nina simone

La casa di Nina Simone, un piccolo edificio al 30 di East Livingston Street di Tryon, North Carolina, è stata acquistata da un gruppo di artisti così da poterla rendere un sito di interesse storico. Lo riporta il New York Times.

A promuovere l’iniziativa sono stati l’artista concettuale Adam Pendleton, il pittore e scultore Rashid Johnson, la regista Ellen Gallagher e la pittrice Julie Mehretu, che hanno raccolto i 95,000 dollari necessari per aggiudicarsi l’immobile. Johnson ha dichiarato al NYT che tutto è cominciato poco dopo l’elezione di Donald Trump, e vuole essere una dimostrazione di attivismo e impegno politico: “Quando ho saputo che questa casa era ancora in piedi ho sentito un incredibile bisogno di far sì che non potesse scomparire mai.”

La casa, racconta il NYT, era al centro della piccola comunità afro-americana di Tryon — in cui vigeva sì la segregazione razziale, anche se in modo meno pronunciato rispetto ad altre città della zona. I residenti, inorgogliti dal talento della piccola Simone (o meglio, Eunice Waymon — “Nina Simone” è un nome d’arte che la Waymon adottò negli anni 50 per cominciare a lavorare in un night club e tenere la sua identità celata), le avevano regalato lezioni di pianoforte e avevano creato un fondo per mandarla a una scuola privata.

I pregiudizi, però, erano comunque presenti: nella sua autobiografia I Put a Spell on You, la Simone racconta che durante la sua prima esibizione in paese i suoi genitori furono fatti spostare in fondo alla sala, e che lei si rifiutò di esibirsi fino al loro ritorno in prima fila. “Il giorno dopo, mi sentivo come se mi avessero frustata e scorticata,” scrive, “Ma la mia pelle è ricresciuta, un po’ più dura, un po’ meno innocente. Un po’ più nera.”

La casa della Simone.
La casa della Simone.

Il rapporto tra la Simone e la sua città non è quindi idilliaco, anzi. La cantante ha criticato aspramente Tyron negli anni, creando un senso di risentimento in parte dei residenti. “Ci sono persone, da queste parti, che non vogliono sentire quella storia perché credono che Nina Simone abbia danneggiato la città voltandole le spalle,” ha dichiarato al NYT Kevin McIntyre, un ex funzionario politico locale che aveva comprato la casa nel 2005 sognando di renderla un museo. Il suo tentativo è fallito dopo che è incappato in problemi economici, successivi a un suo investimento di più di 100,000 dollari (“Ho dovuto vendere la mia macchina per pagare per le finestre d’epoca”, ha dichiarato).

McIntyre ha accolto la notizia della vendita della casa con gioia: “Pregavamo perché potesse succedere qualcosa di simile. Volevamo un luogo che, nelle giuste mani, sarebbe diventato un’ispirazione non solo in quanto reliquia passata ma anche come catalizzatore della contemporaneità.”

“Mi ci sono voluti cinque secondi per capire quello che volevo fare, ho chiamato Rashid, abbiamo parlato, abbiamo deciso di coinvolgere delle ragazze, ed è successo tutto molto velocemente,” ha dichiarato Pendleton. “Non abbiamo un progetto definito, ma penso che a volte gli artisti siano le persone migliori per trovare risposte a domande complesse — ad esempio, come onorare l’eredità di una persona vitale e complicata come Nina Simone.”