di Francesco Sassi

Sono state due le date del tour di Us + Them di Roger Waters in Russia sul finire di Agosto. La prima alla SKK arena di San Pietroburgo e la seconda nella Olimpiski Arena di Mosca, rispettivamente il 29 e 31 Agosto. Entrambe le arene furono costruite nel 1980 per ospitare alcune delle gare di Mosca 1980, piena guerra fredda e piena epoca watersiana dei Pink Floyd. The Wall era uscito sul finire dell’anno precedente e il giorno seguente la chiusura degli stessi Giochi, il gruppo iniziava una serie di 6 date consecutive (dal 4 al 9 di Agosto) alla Earls Court Arena di Londra, le uniche in Europa per quell’anno. 120.000 spettatori suddivisi in 6 clamorosi sold out per pochi, fortunati, seguaci. Portare lo spettacolo di The Wall nel cuore dell’Unione Sovietica non era allora neppure lontanamente immaginabile, almeno in uno stato psico-fisico di lucidità.

Nel 2018 Waters è invece giunto in Russia accolto con molto interesse dai media e testate giornalistiche rilasciando due interviste: la prima al giornale Izvestia (per chi mastica il russo la trovate a questo link) e una successiva al canale Russia Today, che potete vedere più sotto, spesso al centro di polemiche, soprattutto negli Stati Uniti, per le posizioni diametralmente opposte a quelle del Dipartimento di Stato americano.

Lunedì 27 Agosto, il giorno dopo la prima intervista a Izvestia intitolata “Volete iniziare una guerra con i russi? Cosa siete, pazzi?”, il profilo di Waters appare sul sito di Mirotvorets (traduzione russa di peacekeeper), il quale si definisce come un Centro per la ricerca di segnali di crimini contro la sicurezza nazionale dell’Ucraina, della pace, dell’umanità e della legge internazionale. Il sito si preoccupa di informare le forze dell’ordine e i servizi segreti riguardo terroristi pro-Russia, separatisti, mercenari, criminali di guerra e assassini. Il sito è stato lanciato da George Tuka, vice Ministro dei territori temporaneamente occupati dell’Ucraina orientale nel 2014 mentre il Centro e la sua organizzazione fanno capo a Roman Zaitsev, ex membro dei servizi di intelligence ucraini.

Nell’intervista Waters parla apertamente del ruolo degli Stati Uniti dietro la rivolta di Maidan e punta il dito contro Victoria Nuland che dal 2013 al 2017 è stata responsabile per gli affari europei ed euroasiatici del Dipartimento di Stato. In una telefonata che risale alle prime settimane del 2014, registrata e pubblicata su YouTube negli stessi giorni di Maidan con annessa trascrizione in russo, viene riportata la conversazione fra Nuland e l’ambasciatore di allora degli Stati Uniti in Ucraina, Geoffrey Pyatt. Nella registrazione i due si confrontano sui personaggi principali della rivolta di piazza contro il governo Yanukovych e mostrano l’interesse a sostenerne l’iniziativa. In chiusura, con grande classe, Victoria Nuland chiarisce il suo punto di vista sull’esitazione dell’Unione Europea nel prendere posizione riguardo i disordini nel paese. “And you know, fuck the EU!”. Qui potete leggere le dichiarazioni di Angela Merkel, piuttosto irritata dall’accaduto.

L’accusa rivolta al bassista sarebbe quella di aver fatto propaganda, aver attentato all’integrità dell’Ucraina e tentato di legittimare l’annessione della Crimea alla Russia.

Un’altra personalità ascritta nel “Purgatorio”, così viene chiamata la sezione del sito contente la lista degli accusati, è il boxer americano Roy Jones, il quale ha anche una vita parallela da rapper come solista e nei Body Head Bangerz. Ray Jones sarebbe finito nel mirino di Mirotvorets dopo aver visitato la Crimea, chiedendo e ottenendo da Putin in persona la cittadinanza russa per portare avanti le sue attività nel paese.

“Non mi intendo molto di geopolitica” afferma Waters nella prima intervista “Io so che Sebastopoli (città portuale e sede della Flotta russa nel Mar Nero) è molto importante per la Russia e i russi. Ci sono molti contratti e ragioni di sicurezza per i quali la Russia ha pieni diritti su questa città. Il cambio al potere a Kiev, orchestrato da Washington, non ha fatto altro che provocare ulteriori azioni di Mosca”.

Se Waters e Jones rimangono le sole personalità occidentali ad essere state prese di mira, il sito ucraino fornisce un lungo elenco dove una larghissima maggioranza dei profili creati e scandagliati, con tanto di pubblicazione di informazioni personali, sono giornalisti russi e ucraini che hanno riportato gli avvenimenti del conflitto nelle zone di Donetsk e Luhansk. Anche i reporter di Reuters, BBC, New York Times e altre testate hanno trovato le proprie informazioni pubblicate su Mirotvorets. Il conflitto nell’est ucraino è tornato alla ribalta recentemente per l’uccisione del primo ministro della Repubblica Popolare di Donetsk Alexander Zakharchenko, ultima vittima di un conflitto che sinora ha imposto un altissimo costo di 10.000 morti, decine di migliaia di feriti e oltre 2 milioni fra sfollati e persone fuggite all’estero.

Da sempre Roger Waters non esita a prendere posizione su questioni politiche. Lo scorso ottobre avevamo riportato la diatriba fra lui e Nick Cave riguardo l’imminente tour in Israele dell’artista australiano. Nelle due interviste Roger Waters ripete l’impegno per la causa palestinese e la sua vicinanza al movimento BDS (Boycott, Divistment, Sanctions) lanciato nel 2005 a cui hanno aderito diversi artisti come Thurston Moore e Ken Loach.

Chi ha avuto la fortuna di assistere ai recenti passaggi in Italia del tour di Roger Waters sa perfettamente che il personaggio non ricalca lo stereotipo del taciturno e introverso musicista. Sul palco e per tutte le due ore di concerto, l’esibizione ha proposto, anche nel tour italiano, sequenze fortissime di immagini. Il conflitto siriano e le rivolte palestinesi, la furia del cambiamento climatico e alcune foto a simboleggiare la distanza che separa molte persone da una vita dignitosa per colpa delle varie crisi economiche susseguitesi negli anni, vittime, come Waters incalza in un’intervista, del “neoliberismo di Reagan e della Thatcher”.

Un altro argomento di grande rilevanza nelle interviste rilasciate ai media russi è la questione siriana. Waters afferma di essere stato avvicinato due volte negli ultimi anni da volontari degli elmetti bianchi, gruppo di volontari che opera nei territori occupati dai ribelli siriani, per coinvolgerlo in una campagna di raccolta fondi a cui si sarebbe rifiutato di partecipare. Il rifiuto sarebbe dovuto alla mancanza di trasparenza sulle origini e operatività dell’organizzazione, accusata ad esempio di complicità con Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna per aver inscenato l’attacco al gas sarin nella città di Douma. Una azione di ritorsione guidata da Washington ha poi portato al bombardamento di edifici governativi nella città di Damasco e altre location in Siria. Per Roger Waters questo è “un copione scritto con cura” e che è stato funzionale alla narrazione occidentale del conflitto siriano.

Alla domanda se si senta o meno infastidito dalle critiche che può ricevere per i messaggi politici inclusi nei suoi live l’ex Pink Floyd risponde schiettamente che chiunque può presenziare ai suoi concerti, ma nessuno può permettersi di influenzare “la mia musica, il mio lavoro, la mia vita”. “Questo è quello che ho sempre fatto” continua e “se pensavi di essere un fan dei Pink Floyd e non te ne sei accorto mentre ero nella band, sei un idiota”.