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Mentre la situazione Brexit sembra ancora lontana da una risoluzione indolore, anche Jarvis Cocker (che abbiamo visto recentemente in Italia al TOdays), da sempre attento alle questioni politiche – ricordiamo un suo pamphlet sulla Brexit – , ha detto la sua. Prima dal palco del festival End Of The Road, leggendo un testo anonimo che, dopo aver ricevuto varie richieste, ha postato integralmente su Instagram. Eccolo:

“La tragedia è che avevamo appena fatto una buona Gran Bretagna. Una Gran Bretagna in cui le vecchie differenze (il vecchio Celtico VS Anglosassone) erano dimenticate perché essere in Europa ci aveva fatto improvvisamente vedere che le differenze sono belle. Avevamo persone belle dall’Europa dell’est che arrivavano in Inghilterra, e begli inglesi che andavano a vivere in Francia. Stare in Europa è stata la prima cosa che ha fatto sentire il Regno Unito una nazione, perché ci ha insegnato (ai sempre in lotta inglesi, scozzesi, irlandesi, gallesi, protestanti e cattolici) ci ha insegnato a mettere da parte le nostre stupide differenze, e anche ad accogliere gli immigrati che arrivano da altre tradizioni, da quelle islamiche, hindu e non cristiane e farli sentire benvenuti, ed era profondamente bello. è stato brevemente bellissimo. è stato un periodo piccolo e adorabile”.

In un’intervista al Guardian, poi, ci è andato giù piuttosto duro sul primo ministro Boris Johnson: “Uno strano aspetto che hanno in comune le persone che sono al potere in questo momento è che sono questi bizzarri personaggi – gente ridicola in un certo senso – ma la gente sembra trovarlo divertente. Ed è davvero pericoloso. La politica si è trasformata in Game of Thrones e a loro piacciono tutte le malefatte e la gente che si accoltella alle spalle. Non penso che finirà bene”, ma ha avuto parole critiche anche per la sinistra: “Odio dirlo perché ho votato laburista tutta la vita, ma sia il partito conservatore che quello laburista oggi sono superati.

Entrambi sono nati in un’epoca in cui c’era una forte presenza di working class nelle fabbriche, che morivano a 35 anni. E avevano bisogno di qualcuno che lottasse per loro. Altra gente pensava che andasse bene così. Ma adesso ci sono altre necessità. Ci sono persone che vogliono violentare e saccheggiare la Terra e altri che dicono: ‘preserviamola, altrimenti non avremo più un posto in cui vivere’. È questa la battaglia oggi”.


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