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Per l’equinozio d’autunno, i Fleet Foxes hanno voluto fare una sorpresa ai fan pubblicando il loro quarto album Shore, che sarà disponibile in formato fisico il 5 febbraio. Il disco è stato registrato prima e durante la quarantena ad Hudson (NY), Parigi, Los Angeles, Long Island City e New York City da settembre 2018 a settembre 2020, con l’aiuto dell’ingegnere del suono e di produzione Beatriz Artola, e inizialmente era ispirato agli eroi musicali del frontman Robin Pecknold, come Arthur Russell, Nina Simone, Sam Cooke, Emahoy Tsegué-Maryam Guebrou: “Vedo ‘Shore’ come un posto sicuro ai margini di qualcosa di incerto, fissando le onde di Whitman che recitano ‘death’”, spiega in una lunga dichiarazione:

“Tentato dall’avventura dell’ignoto, allo stesso tempo apprezzi il comfort del terreno stabile sotto di te. Questa è la mentalità che ho adottato, il carburante che ho trovato per fare questo album. Sin dall’inaspettato
successo del primo album dei Fleet Foxes più di dieci anni fa, ho trascorso più tempo di quanto sia felice di ammettere, in uno stato di costante
di ansia e preoccupazione. Preoccupato per cosa avrei dovuto fare e come sarebbe stato recepito, preoccupato per le mosse degli altri artisti e il mio posto tra loro, preoccupato per la mia voce e la mia salute mentale durante i lunghi tour”.

E continua con le sue parole:

Non ho mai permesso a me stesso di godere di questo processo tanto quanto avrei potuto, o tanto quanto avrei dovuto. Sono stato così fortunato nella mia vita, così fortunato di essere nato con il seme del talento che ho coltivato e fortunato di aver avuto così tante esperienze fantastiche. Forse con la fortuna a volte viene anche la colpa. So di aver accolto le avversità, ovunque potessi trovarle, reali o immaginarie, in modo da temprare subconsciamente tutta questa incredibile fortuna che ho avuto. A febbraio 2020 mi sono ritrovato ancora una volta consumato dalle preoccupazioni e dell’ansia per questo album e per come avrei dovuto finirlo.

“Ma fino a marzo, con una pandemia fuori controllo, vivendo in uno stato fallito, guardando e partecipando alle proteste e alle marce contro l’ingiustizia sistemica, la maggior parte della mia ansia sull’album è scomparsa. Sembrava così piccola rispetto a quello che stavamo vivendo tutti insieme. Al suo posto comparve la gratitudine, la gioia di avere tempo e risorse da dedicare alla musica e una diversa prospettiva su quanto fosse importante o no questa musica nel grande ordine delle cose”.

La musica è sia la cosa più trascurabile che la più essenziale. Non abbiamo bisogno della musica per vivere ma non posso immaginare di vivere senza. Alla luce di quello che sta succedendo è un grande regalo non avere più preoccupazioni o ansie sull’album. Forse inizieremo a parlare di tour tra un anno e le carriere musicali potrebbero non essere più quello che erano un tempo. Potrebbe essere, ma la musica rimane essenziale. Tutto ciò è stato un altro colpo di inaspettata fortuna di cui non sono degno. Sono stato in grado di prendere il timone e portare a termine l’album molto meglio di quanto avrei immaginato, con l’aiuto di tanti collaboratori incredibili, al sicuro e fortunato in questo nuovo stato d’animo

Oltre all’album, la band ha condiviso un road movie omonimo, girato in 16 mm da Kersti Jan Werdal, che dice: “Ho ascoltato l’album mentre guidavo e ho registrato nella mia mente paesaggi che mi sembrava risuonassero con la musica ma che stavano bene anche per conto loro. Il film è destinato a coesistere e interagire con l’album, piuttosto che essere in una relazione diretta e simbiotica. Le scene urbane e narrative interagiscono con i paesaggi più surreali, al posto di essere in completa opposizione. La mia speranza è che il film, come l’album, rifletta l’ottimismo e la forza”.


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