Un martedì sera metallico a Trezzo sull’Adda

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di Francesco Bommartini

Un Live di Trezzo sull’Adda stracolmo per l’unica data italiana di Amorphis, Soilwork, Jinjer e Nailed to Obscurity: circa 1200 persone hanno affollato il club lomabrdo. Un risultato non scontato, nonostante l’appeal dei gruppi coinvolti. Ma il martedì sera non ha fermato i tanti metallari, che sono stati premiati da un rispetto “teutonico” degli orari previsti, con inizio alle 18.

Insapore l’apertura, affidata ai Nailed to Obscurity. Ci sarà un motivo se sono stati scelti dalla Nuclear Blast, ma non si chiarifica certo con il concerto tenuto al Live. Durante la performance il pit semivuoto arriva a quota 200 unità. La proposta dei cinque tedeschi, tutti lungocriniti, risulta spesso inadeguata al contesto. Non li salva la vicinanza a certi Opeth, di cui non hanno la classe, e nemmeno il disequilibrio dei suoni, con le chitarre relegate in seconda linea. Nemmeno la vocalità coinvolge, con puliti puerili, solo in parte risolti da un growl comunque non trascendentale. Quasi tutti i brani sono stati estratti dall’ultimo Black Frost.

Che bravi, invece, i Jinjer. La band ucraina dimostra presto che non è la nazionalità la sola particolarità, bensì la capacità di affrontare un genere – tanto amato quanto odiato – come il metalcore. Impressionanti nelle parti più intense, con blast beat che nulla hanno da invidiare a gruppi grind, fondano la loro cifra stilistica su una cantante di impatto. Eccellente, specie nelle fasi più tirate, con un tono sicuro e movenze esaltanti, si fa valere anche nei cantati più puliti. Durante la loro esibizione la sala si é riempita di un pubblico coinvolto e ben disposto, che si è acceso in particolare sulla
conclusiva Sit Stay Roll Over. Complimenti a loro. Nonostante il pubblico fosse presente soprattutto per Soilwork e Amorphis, i Jinjer sono riusciti ad attirare un’attenzione che sarebbe stata negata a decine di altri gruppi “core”.

Discorso a parte per i Soilwork. A differenza dei due gruppi precedenti, gli svedesi sono in giro da ormai 20 anni e sicuramente sono cambiati nel corso del tempo, includendo sempre più parti clean e diminuendo l’intensità ritmica, che però nell’ultimo lavoro hanno in parte recuperato. Ed è proprio da Vertligheten che estraggono cinque dei 16 brani della quasi ora e mezza di show. Speed Strid risulta sicuro nella sua vocalità sin dall’opener The Crestfallen. Sicurezza che non verrà mai meno, tanto nelle parti pulite quanto in quelle più potenti. Il singolo dell’ultimo lavoro Stalfagel posto a termine concerto prova questo ed una capacità compositiva rinnovata. Ma nel cuore restano in particolare le riproposizioni dei brani estratti da A Predator’s Portrait, quelle Bastard Chain e Like and Average Stalker nelle quali i Soilwork sono riusciti ad inserire melodia e furia con equilibrio. Niente male anche As We Speake e la penultima, Stabbing the Drama. I chitarristi hanno mostrato in più occasioni
capacità tecniche eccellenti, e con l’andare dello show gli strumenti si sono amalgamati anche a livello di mix, compresa la batteria, partita più bassa del resto.

Se già quanto visto in precedenza si poteva considerare soddisfacente il livello viene ulteriormente elevato dagli Amorphis. La formazione è quella: batteria, basso, tastiera, due chitarre e voce. La differenza è lo stile, molto lontano dal melodic groove metal dei Soilwork. Gli Amorphis, dopo un passato death/doom (da cui suonano solo Black Winter Day), si sono spostati da ormai 20 anni su una rivisitazione molto personale del primo genere, includendo influenze heavy molto accentuate. Da tutta questa descrizione esce un sound forte, intenso. E la vocalità impressionante di Tomi Joutsen, che nel 2004 ha sostituito Pasi Koskinen, è un piacere per le orecchie di chi ama la potenza. Le parti pulite non sono mai ridanciane, bensì tarate sugli
elementi presenti. Ciò è riscontrabile nell’ultimo Queen of Time, saccheggiato, con ben 6 brani proposti. I sei si stagliano sul bello sfondo con il logo attuale del gruppo e godono di suoni pieni, alla loro altezza. Il pubblico – entusiasta e coinvolto – ha potuto fruire anche di un comparto luci di tutto rispetto, che ha reso ulteriormente indimenticabile questo martedì sera metallico di metà febbraio.

Redazione Rumore
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