I 20 dischi più attesi di maggio 2018

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Venerdì 4 maggio

Iceage – Beyondless (Matador)
Un titolo che cita Samuel Beckett e la sua gelida ironia, di ispirazione anche per i testi più ambiziosi mai scritti da Elias Bender Rønnenfelt, e la decisione di non mettere nel disco niente che suonasse “troppo Iceage: avevamo bisogno di sapere che ci stavamo avventurando in qualcosa di nuovo”.

Jon Hopkins – Singularity (Domino)
Il nuovo album di Jon Hopkins è nato da un’esperienza “singolare”, come racconta nell’intervista sul numero di Rumore in edicola, una notte psichedelica sotto le stelle della California, dopo un’esibizione al Coachella. E la condizione ottimale per ascoltarlo è proprio questa. Non necessariamente nel deserto, le stelle sono dappertutto.

Gaz Coombes – World’s Strongest Man (Caroline Records)
Per il suo terzo album solista, l’ex leader dei Supergrass dice di essersi ispirato al libro The Descent Of Man di Grayson Perry, a Blone di Frank Ocean, alle foreste inglesi, alla mascolinità senza freni, ai Neu!, e all’hip hop. Sarà un gran casino o genialata? Il talento non difetta, quindi si può essere fiduciosi.

Leon Bridges – Good Thing (Columbia)
Tirare fuori una “good thing” anche dal brutto, è la filosofia del brano Bad Bad News, e di Leon Bridges. Che a proposito del secondo album dice: “Ho amato la mia esperienza con “Coming Home”, però devo ammettere che con “Good Thing” sono davvero riuscito a esprimere tutte le mie influenze e il mio talento”.

DJ Koze – Knock Knock (Pampa Records)
L’ambizione, come per ogni lavoro del producer tedesco, è quella di “esistere fuori da trend e influenze”, unendo “disco, soul, techno, hip hop, psichedelia, anche tracce di easy listening e ricordi fruscianti da negozio dell’usato, e un po’ di indie rock. Ma anche se suona familiare, non succede mai quello che il tuo cervello si aspetta”.

Daniel Blumberg – Minus (Mute)
Disco del mese su Rumore per l’ex Yuck e Cajun Dance Party: registrato in cinque giorni Minus, scrive Maurizio Blatto, è un disco “di quelli che sai già che ti accompagneranno a lungo, ma lascia trasparire una sofferenza precisa. Un disagio misto all’urgenza espressiva che, se le cose vanno nella direzione giusta, si tramuta in qualcosa di superiore. Arte.

Vive La Void – Vive La Void (Sacred Bones)
Vive La Void è il progetto solista di Sanae Yamada, metà dei Moon Duo, che ha scritto e registrato il disco nelle pause dal lavoro in studio e in tour con Ripley Johnson, un disco che risente nelle atmosfere della lavorazione notturna, frutto di meditazioni sulla natura mutevole della memoria e della percezione.

Eleanor Friedberger – Rebound (Frenchkiss)
La ex metà femminile dei Fiery Furnaces dice di aver avuto una “rivelazione sul sound e l’energia che avrebbe dovuto avere il mio quarto album” in un club, e descrive il suo nuovo lavoro solista come “una deformazione del tempo; una specie di discoteca goth anni ’80 dove tutti ballano la chicken dance”.

Bruno Belissimo – Ghetto Falsetto (La Tempesta International)
“Credo e spero che questi pezzi trasudino tutto il divertimento che ho provato scrivendoli e producendoli. Non vedo l’ora di suonarli live in modo da portare finalmente queste canzoni nel loro ambiente naturale e godere vedendo la gente ascoltare e ballare ciò che ho preparato per loro”.

Venerdì 11 maggio

Arctic Monkeys – Tranquility Base Hotel & Casino (Domino)
A giudicare dalle parole del chitarrista Jamie Cook, e daquanto già ascoltato live, il sesto album degli Arctic Monkeys non è fatto per lasciare indifferenti: “Ero sconvolto dalla nuova direzione presa da Alex. Ci sono voluti alcuni ascolti per cominciare a… ho pensato, tipo, cazzo, cosa dobbiamo fare di questa roba?”.

Beach House – 7 (Sub Pop)
Niente produttore e niente “vecchi metodi e limitazioni autoimposte”. In passato, dicono Victoria Legrand e Alex Scally, “ci siamo fatti condizionare nella scrittura da quello che avremmo potuto suonare live. Con 7, abbiamo deciso di seguire quello che ci veniva naturale fare. Abbiamo fatto prendere le decisioni all’istinto creativo, non agli strumenti”.

Simian Mobile Disco – Murmurations (Wichita)
James Ford e Jas Shaw hanno collaborato con il collettivo Deep Throat Choir per creare un album che fosse “perfetto sia da ascoltare in cuffia che in un club”. Il disco “prende il nome dalle formazioni giganti di storni e i temi dai movimenti incredibili che si osservano, e vuole rispecchiare tutto questo nei propri paesaggi sonori”

The Sea and Cake – Any Day (Thrill Jockey)
Mancavano dalle scene dal 2012, anno dell’ultimo Runner, ora i Sea and Cake tornano con la loro consueta e rassicurante eleganza a muoversi agili fra stili ed epoche. Per queste nuove dieci canzoni si sono avvalsi dell’aiuto anche di Paul Von Mertens, collaboratore di Brian Wilson, al flauto e al clarinetto.

Venerdì 18 maggio

Stephen Malkmus and The Jicks – Sparkle Hard (Matador)
Prodotto da Chris Funk dei Decemberists, il nuovo lavoro di Stephen Malkmus coi suoi fedeli The Jicks vede la partecipazione di Kim Gordon, che ha prestato la voce nel brano Refute, e secondo l’ex Pavement è una risposta introspettiva alle sfide di un mondo che ti spinge a fare sempre del tuo meglio.

Parquet Courts – Wide Awake! (Rough Trade)
Wide Awake! è stato prodotto da Danger Mouse, “un produttore pop che ha fatto album molto raffinati”, dice Savage, che aggiunge: “Avevo bisogno di una via d’uscita dal lato di me stesso che prova emozioni. Ho ascoltato band che fanno venire voglia di ballare ed è ciò che voglio che facciano le persone quando ascoltano il nostro album”.

Ryley Walker – Deafman Glance (Dead Oceans)
Un album questo che, secondo l’autore, “suona come Chicago. Chicago ha il suono di un treno che sta per arrivare ma non arriva mai. Questo è il suono che sento nelle orecchie tutto il tempo. Volevo fare un disco strano e anti-folk e credo di esserci riuscito, ci sono arrangiamenti strani e testi eccentrici e surreali”.

Bombino – Deran (Partisan)
Scritto e cantato interamente in lingua Tamasheq, Deran è il primo album in circa dieci anni realizzato dal musicista nigerino in Africa, precisamente a Casablanca, nello studio del re Marocchino Mohammed VI. Una scelta assolutamente non casuale, dettata proprio dal dichiarato obiettivo di avvicinarsi all’Africa.

Santii – S01 (Sugar)
Cambio di nome ma immutata voglia di “spaziare il più possibile tra generi e forme d’arte” per gli ex M+A Miki e Alex, che nel loro “cantiere aperto” hanno potuto avvalersi anche dell’aiuto di Rejjie Snow per creare “come per le serie tv, un universo capace di spaziare in una serialità senza perdere il proprio nucleo”.

Modern StudiesWelcome Strangers (Fire)
Un disco, secondo la band scozzese, “elegiaco e spettrale, vitale e trionfante, che può essere definito “kosmiche choral” o, più semplicemente, gloriosa musica pop. C’è l’Inghilterra di visionari come Kate Bush, Broadcast o PJ Harvey, una nazione di magia dark, conflitto, festa e confusione, tutto nello stesso momento”.

Venerdì 25 maggio

Wooden Shjips – V (Thrill Jockey)
V come la rappresentazione grafica del segno di pace per un disco che vuole essere “un antidoto all’ansia politica e naturale”. Scritto a Portland durante un’estate dal caldo anomalo: “C’era una sensazione di apocalisse, l’estate a Portland di solito è fresca e bella, e volevamo fare un disco estivo, ma il mondo esterno continuava a invadermi la testa”.

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