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di Nicholas David Altea

La copertina dell’omonimo album della band krautrock Neu!, diventata Eu!, ha fatto il giro delle bacheche Facebook negli ultimi giorni. Da questa mattina alle 7 (ora inglese), le 8 in Italia, si sta disputando la partita più importante per l’Europa. Non c’è Europeo di calcio che tenga, non c’è finale che possa aver la stessa rilevanza. La Gran Bretagna è al voto per quella famosa parola che sta girando in questi ultimi mesi, ossia Brexit (Britain+Exit=Brexit). Che cos’è? Semplicemente, è stato indetto un referendum che sta portando alle urne il popolo britannico (46,5 milioni di votanti aventi diritto) per far scegliere ai propri cittadini se la GB debba rimanere o lasciare l’Unione Europea. Una vittoria del “leave” (lasciare l’Europa) sul “remain” (restare in Europa), porterebbe molti cambiamenti sul libero circolo di merci e persone, aprendo scenari non poco inquietanti. Tutto questo andrebbe a ripercuotersi in primis sui lavoratori e sugli studenti non inglesi in UK, anche se le dinamiche economico-lavorative sono ancora poco chiare in merito ai molti cittadini comunitari – circa due milioni. Entrare e uscire dalla Gran Bretagna potrebbe diventare “complicato” quasi come quando si decide di intraprendere un viaggio verso gli U.S.A.. 

Qui un articolo del Guardian prende un punto di vista ribaltato, un inglese che vive in Italia da anni e che, se dovesse cambiare qualcosa, gli converrebbe diventare cittadino italiano.

Either way, it’s time perhaps I prepared to speak the fatal words: Giuro di essere fedele alla Repubblica e di osservare la Costituzione e le leggi dello Stato

Ma in ambito musicale, che è quello che forse ci conviene un po’ di più approfondire, cosa accadrebbe?
Immaginate l’organizzazione di un tour europeo per una band inglese che volesse venire a suonare in Spagna, Portogallo, Italia o Francia. Tutte le problematiche economiche e di visti si ripercuoterebbero sui costi organizzativi, lasciando alle band ancor meno di quello che un tour porta a loro. Oltre alle tempistiche da rispettare per la richiesta di un visto e altre problematiche burocratiche.

 Per non parlare dell’indotto che i festival inglesi ricoprono. Il turismo dalla UE allo UK potrebbe rallentare drasticamente a causa dei costi e dalle maggiori difficoltà. E così la comodità di decidere pochi giorni prima di andare ad un festival. Non a caso Glastonbury, che è iniziato proprio ieri, avrebbe voluto delle cabine elettorali per i suoi 200mila spettatori ma pare non si sia riuscito a trovare una soluzione. E RyanAir, che grazie al libero circolo della persone è diventata la compagnia low-cost più popolare, regalerà voli per chi vorrà tornare in UK per votare. 

Per chi volesse approfondire, ci sono tre ottimi articoli su tutto il mercato discografico e sulle possibili mutazioni. Uno è di Laura Snapes per Pitchfork, mentre gli altri due li trovate su Music Business Week e su Billboard.

Infine anche le vendite fisiche di dischi inglesi andrebbero ad avere qualche cambiamento, poiché la materia prima è stampata principalmente in Europa continentale e verrebbe a subire sicuramente qualche aumento. Qua sotto qualche dato per capire che Olanda e Italia, sono paesi che in cui vengono venduti più dischi inglesi. Qua sotto qualche dato del BPI, il British Phonographic Industry.

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Il mondo della musica si è mosso in maniera unita e forte contro l’uscita del Regno Unito dalla UE. Quale musicista “sano di mente” voterebbe per l’uscita? Forse nessuno. Ma la certezza in un referendum del genere non esiste, anche se dopo l’assassinio di Jo Cox, membro del partito laburista e sostenitore dell’“IN” (remain), ad opera di un accanito sostenitore della Brexit, ha dato una forte scossa e una presa di coscienza del popolo britannico. Il messaggio più importante da parte dei musicisti lo ha dato Brian Eno che, pur non essendo così amante dell’operato dell’Unione Europea, ne riconosce l’importanza e la sua scelta sarà quella di votare “remain”.

Ma la lista è molto lunga, e non ci sono solo artisti, ma anche etichette discografiche e riviste musicali. Ad esempio Stuart Braithwaite dei Mogwai non le ha mandate a dire al segretario alla cultura John Whittingdale.

Johnny Marr degli Smiths non ha mezze misure in merito alla propagande di Nigel Farange, leader del partito indipendentista di destra dell’UKIP.

Gruff Rhys (Super Furry Animals) ha scritto anche una canzone per sostenere il “remain”. Lui l’Europa la ama davvero e qui ve ne abbiamo parlato.





L’etichetta inglese Heavenly Recordings gioca con la bandiera della UE e con il loro simbolo.



Four Tet vi invita ad andare a votare “remain”.

Holly Herndon ci prova con una bandiera sventolante



Gli Alt-J con le parole.



La giovane Låpsley prova a convincerli così