eagles of death metal

Dopo l’anteprima dello scorso weekend, è arrivata la prima intervista rilasciata dagli Eagles of Death Metal in seguito agli eventi di Parigi, e in particolare al tragico concerto al Bataclan di venerdì 13 novembre. Jesse Hughes, Josh Homme e l’intera formazione live della band hanno raccontato la serata dal loro punto di vista al fondatore di Vice Shane Smith.

L’ultimo a lasciare il Bataclan, mentre il resto della band e dello staff riusciva a fatica ad arrivare in strada, è stato il bassista Matt McJunkins, che è rimasto nei camerini insieme ad alcuni fan feriti:

McJunkins: “Quando la sparatoria è iniziata ho buttato a terra il mio basso, mi sono nascosto per un secondo dietro ad una tenda e dietro al banco dei monitor, e immediatamente la gente ha iniziato riversarsi sul palco. La prima persona che ho visto è stata il nostro tour manager Steve. Lo sguardo nel suo volto – avevamo lo stesso pensiero: ‘non c’è un’uscita da questa parte’, e lui cercava di avvertire le persone di questo. Tutti correvano, tutti iniziavano a salire verso i camerini per scappare dai colpi, istintivamente. Dalla mia prospettiva vedevo gli spari, i colpi, le luci, e ho dovuto prendere questa decisione: “voglio davvero mettermi a correre sul palco o voglio solo entrare nella stanza e sperare per il meglio?”. Così sono entrato nel camerino, c’erano un mucchio di persone che si aiutavano a vicenda ad alzarsi e c’erano alcune persone che erano state colpite e stavano sanguinando. La gente iniziava a prendere sedie per barricare la porta. C’era un frigobar e ci avevano lasciato una bottiglia di champagne per il dopo show, l’abbiamo presa per utilizzarla eventualmente come arma, perché era tutto ciò che avevamo”.

“I colpi si sono fatti più vicini e sono andati avanti per 10-15 minuti, e quando si fermavano c’era un senso di sollievo. Ma poi ripartivano, e c’è stata un’esplosione che ha scosso la stanza e probabilmente l’intero edificio. Ovviamente non sapevamo cosa fosse, se stessero cercando di bombardare il posto o di far saltare in aria l’intero locale. Ho scoperto dopo che si trattava di un giubbotto esplosivo”.

In occasione del tour che ha portato gli EoDM a Parigi Joshua Homme non si esibiva con la band, e di conseguenza non si trovava sul posto quella sera; ma il frontman dei Queens of the Stone Age è stato uno dei primi a venire a conoscenza dei fatti, rimanendo in contatto con Hughes.

Homme: “Ci ho messo un attimo a credere che ciò stava realmente accadendo, perché non era sui notiziari; così mi sono recato immediatamente nel nostro ufficio per cominciare a fare tutto il possibile – tutto quello che puoi far quando non sei lì – per farli tornare a casa”.

“Ero nel mio studio e ho ricevuto un SMS (da Jesse) e non aveva alcun senso per me: ‘fratello, hanno sparato a tutti, hanno preso degli ostaggi, ho del sangue dappertutto'”.

“Le persone sono uscite dalle loro case per aiutare dei fan che erano lì, anche i feriti cercavano di aiutarsi l’un l’altro e di aiutare la band. Penso a Nico (Nick Alexander, addetto al merchandising della band rimasto ucciso quella sera, ndr) che proteggeva un suo amico”.

Hughes: “(Nick) è rimasto calmo e non ha mai chiesto aiuto, finché non è morto; perché non voleva che chiunque altro fosse ferito”.

L’ultima parte dell’intervista è dedicata al futuro della band, e Homme e Hughes hanno spiegato di essere fermamente convinti di continuare il loro tour e di non far prendere alla paura il sopravvento:

Homme: “Qui ci siamo solo noi, abbiamo un podio adesso perché siamo nella fottuta band, giusto? Ma noi rappresentiamo i fan che non ce l’hanno fatta, le persone che non ce l’hanno fatta, le cui storie non potranno mai essere raccontate”.

Hughes: “Mia nonna e mia madre mi hanno cresciuto dicendomi di fregarmene di ciò che pensa uno stronzo. Se ti odiano – fantastico – speri che tutti sappiano che quello stronzo ti odia. Non voglio trascorrere la mia vita cercando di compiacere degli stronzi, voglio trascorrerla sorridendo con i miei amici e facendoli divertire. Non vedo l’ora di tornare a Parigi, non vedo l’ora di suonare, voglio tornare lì. Voglio essere la prima band a suonare al Bataclan quando riaprirà, perché ero lì quando è calato il silenzio per un attimo. I nostri amici sono venuti lì per sentire del rock&roll e sono morti, io voglio tornare lì e vivere”.

Homme: “Recluteremo la gente per prendere parte alla vita, per essere cittadini della Terra”.

Per concludere la band ha parlato delle iniziative di beneficenza a cui sta lavorando attualmente:

Hughes: “abbiamo realizzato una cover di Save a Prayer dei Duran Duran e i fan francesi hanno pubblicato una dichiarazione di solidarietà in cui chiedono ‘mandiamo gli EoDM al primo posto (delle classifiche)’. Simon Le Bon ha molto generosamente deciso di donare la sua parte dei diritti d’autore sulla nostra cover alle vittime; così io e Josh l’abbiamo presa come la formula per la nostra sfida generale”.

Homme: “Sì, o semplicemente come un’opportunità per seguire qualcosa di così generoso. Abbiamo una canzone intitolata I Love You All the Time e se sei un artista country, se fai death metal, se sei un DJ; non importa. Fai una cover di quella canzone, e noi doneremo – la nostra etichetta donerà – tutto il ricavato. Inoltre io vorrei sfidare iTunes, Spotify, Amazon, Tidal, chiunque distribuisca musica, a salire a bordo e, se la canzone verrà registrata, a donare tutto. Così l’intero ricavato potrà essere donato a chiunque sia stato vittima degli attacchi a Parigi o abbia subito danni, per aiutarlo a ricostruire”.

A questo link potete acquistare la cover di Save a Prayer, mentre qui trovate il brano I Love You All the Time.

Potete guardare l’intera intervista qui sotto: