glass animals

di Luca Minutolo

The Zabajaba Jungle è un libro per bambini realizzato da William Steig nel 1987 (per farla breve, l’uomo che ha inventato e scritto la favola di Shrek). Uno di quei libri pieni di storie strane ambientate in una giungla fantastica e popolata da animali, piante carnivore e mostri immaginari in cui Leonard – il protagonista – s’imbatte pagina dopo pagina. Luogo immaginario ed esotico, inteso nell’accezione escapista del termine. Un viaggio ai limiti dell’assurdo, un sogno vivido attraverso cui si snodano le mille insidie di una giungla selvaggia. Insomma, tutto non così lontano dalla vita reale. Che la band oxfordiana Glass Animals abbia scelto un libro del genere come punto di partenza (e arrivo) per il proprio esordio discografico, non è affatto un caso. Zaba è un miscuglio di generi, uniti dall’obiettivo comune dell’esoticità raggiunta attraverso le atmosfere che evocano. Crossover dall’ampio respiro, che include pop, r’n’b e hip hop declinate al verbo artistico. Verrebbe da pensare immediatamente a degli epigoni ancora ingenui degli Alt-J. I presupposti, ascoltando le variopinte melodie di Zaba sembrano buoni, ma di strada da percorrere per i giovanissimi (e neo-laureati) inglesi ce n’è ancora molta. In occasione della loro unica data italiana (lo scorso novembre al circolo Magnolia di Milano) abbiamo intercettato Dave Bayley, voce e frontman della band.

Tra il vostro EP Leaflings e Zaba sono passati due anni in cui la band è rimasta praticamente ferma. Perché avete aspettato tutto questo tempo per produrre il vostro primo disco?

In sostanza ci sono due ragioni. Innanzitutto abbiamo passato questi due anni chiusi in studio sperimentando e cercando il sound giusto per il nostro disco. È stato abbastanza faticoso e lungo come processo, specialmente per gli impegni extra-musicali che hanno rallentato molto l’impegno e l’attenzione che potevamo mettere in gioco per la realizzazione di Zaba. In seconda battuta, molto semplicemente abbiamo completato i nostri studi universitari mettendo da parte la carriera musicale per un anno e mezzo.

Zaba è un disco dal sound contemporaneo e molto curato nei dettagli, in cui confluiscono svariati generi e influenze. Cosa vi ha ispirato durante la sua lavorazione e gestazione?

Direi tutto e niente. Nel disco sono finiti dentro una marea di libri che abbiamo letto, specialmente quelli che trattano l’esotismo e il viaggio in posti sconosciuti come tema centrale. Abbiamo voluto ricreare in studio e sul disco le atmosfere di questi libri. Da Heart Of Darkness di Joseph Conrad o The Zabajaba Jungle di William Steig, da cui abbiamo preso il titolo per il nostro album. Musicalmente invece abbiamo cercato di inserire qualsiasi nostra ispirazione. Dal pop che ascoltiamo ogni giorno in radio, passando per l’hip hop, r’n’b e chi più ne ha più ne metta. Musicalmente, non ci siamo posti dei limiti.

Nello specifico, la scelta di un libro per bambini sembra piuttosto atipica.

Il nostro intento non era esattamente di riprendere la struttura del libro e trasferirla all’interno del disco. Eppure man mano che il disco prendeva forma, ci siamo accorti che inconsciamente abbiamo trasferito lo stesso assetto del libro tra un brano e l’altro. Dai paesaggi tropicali in cui hanno luogo le storie narrate, e che abbiamo cercato di ricreare musicalmente, fino alla struttura vera e propria del disco, in cui sono presenti diversi personaggi per ogni storia, così come in ogni pezzo del disco ci sono differenti storie e protagonisti. Nella prima pagina del libro s’incontrano serpenti, nella seguente piante carnivore, poi mostri e così via, tutti legati da paesaggi tropicali che fanno da sfondo ad ogni storia, diventando mano a mano il vero “personaggio” principale del libro.

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Nella realizzazione di Zaba avete scelto Paul Epworth, che vi ha aiutato ad infondere una pulizia e chiarezza nel vostro sound che probabilmente mancava ai tempi del vostro esordio. Come l’avete incontrato?

L’avevamo inserito nella lista degli invitati al nostro primo live, ma non avremmo mai creduto che sarebbe venuto. Ha prodotto moltissimi album che ho amato e ascoltato. Sono cresciuto con i suoi dischi, dai Bloc Party ai Rapture, passando per LCD Soundsystem o The Rakes. Ci ha raggiunti dopo la nostra esibizione offrendoci un drink, e abbiamo parlato di musica per ore ed ore. Dopo questa lunga chiacchierata ci ha invitati nel suo studio per cominciare a lavorare assieme sulle bozze dei nostri pezzi.

Insomma, una sorta di sogno divenuto realtà.

Si, è stato fantastico. Amiamo lo stesso tipo di musica e lavorare assieme è stato davvero un gioco da ragazzi. Bastavano 30 secondi per capirci e riuscire a dare la giusta direzione ai nostri pezzi. Ogni suo apporto è stato perfettamente in linea con la nostra concezione musicale.

Tornando sui passi delle vostre influenze, avete realizzato una cover di Love Lockdown di Kanye West.

Si, l’abbiamo fatto! (ride, nda) Credo che Kanye West sia uno degli artisti più originali e capaci in circolazione. Ogni suo disco suona diverso dal precedente, saltando di qua e di la in cerca sempre di qualcosa di nuovo. Ha sempre idee fresche e tenta di spingere la musica in direzioni diverse. Per noi, la cover di Love Lockdown è stata innanzitutto un gioco e poi un tributo nei suoi confronti.

Qual è il significato della parola “Indie” per voi?

Credo sia difficile oggi darne una definizione precisa. Associo sempre la parola “Indie” ad una etichetta indipendente, ma semplicemente perché colleziono dischi e quindi la questione “indie-major” è solo una scelta tecnica. Per moltissimi oggi è un sinonimo di stile, ma non per me.
Eppure la vostra maniera di comporre musica pop potrebbe benissimo adattarsi ad un pubblico più ampio. Non credo che i Glass Animals abbiano le carte in regola per fare successo, e tanto meno abbiamo la minima idea di cosa significhi o come arrivarci. Diventare una band pop con un grande pubblico al proprio seguito è un problema che per adesso non ci riguarda. Il nostro obiettivo è di suonare e comporre musica che troviamo interessante. Questo è ciò che facciamo e che vogliamo continuare a fare. La cosa che mi interessa davvero, da musicista, è capire cosa piace alla gente che mi ascolta e perché un tipo di sound o riff possa far presa al posto di un altro. La musica dovrebbe essere familiare e catchy. Deve possedere qualcosa che catturi immediatamente l’attenzione. Solo così puoi capire davvero se la musica pop che crei possa avere un seguito. Personalmente, amo al tempo stesso le melodie semplici e d’impatto immediato, ma con i Glass Animals proviamo a sperimentare anche strutture più complesse, sempre da un punto di partenza pop e prettamente melodico.