Diaframma

Di Paolo Albera / Foto di Luigi De Palma

Dalla Siberia con amore. Ognuno ha la propria unica storia d’amore con i Diaframma e oggi la viene a celebrare a sPAZIO211, Torino, dove Federico Fiumani suona per filo e per segno tutte quelle canzoni che aveva scritto per il primo LP uscito nel 1984. Mi chiedo quanti siano i presenti che c’erano, nell’anno distopico per eccellenza, a vivere l’esordio di quella band fiorentina che ora è tutta diversa, a parte l’autore/chitarrista/cantante (in ordine di importanza secondo me).

Il mio Siberia sta in un cofanetto molto handmade comprato a un concerto confidenziale di Fiumani (il tipo al banchetto mi spiegava che è considerato dalle riviste X uno dei più importanti X dischi della X italiana eccetera, certo lo sapevo ma mi piaceva sentirmelo raccontare ancora una volta). Dentro trovavo quella famosa foto dei Litfiba e i Diaframma insieme: in un unico scatto gente come Fiumani, Pelù, Ghigo, Maroccolo; un supergruppo durato il tempo di una canzone suonata insieme: Amsterdam. Oltre al CD, anche un DVD con video di concerti d’epoca in luoghi d’aura poco canonica ma molto siberiana (S. Antonino di Susa! Bassano del Grappa! Groningen, Olanda!). In più, interviste VHS a Federico giovane comandante in capo – “più per necessità che per meriti”, modestia sua – che accennava alla “solitudine interiore” che è la Siberia di ciascuno, e promuoveva convintamente la casa discografica (I.R.A.) con cui c’era ancora idillio.

Resuscitare i dischi gloriosi e farne revival è ormai prassi consolidata, quasi uno standard con cui si misurano artisti di carriera almeno ventennale. Nel 2017 vale tutto. Si parte con la scaletta di Siberia, quei versi cantati all’epoca da Miro Sassolini (“come una morte breve nelle stanze d’albergo” “mentre il giorno ferito impazziva di luce”) vengono ora dalla voce di Fiumani in mezzo al coro dei suoi ultras. Ed eccola, quella dolce sensazione di sicurezza e confidenza per cui, divorando per anni un disco, sei abituato che dopo la fine di quel pezzo c’è subito l’attacco di quell’altro. Gennaio, Diamante grezzo e tutte le canzoni successive vengono decise sul momento, in base agli umori. Nelle canzoni che Fiumani ha scritto per essere cantate da se stesso, il dark si dirada ed emerge l’assidua dedizione alle donne, con squisita passione per conflitti, abbandoni, autoironia. Un mio amico la sera prima mi recitava i versi di L’amore segue i passi di un cane vagabondo, ed eccola lì, con i suoi “bla bla”, e i “muscoli giocondi” del cameriere che assiste alla fine di una relazione.

Immagino Luigi De Palma a tirar pugni e sgomitare in prima fila per fare le foto che vedete. sPAZIO211 è proprio pieno zeppo, nessun centimetro libero nemmeno dietro al pubblico di tipo maschio altezza 1.98 con capelli lunghi. Sì, canzoni per maschi, forse anche per questo piace alle donne. Nessun poeta sa meglio di lui la verità sull’odore delle rose: è una reazione chimica. “Se un giorno lo scoprissi, non lo ameresti più?”

Il primo bis si apre con See no evil dei Television. Al secondo rientro, il concerto si chiude con la canzone che dà il nome al mese in cui siamo. Poi al banchetto vinili che vanno via come il pane. Sarà il coinvolgimento, sarà il “Siberia reloaded”, ma mi sembra che ai concerti dei Diaframma ci sia sempre più pubblico. Non so come se la passino i Litfiba, ma (fantasia scema) se i trend proseguissero così in pochi anni scatterebbe un clamoroso sorpasso?

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