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tokyo
I Saw You Yesterday

Di Lavinia Siardi

Ho visto gli I Saw You Yesterday suonare per la prima volta qualche mese fa al Daisy Bar di Shimokitazawa, quartiere che, insieme a Koenji, costituisce uno dei due cuori pulsanti della scena musicale indipendente di Tokyo. Caschetti perfetti, un ampio parco pedalini, attitudine lo-fi e un sound che li fa sembrare i nuovi The Pains Of Being Pure At Heart, mi hanno colpito per la naturalezza con cui reinterpretano un genere come lo shoegaze, facendogli guadagnare, nel contesto giapponese, una freschezza tutta nuova.

Quando, dopo averli avvicinati al termine della serata chiusa dai The Josephs, talentuosa band di Osaka, ho scoperto che il cantante Hidemasa aveva vissuto la sua infanzia negli Stati Uniti, ho deciso di sfruttare l’assenza dell’usuale barriera linguistica nipponica per bombardarlo di tutte le domande che stavo accumulando da tempo sulla scena indipendente di Tokyo.

Come può succedere che, nella patria degli idol e del j-pop da un lato e dei generi estremi e rumorosi dall’altro, quattro poco più che ventenni decidano di fondare una band shoegaze, cantando tra l’altro in inglese? Incrociatosi tra università, concerti in piccoli club delle loro precedenti band e dissertazioni musicali su Twitter, i quattro mi raccontano di provenire tutti da ascolti di quello che viene qui generalmente classificato sotto l’ampia etichetta “alternative rock”. Mi citano Pavement, Yo La Tengo, Smashing Pumpkins, Dinosaur Jr, Nirvana, Blur, Two Door Cinema Club, Oasis, Red Hot Chilli Peppers e Smiths, aggiungendo però amareggiati che sono sempre stati consapevoli che un tiro troppo rumoroso non avrebbe mai potuto renderli famosi tra il grande pubblico giapponese.

Non è la prima volta che incappo in un discorso del genere: quando una band si forma in Giappone spesso le scelte artistiche vengono esplicitamente influenzate, sin dagli inizi, da alcune considerazioni di tipo meramente imprenditoriale. È il caso anche degli I Saw You Yesterday, che mi spiegano come l’ascoltatore medio giapponese presti attenzione principalmente alla linea melodica dei cantati, e che quindi l’ingrediente fondamentale per una hit sia appunto una melodia orecchiabile, facilmente comprensibile da tutti e senza arzigogoli, urla o stonature eccessive. Il loro amore per le chitarre distorte ha quindi trovato un compromesso nelle tinte dream pop e shoegaze dei loro brani, e le prime net label hanno iniziato ad interessarsi a loro.

Fenomeno estremamente radicato già da anni e primo interlocutore con cui si interfacciano le nuove band autoprodotte della capitale, le net label, etichette che pubblicano esclusivamente in digitale, hanno un ruolo chiave nello scouting dei possibili nuovi talenti, che spesso pubblicano un singolo o EP con loro prima di passare ad etichette di dimensioni maggiori. Qui infatti il mondo discografico va ancora a caccia di novità da produrre, e gli stessi I Saw You Yesterday mi raccontano di essere stati contattati da Ano(t)raks dopo che la label aveva scovato dei loro demo su soundcloud.

Etichetta simbolo della scena indie pop e indie rock nipponica, Ano(t)raks rappresenta l’esempio perfetto del ruolo giocato dalle net lables nella scena domestica. Già responsabile della scoperta di band come gli Homecomings, The Paellas e i Post-Modern Team, che hanno poi raggiunto la popolarità grazie a una crescente fanbase e featuring televisivi, Ano(t)raks continua il suo lavoro di scoperta e promozione della scena indipendente grazie a una costante pubblicazione in free download (scelta non usuale in un paese in cui i dischi si comprano ancora, anche online) di nuovi lavori, principalmente EP, e soprattutto alla creazione di periodiche compilation dell’etichetta, volte a diffondere le nuove leve e a contribuire alla costruzione di una scena, in cui le band si supportano e sponsorizzano a vicenda. Altri nomi caldi tra le net label, alcune ormai convertitesi anche al formato fisico, della scena indipendente sono P-VINE, Rallye e Roman Label, vantando quest’ultima nel suo roster gli ormai famosi Yogee New Waves e i Never Young Beach.

Ed è proprio grazie al costante lavoro di piccole etichette indipendenti e degli stessi artisti che qui continuano a fiorire ancora dei movimenti musicali dall’identità ben definita e dalla forte collaborazione tra le parti coinvolte. Mi racconta Hidemasa come gli I Saw You Yesterday, assieme ad altre band con cui si considerano gemellati (Group2, Yüksen Buyers House, Luby Sparks, JIV e Super Shanghai Band) stiano cercando di raccogliere l’eredità del city pop, nome che è passato dal denotare la musica nipponica di estetica occidentale degli anni ’80 alla scena underground più cool degli ultimi tre anni, per trasformarla in un qualcosa di nuovo, che identificano nel termine Tokyo indie. Ruolo chiave delle chitarre, cantati principalmente in inglese e una forte ispirazione americana costituiscono il cuore di una nuova scena che sta andando rafforzandosi, grazie soprattutto al sapiente uso dei social network, Twitter tra tutti, il crescente interesse da parte dei principali emittenti televisivi e il diffondersi dei servizi di streaming.

Qua sotto, nel nostro profilo Spotify, trovate una playlist dedicata alle band di cui abbiamo scritto.


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