The Second Summer of Love è una serie di film d’artista che trent’anni dopo celebrano l’esplosione dell’acid house e della scena rave e il loro impatto sulla cultura contemporanea e il lifestyle giovanile. Dopo essere stata presentata a New York e Londra, la rassegna, commissionata e prodotta da Gucci e Frieze, arriva in Italia con un’anteprima dal 6 al 25 novembre al Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato, location non casuale, visto che si inserisce all’interno di una serie di eventi legati ai trent’anni di attività della fondazione.
Questo il programma delle proiezioni:

6 – 11 novembre: Into a Space of Love, Wu Tsang

In questo documentario magico-realistico, Wu Tsang esamina la storia e l’eredità della house music newyorkese, radicata nelle autentiche esperienze di vita di una comunità queer, prevalentemente di neri e latini, e nelle lotte dei suoi movimenti di liberazione. Il film unisce visioni del passato, del presente e del futuro prossimo della vita notturna di New York City, dal punto di vista dei protagonisti e dei DJ appartenenti a generazioni diverse, e chiama in causa la tensione ciclica, rappresentata dall’uroboro – il serpente che si morde la coda – fra cultura underground e appropriazione culturale. Il film giustappone la tenerezza legata al passare degli anni con la sovreccitazione della gioventù, e va alla ricerca del vero significato di una passione profonda, che dura per tutta la vita, nei confronti della vita notturna. Wu Tsang è una regista e artista visuale che ha ricevuto diversi premi. I suoi progetti sono stati presentati in musei e festival cinematografci internazionali (MoMA, Guggenheim, Whitney, LACMA, Tate Modern, Stedelijk, Berlinale, Hot Docs e SXSW).

13 – 18 novembre: Distant Planet: The Six Chapters of Simona, Josh Blaaberg

L’italo disco è spesso vista come la parente povera della musica pop USA e britannica, sulla base di una gerarchia culturale fondata su una serie di presupposti condivisi e relativi all’idea di nazione, lingua, identità e originalità. In Distant Planet, Josh Blaaberg mescola fantasia, materiale d’archivio e interviste per esplorare come gli impulsi emotivi siano al centro di tutti i presupposti culturali, e di come realtà e desiderio siano, per loro natura, intimamente legati. Il film immagina un universo dove la New York a metà degli anni ’80 si scatena per le più recenti novità dell’Italo disco, e dove fontane da cui sgorga Campari vengono erette per decreto presidenziale. Attraverso immagini d’archivio, interviste e irrealtà re-immaginate, Distant Planet prende tre star dell’italo disco e le segue in un viaggio durante il quale si riconnettono con le fantasie dimenticate della musica. Così facendo, le star vengono elevate al loro giusto rango nella storia del pop. Acquisita l’immortalità come semidei sulle pendici dell’Etna, ogni senso di perdita si dilegua e le gerarchie culturali vengono superate. Josh Blaaberg è un regista e artista visuale le cui attività spaziano la cinematografa e il mondo dell’arte. Il suo lavoro esplora l’identità nazionale, la memoria e la perdita. Sue opere sono state presentate al Sundance Film Festival e al festival cinematografico e musicale South by Southwest (SXSW).

20 – 25 novembre: Everybody in The Place: An Incomplete History of Britain 1984-1992, Jeremy Deller

Il fenomeno acid house viene spesso descritto come un prodotto sui generis, ispirato da un manipolo di DJ che lavorava a Londra e aveva scoperto l’ecstasy durante una vacanza a Ibiza nel 1987. In realtà l’esplosione dell’acid house e dei rave nel Regno Unito fu il prodotto di un più vasto e profondo insieme di punti di rottura, già presenti nella cultura britannica, che si estendevano dal cuore delle città alla campagna più remota, attraversando linee di demarcazione fra classe, identità sociale e geografa finora ritenute impenetrabili. Con Everybody In the Place l’artista Jeremy Deller, vincitore del Turner Prize, ribalta i comuni concetti di rave e acid house ponendoli al centro dei cambiamenti sociali di portata sismica che sconvolgono la Gran Bretagna negli anni ‘80. Materiali d’archivio rari o inediti raccontano il passaggio dai movimenti di protesta ai rave party nei capannoni abbandonati, l’agitazione degli operai che tracima nello sfogo caotico in pista da ballo.
Jeremy Deller, vincitore del Turner Prize nel 2004, si occupa di storia sociale, spesso facendo luce sui punti critici dove cultura pop e politica si scontrano.