morrissey supreme

Supreme, celebre marca newyorkese specializzata in streetwear, è nel pieno di uno scontro con una persona con cui non è poi così piacevole scontrarsi: il caro vecchio Morrissey, fresco del premio ricevuto per aver scritto la peggior scena di sesso del 2015.

Tutto è iniziato con la proposta, da parte di Supreme, di organizzare un servizio fotografico a cura di Terry Richardson con Moz come protagonista. La campagna sarebbe stata il proseguimento di un tema già toccato dal brand, l’invecchiamento delle rock star. In passato, infatti, Supreme aveva pubblicato servizi fotografici con Neil Young e Lou Reed come protagonisti.

Moz ha accettato e le pubblicità hanno iniziato a comparire per le strade americane, come potete vedere dalla foto qui sopra (via). Ma è arrivata quasi immediatamente una dichiarazione al vetriolo del cantante degli Smiths, tramite il suo sito semi-ufficiale True to You, con riferimento al vegetarianesimo obbligatorio annesso:

Mi scuso enormemente per la fotografia di me indebolito pubblicata questa settimana da Supreme. È stata scattata nell’ottobre 2015. La considero adatta solo ad un’enciclopedia medica e ho supplicato Supreme di non usarla. Tutto questo prima che venissi a sapere che Supreme viene in parte sponsorizzato da quel faraone dei panini con carne di manzo chiamato anche White Castle [una delle catene di fast food più antiche degli Stati Uniti nda]. Ho mandato un avviso legale a Supreme chiedendogli di non pubblicare l’immagine e dichiarandomi pronto a restituire la cifra ricevuta. Evidentemente, hanno ignorato il mio avvocato. Non c’è sicurezza lungo i corridoi della legge. Ugh. Offro le mie scuse più eccessive per questa associazione. Questa può chiamarsi, eccome, “vergogna”.

Alla dichiarazione di Moz è seguito un contro-comunicato di Supreme, che trovate tradotto qua sotto.

A luglio 2015 Supreme ha contattato Morrissey proponendogli di partecipare a una delle sue campagne pubblicitarie nell’ottica di produrre un poster e una T-shirt. […] È stato stipulato un accordo, e Terry Richardson– che ha curato molte campagne di Supreme e ha già lavorato con Morrissey – selezionato come fotografo. A Morrissey sono state mandate immagini da campagne passate, così che il risultato sarebbe stato chiaro. Morrissey ha richiesto una compensazione sostanziosa per partecipare al progetto, e Supreme ha pagato interamente e immediatamente. Il servizio è durato due ore e Morrissey è stato lasciato libero di muoversi e mettersi in posa come voleva. L’accordo proibisce a Morrissey di rifiutare “irragionevolmente” l’uso delle fotografie scattate in quell’occasione.

Dopo aver proposto a Morrissey diverse opzioni tra le immagini scattate durante il servizio, Morrissey la ha rifiutate tutte senza fornire spiegazioni. Ha insistito, invece, di usare per la campagna una foto che aveva scattato lui stesso di sé mentre indossava la maglietta di Supreme. […] Non potendo usare la suddetta immagine, Supreme ha proposto a Morrissey tre opzioni decisamente ragionevoli per rimediare al problema: 1) Rifare il servizio da zero, a spese di Supreme 2) Selezionare una delle molte opzioni dal servizio con Terry Richardson 3) Restituire i soldi pagati da Supreme.

Morrissey ha ignorato ripetutamente tutte e tre le opzioni senza spiegare perché. Ha poi sostenuto all’improvviso e in modo ridicolo che l’accordo non fosse più valido in quanto Supreme aveva usato il logo di White Castle su alcuni suoi prodotti in passato, e Morrissey è notoriamente vegetariano.

Alla luce di questo, Supreme ha richiesto ancora una volta la restituzione dei soldi pagati da Morrissey così che entrambe le parti potessero abbandonare il progetto. Ma ha rifiutato. Dopo diversi tentativi di risolvere il problema e rimasta senza altre opzioni attuabili, Supreme ha pubblicato le immagini come da accordi presi in precedenza.

Morale: un bel casino. Trovate qua sotto alcune delle immagini della campagna, e in fondo potete guardare il video di The Last of the Famous International Playboys di Moz.

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