Malcolm Young: la morte del ritmo dell’hard rock

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di Mario Ruggeri

Schivo, solitario, uomo in ombra. Perennemente con la sua sigaretta in bocca e una lattina di birra in mano, dentro e fuori dal palco. Una vita spesa per l’hard rock, e poi una vecchiaia tormentata da dolorose malattie. Malcolm Young ha lottato. Lo ha fatto prima con la musica, poi per la propria vita. È incredibile cosa sia successo negli ultimi cinque anni all’uomo che ha inventato il ritmo dell’Hard Rock: quasi un destino accanito. Prima l’operazione per un tumore ai polmoni, la guarigione e l’immediato attacco di cuore. E la guarigione post operatoria. Ma una grave forma di Alzheimer fulminante e di demenza senile, a soli 64 anni, lo ha fatto cedere per l’ultima volta. Ma non è questo il punto. Oggi se ne va l’uomo che, nel suo perenne silenzio, in secondo piano anche sul palco rispetto al fratello Angus, ha cambiato le sorti della musica Hard Rock. Lo disse un giorno Lemmy, che oggi sarà sicuramente con lui: “… Malcolm e io siamo gli unici ad aver introdotto nel metal la musica americana degli anni ’50. E infatti spesso ci hanno scambiati, erroneamente, per punk…” La sintesi perfetta della storia di un uomo. Minuto, tanto che sembrava crollare sotto il peso della sua inseparabile Gretsch, Malcolm Young ha assorbito la lezione della sua leggenda personale, Chuck Berry, e l’ha trascinata con la forza nel rock ipersonico. Insieme al fratello Angus, Malcolm intuì le potenzialità del fifties rockarolla se inserito nel contesto di una scena Hard Rock nascente, ma ancora troppo legata al suono barocco. Malcolm ha inventato il suono pulito della chitarra, anni luce lontana dal suono chiuso, compresso e gutturale della chitarra di Tony Iommi dei Black Sabbath. Lo yin e lo yang del metal, potremmo azzardare. Malcolm ha scritto autentici capolavori, usando le armoniche aperte della chitarra. Accordi pieni, arpeggi e soprattutto un’insana e intramontabile voglia di boogie woogie. Angus Young era l’immagine e la parte solista. Malcolm l’architettura e il ritmo. E infatti, una delle più grandi band del rock degli ultimi quarant’anni, è famosa proprio per il ritmo. Lo sanno bene tutti: da qualsiasi band abbia percorso il Sunset Boulevard negli anni ’80, alle rinascenti band di High Sonic Rock come i Nashville Pussy e i Gluecifer. Tutti loro sono figli di Malcolm. Figli tristi, oggi, per la perdita del loro padre creativo. Un uomo che ha vissuto vicino ai suoi Marshall sino alla fine, perché per lui importava solo una cosa: tre accordi, un beat di batteria e tanto, tantissimo volume. Ma se ogni leggenda è tale perché lascia al mondo una traccia indelebile, ebbene Malcolm Young da oggi verrà ricordato come una delle ultime, poche, autentiche e timide leggende del rock and roll del secolo scorso.

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