Robert Smith si prepara a festeggiare compleanni: l’edizione del venticinquennale del Meltdown Festival, di cui è curatore, dal 15 al 24 giugno, e i 40 anni dei Cure, nostra cover story del numero di giugno, che celebreranno con il concertone del 7 luglio a Hyde Park (sold-out, ovviamente) insieme a Interpol, Goldfrapp, Editors, Ride, Slowdive, e con l’uscita dell’edizione deluxe di Mixed Up. E, a quanto dice in un’intervista al Guardian, si prepara anche a rientrare in studio per dare un successore a quel 4:13 Dream che risale a ormai dieci anni fa: “ho scritto a malapena qualche parola da allora”, confessa,

ma ho preso l’impegno di andare in studio e scrivere canzoni per la band, cosa che non ho fatto in questi 10 anni. Meltdown mi ha ispirato a fare qualcosa di nuovo perché sto ascoltando nuove band. Sono entusiasta del loro entusiasmo. Quindi, se non dovesse funzionare, sarò molto dispiaciuto, perché significherebbe che le canzoni non sono abbastanza buone.

L’attività live, invece, non si è mai fermata, anzi: Smith ricorda ricorda anche quando a Città del Messico, nel giorno del suo cinquantatreesimo compleanno, provò a battere il record di Bruce Springsteen, suonando per più di 4 ore e 6 minuti, fallendo solo per un errore di calcolo: “ero distrutto, perché onestamente avremmo potuto andare avanti per un’altra mezz’ora”.