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Riconoscere immediatamente un suono o un gusto è un riflesso automatico e quotidiano. “Rumore”, in collaborazione con Jameson, vi porta a scoprire ciò che li rende riconoscibili.

Di Letizia Bognanni

Se ci pensi bene, l’artista è come un supereroe: una persona normale, anzi spesso un vero nerd, che quando indossa i suoi abiti da creativo assume una seconda identità e svela i suoi superpoteri: creare nuovi mondi, ipnotizzare le folle, cambiare o salvare vite addirittura. Alle rockstar la similitudine calza particolarmente bene: tanti di loro sarebbero i protagonisti ideali di un fumetto: ragazzini sfigatelli, magari orfani, che un giorno scoprono di avere grandi poteri (e grandi responsabilità).

Kevin Macklin aka Eddie Argos è un ragazzino normale, un po’ nerd, che un giorno scopre i fumetti:

ricordo il primo che ho letto. Era The Beano, il giorno in cui mi hanno tolto le tonsille. Me l’hanno dato come cura visto che non potevo mangiare niente. Dev’essere stata l’unica volta che ho rifiutato il gelato, ha sconvolto la mia piccola mente di seienne. Crescendo avevo un po’ paura che i fumetti sarebbero stati qualcosa da abbandonare da adulto. Poi un giorno qualcuno, ancora non so chi, ha messo dei numeri di Batman nella nostra cassetta delle lettere.

Abbiamo anche un mentore misterioso proprio come nei fumetti.

Ha sconvolto la mia piccola mente di undicenne. Era totale, non aveva niente a che fare con la serie con Adam West che guardavo in tv il sabato mattina. In queste storie la gente veniva uccisa. Erano politiche, e moralmente ambigue. Se mia madre avesse saputo quanto erano diverse da quelle per bambini del sabato mattina non mi avrebbe permesso di leggerle. Le amavo e realizzai che potevano restare con me anche da adulto e da allora ho speso tutti i miei soldi in fumetti.

E come in tante di queste storie, dal riempirsi la casa di fumetti al farsi il proprio, il passo è breve. Non brevissimo, in questo caso, quindi andiamo con ordine.

Il primo a manifestarsi è il superpotere della musica. Con un nuovo nome, come ogni aspirante supereroe che si rispetti – “quando ho inventato il nome Eddie Argos, volevo che Eddie argos fosse una specie di personaggio dei libri di Just William” – e una band, anche lei dal nome significativo: Art Brut. Definizione per opere d’arte realizzate da autodidatti, psicotici, carcerati, non-artisti fuori da ogni circuito e formazione canonica. Qualcuno ha detto punk? Comunque no, gli Art Brut non sono punk, sarebbe troppo facile. Sono Art Brut, e dopo più di dieci anni di onorata carriera si definiscono classic rock. Niente male per un frontman che non sapendo cantare aveva iniziato come suonatore di aspirapolvere e

semplicemente scocciavo le persone fino a quando accettavano di stare in una band con me. Ho sempre voluto essere in una band, quindi è stata pura ostinazione.

Più o meno come con la pittura, altra arte per la quale il nostro eroe sui generis ha un talento, come dire, irregolare.

Mi piace molto dipingere. Capisco che suona un po’ da bisbetico asociale, ma è davvero un modo molto educato di passare del tempo con te stesso. Non vorrei sembrare un hippie, ma mi piace lo stato di quasi trance in cui posso cadere quando sono totalmente assorbito da quello che sto facendo. Mi piace dipingere grandi e spesse linee nere di acrilico sulla tela. Non dipingo cose complicate, solo immagini semplici e parole. Niente viene fuori come vorrei, probabilmente a causa della mia disprassia.

Cosa che non gli ha impedito di lanciarsi nell’impresa di dipingere qualcosa di più complicato delle linee nere: copertine di dischi. Anche su commissione, se interessa.

A proposito di copertine: su quella del suo memoir del 2015, I Formed a Band, c’è un’illustrazione di lui in versione fumetto, con un aspirapolvere. E nello stesso anno esce Double D, il fumetto, nato dalla collaborazione con Steven Horry, che racconta la storia di un ragazzo obeso che scopre di avere dei superpoteri proprio grazie al suo peso.

Abbiamo preso quest’idea, questo studente grasso, e l’abbiamo resa davvero interessante, credo. Mi piacciono cose come Un lupo mannaro americano a Londra, o i Ghostbusters. Quando inizia in modo normale e diventa soprannaturale. Posso giocare con questa cosa, ho pensato.

E così, per il ragazzo che sognava Batman e scriveva canzoni intitolate DC Comics And Chocolate Milkshake, si chiude un cerchio. Fino alla prossima avventura.


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