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Il nostro Maurizio Blatto sta per riaprire Backdoor e queste sono le ultime puntate della rubrica che ci ha tenuto compagnia durante il lockdown. Ecco la sua settimana.

1. Lunedì, 23 novembre 2020

Sono amico di Mario Calabresi e ho avuto la fortuna di collaborare con lui come “ospite musicale” durante le dirette facebook (Casabresi) nello scorso lockdown.

Già all’epoca stava lavorando al nuovo libro, “Quello che non ti dicono” (Mondadori), che ormai è disponibile da un mese.

Passare del tempo con Mario Calabresi è il modo migliore per comprendere il mestiere di giornalista. O meglio, per apprezzarne l’istinto innato. Per capire come ogni dettaglio, qualsiasi appiglio per una storia vada colto, esplorato, approfondito. Ovunque e con chiunque.

“Quello che non ti dicono” è un bellissimo libro anche per questo. Una storia vera, ma sepolta o fortemente dimenticata. Quella di Carlo Saronio, figlio della altissima borghesia milanese rapito e ucciso (per errore?) da militanti di estrema sinistra verso i quali lui stesso si era avvicinato, nella ricerca disperata e miope di un mondo migliore. O forse di un se stesso differente.

Siamo a metà degli anni 70 e quel mondo, per molti versi ormai lontano ere geologiche da noi, viene raccontato magistralmente (uno stile “slowhand”, quello di Calabresi), con la struttura di una grande inchiesta condotta dall’autore (e chiesta espressamente dalla figlia di Carlo Saronio, Marta, oggi quarantaquattrenne), ma anche con il respiro umano di chi, si immagina, abbia dovuto fare nuovamente i conti con le ferite personali prodotte da quel decennio.

Ma, ripeto, “Quello che non ti dicono” è soprattutto una grande storia, narrata con un ritmo incessante. A chi spero lo leggerà, il compito di eventuali giudizi su cattivi maestri, velleità e ombre.

Sullo sfondo, un’Italia dilaniata e un decennio in continua e aspra trasformazione. Anche musicale.

E, anche di questo, discuteremo stasera insieme, dalla 19,00, qui

e sui canali Twitter e YouTube di Mario Calabresi

il Rock “classico” dei Led Zeppelin e dei Pink Floyd, l’avvento della disco music, il punk alle porte, “Anima Latina” di Battisti, ma anche “Profondo Rosso” e “Yuppi Du” di Celentano.

Sono andato a guardarmi le classifiche del 1975, anno cruciale per la narrazione, e ho scoperto che spiccavano due canzoni “telefoniche”.

“Piange il telefono” di Domenico Modugno, strappalacrime invereconda dove un uomo separato chiama la figlia, ignara di chi ci sia dall’altra parte, solo per poterle parlare (la bimba disgraziata era Francesca Guadagno, in seguito doppiatrice di Heidi e Mariangela Fantozzi).

Ma soprattutto “Buonasera Dottore” di Claudia Mori, telefonata tra un’amante e il suo oggetto dei desideri, costretto a dissimularsi, perché in presenza della moglie. Testo di Paolo Limiti, musica di Shel Shapiro e orchestrazione di Detto Mariano (sì, quello di “Amore Tossico”).

Eccola, vogliate gradire.

2.
Martedì, 24 novembre 2020

Diciamocelo, molti live in streaming sono maledettamente noiosi.

Un surrogato dell’esperienza live, com’è inevitabile, ma anche sciatti, statici, poco curati.

Questo, invece, è una meraviglia.

Per la cornice e, ancor di più per la musica

Paolo Spaccamonti PLAYS Museo Nazionale del Risorgimento (un film sonoro diretto da Fabio Bobbio)

Paolo è un amico, ma soprattutto un musicista sopraffino. Ho avuto l’onore di averlo con me durante i reading del mio primo libro. Ha nobilitato con la sua chitarra le mie battute da cialtrone, andavamo in giro e ridevamo, compravamo cazzate agli autogrill, parlavamo di dischi fino all’alba mentre guidavo nella direzione sbagliata. Miracolosamente, non ci siamo mai persi del tutto, noi che siamo due disadattati senza il minimo senso dell’orientamento. Siamo stati sul palco del MI AMI, mi ha fatto sentire una rockstar ed è stato un privilegio farlo collaborare con Emidio Clementi. Amo i suoi dischi. Il risvolto negativo di tutto questo è che non potrò mai più recensirlo, non mi sarà ancora concesso di spiegare a nessuno quanto sia bravo. Siamo troppo “vicini”.

Ma qui è diverso. E allora non perdetevi questa esibizione in un luogo che è Storia, ma anche storia privata di Paolo e, di riflesso, di Backdoor, un luogo dove tutti lo hanno sempre apprezzato.

Note meravigliose in luoghi splendidi. Torino al suo meglio.

Ci meritiamo un po’ di bellezza.

Mercoledì, 25 novembre 2020

Dormiamo tutti meno.

Stiamo di più in casa, sport quasi azzerato, preoccupazioni assortite, metabolismo fuori controllo.

Qualsiasi sia il motivo, non capita soltanto a me di trovarmi all’improvviso con gli occhi spalancati nel letto.

Come stanotte -pum! – guardo la sveglia e sono le 04:02. Un numero che mi atterrisce.

Ma decido di alzarmi e andare a leggere qualcosa. Prendo l’ultimo numero di Rumore, quello con PJ Harvey in copertina (ottimo il servizio su di lei, a proposito) e mi tuffo in un articolo intitolato “Tra macerie post sovietiche”.

Incredibilmente, so molto poco sull’argomento.

Inizio a leggere, e mi appassiono all’istante.

Memorie oltre Cortina, pop brutalista, recupero new wave, ritmica marziale, mondo synth, shoegaze bielorusso.

Soprattutto shoegaze bielorusso.

Ascolto qualcosa, mi segno a pennarello sul notes (sì, faccio questo genere di cose) un paio di nomi di canzoni.

Poi all’improvviso mi accorgo che sono le 05: 38.

C’è già un po’di luce. Immagino l’alba sia vicina e io sono qui, tutto eccitato per lo shoegaze bielorusso, mentre il resto della mia città dorme sereno e al caldo.

È esattamente in momenti come questo che ho la precisa conferma di essere un disadattato totale.

3. Giovedì, 26 novembre 2020

Come tutti, ho una gran voglia di tornare a una pur minima forma di socialità.

Di uscire e godere.

Ma sono anche preoccupato di farmi trovare all’appuntamento scoperto, senza difese.

E non parlo di quelle immunitarie, ma di quelle selettive, del buon senso che ti fa dire “grazie, ma no” a certe offerte inquietanti.

Non vorrei mai che l’astinenza da frequentazione mi inducesse a scelte avventate, a dir di sì senza riflettere.

Magari ti arriva una mail tipo “Ciao. Siamo Teresa e Guido, i figli di Vincenzo, il tuo bidello delle medie. Pensavamo di fare una spaghettata in un centro commerciale sulla statale che porta a Castellana In Cerchia con tutti gli alunni che lo hanno conosciuto. Ci sarà anche una competizione di karaoke reggaeton. Posteremo in diretta su Facebook l’intera serata. Puoi confermarci la tua presenza?”.

E tu, dopo settimane di ciabatte e Flavio Insinna, debole ed esposto a tutto, magari rispondi di getto “Ma certo! Con piacere. Posso portare anche mio cugino Giampiero? E’ previsto un dress code? Ci vediamo prima per un aperitivo nel parcheggio dell’Autogrill?”.

Insomma fottuto dall’entusiasmo, beffato dall’astinenza, sputtanato in eterno soltanto per poter indossare delle calzature degne di questo nome e varcare a grandi falcate i bastioni del pianerottolo.

Questo è il rischio. Pensateci bene.

Insomma

Take me out tonight
Because I want to see people
And I want to see life

(ma se c’è anche Noel Gallagher avvertite prima, che voglio farmi trovare pronto)

4. Venerdì, 27 novembre 2020

Una certa malinconia sconfinante nella pigrizia. La sensazione di non combinare nulla.

Sarà colpa della tristezza latente o dell’incertezza soverchiante?

La vera domanda, quindi, è: esiste un “blues da lockdown?”

Per quesiti esistenziali di un certo peso serve un esperto indiscutibile.

Così ci siamo rivolti a Thomas Guiducci, nostro bluesman di riferimento.

C’è una linea che unisce Howe Gelb e Johnny Cash alla Romagna?

Sì, ed è esattamente lì che Thomas sfreccia con la sua Moto Guzzi.

Allora, esiste il “blues da lockdown”? E magari puoi spiegarcelo con una tua canzone?

“Il blues da lockdown”
di Thomas Guiducci

Esiste il blues da lockdown?

Ovviamente si. Ma non è quello che ci si aspetterebbe.

Non è in 12 battute e non è nemmeno così triste.

È sospeso, direi.

È un limbo.

No, non quello in cui ci si ribalta all’indietro lacerandosi gli addominali  e cercando di passare danzando su ritmi improbabili  – ubriachi perlopiù – sotto un’asticella mai abbastanza alta (non intendevo fare battute ma lascio la libertà di pensar male).

Più un limbo dantesco.

Non hai peccato, ma sei escluso dalla salvezza. Che peccato.

Perché in fondo non stai così male, ma tutto ti sembra un po’ inutile. Ti ricordi tante cose frenetiche che facevi prima e sei felice di non farle più. Poi però anche tante cose sciocche e “normali” che ti mancano come l’aria.

Passeggiando in Barriera di Milano, il quartiere di Torino dove vivo attualmente, mentre evito cacche di cane (spero) grandi come noci di cocco, penso che l’unico momento di vera libertà è questa gimkana che mi porta alla pizzeria.

L’asporto come unica via per la libertà.

Suona un po’ lugubre.

Quantomeno distopico. Per fortuna una rissa sedata dal pizzaiolo che esce con un ciocco di legno in mano mi riporta alla realtà.

Un po’ come la scena del vecchio nella nebbia di Amarcord, esci, non vedi più nulla, perdi ogni riferimento, finché arriva il cocchiere che ti dice che sei davanti a casa. Non è un bel lavoro.

Nel primo lockdown eravamo tutti uniti, contenti di salvare il mondo, suonavamo in vestaglia, urlavamo dai balconi (qui c’erano pure i fuochi d’artificio). Musica a tutto volume. Si passava dalla Tosca a Gigi D’Agostino passando per Albano e Romina (qualcuno azzardava una versione dance dell’inno d’Italia che si scontrava con musica araba random).

Ora la musica non c’è. Silenzio, gente che va al lavoro comunque. Allegria poca. Tutti in questo limbo alla ricerca della salvezza.

Forse è blues.

Se devo (devo?) pensare ad una mia canzone che fotografi il momento penso a Jericho Rose.

La Rosa di Gerico è una pianta che può vivere tantissimo tempo senza acqua, si finge morta, ma quando riceve finalmente acqua nuovamente torna a vivere come se nulla fosse.

Fingersi morti per ritrovarsi vivi. Che controsenso.

Speriamo funzioni.

5. Sabato, 28 novembre 2020

Mi piace Bergamo.

È una bella città (sia Sopra che Sotto) e apprezzo i bergamaschi: schietti, mai una lagna, operosi, con una grande identità.

Ho alcuni amici lì, soprattutto uno, Franz Barcella.

La persona più rock’n’roll che conosca e, credetemi, è un gran complimento.

Ha un’etichetta che amo (la Wild Honey), è un tour manager, suona con la sua band, viene a trovarmi in negozio, fa la radio, mi ospita a Bergamo, fa un gran lavoro all’Edoné. Insomma, mille cose.

Otis Tours – Booking, Management  —http://www.otistours.com/
Spazio Giovani Edonè – Communication, Events —https://www.edonebergamo.com/
Miss Chain & the Broken Heels – Touring, touring — https://misschainandthebrokenheels.bandcamp.com/
Wild Honey Records – Food for Your Soul — https://wildhoneyrecords.bandcamp.com/
Radio BAM! – Volunteer, Radio Onda d’Urto —http://www.bam-magazine.it/?cat=8
Bergamo Sottosuolo – Think Globally, Act Locally –https://www.facebook.com/bergamosottosuolo-
Phonopress – Customer Service —http://www.phonopress.it/

E, soprattutto, sorride sempre. Si diverte.

Quando si dice, avere l’attitudine giusta.

Come tutti, ho molto sofferto per quanto è capitato a Bergamo durante la “prima ondata” ed è stato un piacere enorme poterci tornare in estate a presentare il mio libro. Ho pranzato con un po’ di amici (Marianna e Mattia, grazie!) e ho capito quanto davvero la città fosse ferita. Ma anche come fosse stata in grado di organizzarsi in fretta e tornare alla vita. A divertirsi e a “fare” le cose che amava.

Quindi qualche giorno fa (quando ancora eravamo entrambi in zona rossa, prima della morte di Maradona, incredibilmente evocato durante l’intervista, e prima dei due gol rifilati al Liverpool dalla Dea) ho deciso di scrivere a Franz, per sapere di Bergamo, dell’Edonè (il magnifico posto dove organizzano concerti, si mangia, beve e si guarda l’Atalanta, tra le altre cose) e della Wild Honey.

Ecco qui.

Ciao Franz, come stai? E come sta Bergamo? 

“Entrambi siamo feriti nel corpo, ma non nello spirito!

Bergamo è la città che più di tutte ha sofferto, ma che in tutta risposta ha anche mostrato il suo lato migliore.

Guardando indietro, sono molto orgoglioso di come la comunità ha reagito a una crisi così inaspettata e crudele. In tanti, oserei dire tutti, si sono dati da fare come potevano.

Donando o raccogliendo soldi, distribuendo cibo, o mettendosi a difesa o a supporto delle persone che ne avevano più bisogno.

E’ stato un periodo veramente toccante, che ancora continua. Si percepisce nel silenzio delle strade, sui volti delle persone, che tuttavia sono sempre andate avanti.

Tutti qui indossano la mascherina.

Non c’è bisogno di imporlo, sappiamo che è soprattutto un atto di rispetto ed amore verso gli altri.

Per quanto riguarda me: sto bene, e sono felice.

Mi sento molto fortunato ad aver avuto attorno a me così tanti buoni esempi e fonti d’ispirazione, perché hanno spinto anche me a cercare di fare la mia parte”

Mi racconti la situazione attuale dell’Edoné?

“In questo preciso momento Edoné è costretto alla chiusura, ma fortunatamente possiamo tenerci attivi su due fronti: quello del food & beverage tramite il nostro servizio delivery Pony Burger, e quello della proposta culturale tramite il nuovo progetto Fuoriprogramma

Abbiamo vissuto la pandemia come una sfida, un gradino per fare un salto in avanti e migliorare sotto molti aspetti.

Uno di questi: il rapporto e la collaborazione con gli altri locali cittadini.

Abbiamo stretto un grosso legame con Ink Club, che ci ha portati prima a creare un broadcast di supporto alle realtà bergamasche dal nome “Bergamo Diffonde”, e ora a questo nuovo servizio in abbonamento dove offriamo concerti esclusivi, podcast, visite guidate e altri contenuti culturali prodotti da noi. I soldi raccolti aiutano non solo a tenere in piedi i due spazi, ma a supportare i vari tecnici (fonici, videomaker, etc..) coinvolti.

Ma diciamo sempre che Edoné deve essere come l’acqua, che è impossibile da fermare, che sorpassa gli ostacoli, che spezza ma non divide, e che si mantiene uguale nella sua essenza adattandosi.

Edoné ha sempre voluto diffondere cultura e seminare passione. Anche se i modi e i tempi cambiano, il nostro obiettivo deve rimanere questo.

È vero, non è la stessa cosa che organizzare concerti caldi e sudati come piace a noi.

Come va l’etichetta?

“Sorprendentemente, non è mai andata così bene!

E ha giovato molto di tutto quello che abbiamo fatto durante il periodo più difficile della pandemia.

In contrasto al parere di alcuni, che auspicavano un “passo indietro per la musica”, noi abbiamo fatto il contrario.

Prima con la compilation di inediti “The Shape of Benefit to Come”, poi con il singolo di Tim Timebomb dei Rancid, abbiamo raccolto più di 15.000 EU per la costruzione del nuovo ospedale da campo.

La risposta è stata stupefacente, sia in termini di ricavato, che di attenzione.

La musica, l’etichetta e questo circuito “underground”, mi hanno sempre dato tanto.

Anche nelle settimane più dure, ascoltare dischi mi ha aiutato a contrastare il suono delle sirene e, occuparmi dell’etichetta, ha riempito le mie giornate e mi ha reso felice, nonostante tutto.

Abbiamo uno strumento potente, e non potevamo che utilizzarlo nel modo che riteniamo più costruttivo e sensato.

E questo c’ha dato nuova spinta. E di rimando, anche una spinta alle vendite del catalogo.

Gran parte del “back catalog” è ormai sold out, e la necessità (e voglia) ora è quella di fare uscire qualcosa di nuovo.

Abbiamo 7 uscite in programma. Nomi nuovissimi e “vecchie glorie” di cui siamo innamorati.

Ci sarà il genio assoluto della psichedelia-folk Doug Tuttle, il Memphis-soul-sound di John Paul Keith, e la ristampa (per la prima volta i vinile) del primo disco solista di Deniz Tek dei Radio Birdman.

Più tanto altro.

Abbiam deciso di puntare molto sulla promozione quest’anno, e proprio ora stiamo spedendo in tutto il mondo pacchetti di una nuovo CD compilation gratuito, chiamato “A Very Wild Honey Honey”.

Contiene 15 pezzi di 15 prossime (o recentissime) uscite.

Le stiamo mandando in gran quantità non solo a stazioni radio e clienti, ma anche a negozi di dischi e distributori come “regalo” per il loro supporto, con la speranza che possano esser distribuiti ai loro clienti più affezionati.

Inoltre, abbiamo le CALZE dell’etichetta, ed un poster/catalogo con protagonista un giovane Maradona che ascolta dischi WH in un giardino spaziale.

Queste sono cose che si facevano “un tempo”, ma a cui resto molto affezionato, anche in epoca digitale.

Adoro la promo ed il marketing, soprattutto quando può dare libero sfogo alla fantasia!”

Ti manca andare “all’Atalanta”?

”È stata la Curva, coi suoi colori e la sua passione, a farmi innamorare del calcio.

Non viceversa.

Puoi quindi ben capire con quanta sofferenza stia vivendo questo momento magico della mia squadra del cuore.

Abito vicino allo stadio, e tutti i miei amici, e colleghi in Edonè, sono Atalantini.

L’altra sera passeggiavo vicino allora stadio, a poche ore dalla prima storica partita in Champions League nel nostro stadio.

Anche se è ormai da tanto che non ci possiamo entrare, m’è preso un magone infinito.

Il calcio in TV, e soprattutto a porte chiuse, non mi fa battere il cuore.

A volte mi viene persino da pensare: cosa conta segnare caterve di gol, se a nessuno di essi posso abbracciarmi con amici e sconosciuti rotolando giù dai gradoni urlando a squarciagola?!”

 Un consiglio d’ascolto, in chiusura

“Attualmente sono in fissa per il nuovo disco dei Cut Worms, che per me sono una scoperta recentissima.

Al mio amico Trevisanone ricordano un po’ Buddy Holly, solo in chiave più moderna, e non posso dargli torto.

Il disco si chiama “Nobody Lives Here Anymore”, è un doppio LP, e la prova tangibile che non importa se usi formule e stili già ampiamente esplorati. Quello che conta è ciò che trasmetti, e come scrivi.

Lo sto ascoltando in continuazione, non riesco a farne a meno.

Oltre a questo, mi son piaciuti molto i nuovi lavori di Space Raft, Sharon Jones e sì, il nuovo Springsteen!

Non abbiamo concerti, è vero. Ma quanto bello è ascoltare nuovi dischi?!

Mi manca però andare nei negozi, di dischi. E’ un’esperienza socio/culturale importante e formativa, che purtroppo non abbiamo più qui a Bergamo.

Invidio molto gli amici torinesi, perché hanno Backdoor.

Vi va di trasferirvi, magari?!”

Chissà, potremmo aprire una succursale.

L’ultima volta all’Edonè ho mangiato dei casoncei strepitosi, con un djset fenomenale di sottofondo. Ero talmente goduto che non ho riconosciuto i Black Sabbath.

Sono cose che ti segnano.

6. Domenica, 29 novembre 2020

Siamo ufficialmente arancioni.

Il che significa che lunedì 30 pomeriggio Backdoor riapre.

Molto bene.

Con mascherina, gel e dischi sanificati nel frattempo (quelli punk no, tranquilli), proviamo a superare la seconda ondata.

Le limitazioni orange prevedono spostamenti soltanto nel comune di Torino, ma sono convinto che con un’autocertificazione del tipo “Sto andando da Backdoor per l’urgente necessità di ritirare l’esordio dei Naked Roommate” nessuno dovrebbe farvi storie.

Scherzo, ovviamente (non sui Naked Roommate, gran disco)

Ecco qualche aggiornamento, intanto.

“Last Show”, l’appello a scriverci l’ultimo concerto visto, ha raccolto poche adesioni.

L’astinenza da live ha fiaccato la memoria.

Ma eccone alcuni

Lucio Corsi (26 Settembre 2020 Hiroshima Garden, Torino) SD
King Crimson (10 luglio 2019, Stupinigi TO).  Tris di batterie Fripp scala reale (cremisi) FM
Yves Tumor  (6 Marzo 2020, White Oak Hall, Houston USA). Lui che si getta sul pubblico a torso nudo, avvolto da sudori Primal Scream. L’addio alla fisicità prima di chiudersi in casa. MF
Bebo Ferra “Organ Trio” (13 agosto 2020, Pineta di Sant’Anna, Budoni SS) SF
Robyn Hitchcock (7 febbraio 2020, Circolo della Musica, Rivoli TO)Non ho avuto bisogno di pensarci, perché ci ho già pensato un sacco di volte, e negli ultimi mesi ho sempre concluso che se quello doveva essere l’ultimo era una gran chiusura. Lui aveva una camicia Paisley, i capelli bianchissimi e il ciuffo come me lo aspettavo. La voce bellissima, e suonava il piano come John Cale. Con migliaia di canzoni in repertorio ha iniziato con una cover. Non ha fatto nessuna delle mie canzoni preferite, ed è stato bellissimo lo stesso. Sono venuto via con un 45 giri. Lo adoro da sempre, non lo avevo mai visto, lo ho adorato ancora di più. Non c’era un affollamento memorabile, eravamo distanti e vicini.Spero non sarà l’ultimo ancora a lungo.SB
(nota a margine, c’ero anche io, e me l’ero scordato…)

sono arrivate ancora diverse segnalazioni per le Cagat du Cinéma.

Si conferma una grande spaccatura su “Joker” e forse un plebiscito di incomprensibilità per “Holy Motors” di Leos Carax, ma vale la pena menzionare questa:

BOHEMIAN RHAPSODY. “Premessa: i Queen li sopporto quanto la sabbia nelle mutande Sono spesso circondato da Freddiemercuriani, una sorta di terrapiattisti della musica, che da quando è uscito sto film sono ultra eccitati tipo le bimbe con il Di Caprio di Titanic. Per poter dibattere con questi personaggi, per il gusto di rompergli i coglioni, ho visto sto film su Sky. Una occasione persa. Alla fine qualche punto interessante da sviluppare la vita di Mercury lo offriva pure: le sue difficoltà di inserimento nella società inglese del tempo, la difficile accettazione della propria omosessualità e così via. Si è preferito fare invece un filmetto celebrativo sui Queen, con diversi errori storici, alcuni clamorosi. L’Oscar all’attore protagonista è stata poi la pietra tombale dell’Academy: recitare è una cosa, Tale e Quale show è altra roba. Non sono un fan di Elton John però, ad esempio, “Rocketman” l’ho trovato molto più gradevole con il suo essere a tratti un musical davvero poco indulgente, in alcuni momenti, verso il protagonista. Due film potenzialmente simili insomma, solo che uno dei due è stata una occasione persa. Le mie due ore invece non sono state perse affato; la visione di “Bohemian Rhapsody” mi ha dato nuova linfa per continuare le mie schermaglie con i Freddimercuriani. Priceless” (Charlie)

bè, come dargli torto…

In chiusura, a pochi giorni dal Thanksgiving e dal suo tacchino, qualche ringraziamento.

-a chi ha comprato e fatto ordini durante la nostra chiusura, supportando Backdoor

-a chi ci ha scritto partecipando alle “campagne Antivirus” e ha commentato spesso quotidianamente le mie righe

-a chi è stato ospite qui, scrivendo o rispondendo alle mie domande

-ai medici, gli infermieri e al personale sanitario. A questo giro, direi niente eroi, ma forse insulti e minacce non se li aspettavano nemmeno loro

-ai nostri dischi, che non ci tradiscono mai

GRAZIE

Questo non è un Antivirus Backdoor finisce qui (segnalatemi a Mattarella, per le medaglie).

Ci si vede, spero, da Backdoor.

In chiusura, la risposta a una domanda che molti di voi mi hanno fatto spesso:

“E il Signor Franco, come sta?”

ecco la sua risposta :

“Bene”

e con questo, è tutto
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