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di Mario Ruggeri

A volte la musica è uno spazio fisico, una densità: a volte si proietta al di là della sua essenza e diventa o forse meglio, integra, altre forme d’arte. Racconta insomma più di quello che apparentemente parrebbe narrare. Visti dal lato del palco, i Calibro 35 sono come immersi in una scatola di cristallo, come se tra loro e il mondo esistesse una separazione invisibile, come se loro vivessero, all’interno del loro mondo, una vita quasi parallela. Eppure quella scatola si apre, si dilata, fino ad accogliere anche il pubblico. È come se davanti a loro esistesse un grande sipario di velluto trasparente che a poco a poco, si alza, permettendo al suono di avvolgere tutto. La serata dell’Alcatra

 

 

 

z di Milano è la notte del commiato, temporaneo ovviamente, da un tour durato più di un anno, che ha consacrato il loro Traditori di Tutti come uno degli album più belli, strutturati e intelligenti del vecchio continente. Questa è la notte dei ringraziamenti, prima di una pausa che sicuramente servirà per trovare nuova linfa a renderli ancora diversi. Già, perché i Calibro 35 negli anni sono cresciuti, maturati, hanno ampliato e poi definito la loro teoria musicale, e questa sera ne è stata la dimostrazione. Ogni canzone dell’ormai vasto repertorio ha un suo codice musicale, ma pare appartenere ad un grande unico artistico. Come se i tanti anni e i tanti dischi, spesso anche diversi fra loro, fossero serviti come percorso di maturazione e definizione. Difficile trovare differenze inconciliabili tra un brano e l’altro, perché oggi i Calibro 35 sono in grado di esprimersi in modo univoco, pur nel rispetto delle differenti architetture musicali. Dopo lo show di Roberto Dellera, che raggiunge poi la band sul palco per i bis, i Calibro 35 si regalano in quasi due ore di spettacolo meraviglioso, che non ha un secondo di cedimento e che non è retto soltanto dalla bravura strumentale dei singoli (musicisti straordinari, sia detto senza timore), ma dalla capacità di interpretare, leggere, comunicare una cultura musicale ad un pubblico quasi emozionato. Se oggi esiste un culto Calibro 35 (ed esiste) è perché il gruppo stesso ha saputo imporre una propria visione della musica che, se nata sotto l’egida del recupero di una cultura tutta italiana, quella del b-movie sound poliziesco, oggi è invece l’attualizzazione di quel concetto. Diciamolo chiaramente: i Calibro 35 prendono una musica radicalmente immersa in un periodo storico che va dalla fine degli anni sessanta ai tardi anni settanta, e la rendono attuale, contemporanea, filtrandola con la loro visione, la loro concezione di arte sonora. La ricerca la vedi sul palco, con strumentazioni che raccontano di una profonda conoscenza della storia della musica, l’attualizzazione la senti nell’aria, rendendoti conto che il suono dei Calibro 35 è come se fosse una musica nuova, composta oggi per oggi, non dal passato per il presente. Dei quattro concerti seguiti nel loro tour 2014, questo è stato il migliore, ma forse il migliore in assoluto degli ultimi anni. Anche il regalo di un tributo ai Goblin (stellare) nella parte dedicata ai bis, ha fatto la differenza. Una notte di noir, funk, psichedelia, rock, pulsazioni proto doom, pop, musica italiana, jazz. Una notte di grande musica. I Calibro 35 salutano dal palco, si assentano e prendono qualche mese di respiro, ma ciò che rimane all’interno dell’Alcatraz è la certezza che un gruppo così, al mondo, non c’è.