da Peckam a Dalston, sono i rooftop a farla da padroni, tetti di palazzi, parcheggi, grattacieli, case addirittura, riconvertiti in bar e caffè e all’uso anche dancefloor. Prendete il Bussy Building nel sud della città, sulla cui cima è stato montato un cinema all’aperto, o il Frank Bar Caffèè da cui si gode di un’ottima visuale della città.

Musicalmente parlando, non ci si ferma un momento e com’è facile immaginare, sono i festival il modo in cui la musica si esprime maggiormente in città: LoveBox, Field Day, Notting Hill Carnival, Latitude Festival sono solo alcuni dei principali festival cittadini (senza dimenticare tutti quelli indipendenti, più piccoli ma di grande qualità). La programmazione musicale continua imperterrita e dal martedì al sabato c’è sempre qualcosa da fare, tra concerti, dj-set, party, gallerie d’arte, première di film.

Ma un fattore contraddistingue più di ogni altro l’estate londinese, un massiccio transito nei pub cittadini. Dalle cinque del pomeriggio a notte inoltrata, orde di giovani e meno giovani intasano i pub con giardino e con tavoli all’aperto per pinte su pinte di sidro, di birra, grandi bicchieri colmi di vino bianco o freschi cocktail dissetanti. Uno sport nazionale si direbbe.

Così, quando non si gode di un contesto naturale degno di nota, quando non c’è il mare, la montagna, la campagna, il londinese di inventa un modo per passare un’estate che comunque non è mai torrida e mai eccessivamente calda, un modo fatto per lo più di pinte sì, ma anche di musica.