Rumore-Settembre-2014

20 anni fa esatti, di questi tempi, usciva un album chiamato Definitely Maybe. Con quella certa vaga spocchia già dichiarata nel titolo, si sarebbe trattato del primo passo di una band di Manchester. Guidata da due fratelli, Liam e Noel Gallagher. Gli Oasis. Per comodità cronologica si fa risalire a quel momento l’affermazione su larga scala del fenomeno Britpop. Che tra band ancora in attività, ritorni, ristampe, celebrazioni (da ventennale, appunto) è più vivo che mai nel nostro presente. Passate le vacanze, ripartiamo da qui: dal periodo in cui escono molti album chiave per ogni anno discografico. Gli Oasis stessi, per dire, celebrano alla grande questo ritorno (a breve anche la reissue di What’s the Story Morning Glory): da qualche mese è stata diffusa la ristampa deluxe di Definitely Maybe. Album a cui il saggista Alex Niven ha dedicato un libro: Daniele Cianfriglia l’ha intervistato apposta, per coglierne peso e zeitgeist.

Cogliamo poi l’occasione per parlare del film che i Pulp hanno dedicato a se stessi: invisibile qui in Italia, ma abbiamo fatto una chiacchierata col regista Florian Habicht. In generale ci soffermiamo per un bel po’ di pagine sull’eterna attualità di questo fenomeno – nostalgia Britpop l’abbiamo chiamata – uno dei più grandi e redditizi dal punto di vista artistico ed economico degli ultimi decenni.

Venendo alla stretta contemporaneità, ma rimanendo sempre in Inghilterra, forse il ritorno “rumoroso” più atteso del mese è quello degli Alt-J. Ora terzetto, la band deve dimostrare (e ce la fa, meritandosi quindi la nostra cover-story di settembre) di saper raccogliere tutte le attenzioni giunte al tempo del debutto 30 mesi fa. Art-rock da classifica, il loro.

In Italia – oltre a essere il nome di una delle nostre rubriche magistralmente gestite da Marco Pecorari – andiamo spesso a scandagliare storie da raccontare. È quello che è successo questo mese a Luca Frazzi, che ha dedicato un corposo servizio ai nostrani Manges e a tutti i piccoli grandi eredi nazionali del suono dei Ramones.

“Il giorno del giudizio”: così abbiamo invece chiamato l’analisi condotta da Claudio Sorge e Mario Ruggeri sullo stato di salute del doom nel 2014, a cominciare dai Pallbearer (già nostro disco del mese), che stanno agguantando consensi un po’ ovunque, anche lontano dal genere di appartenenza.

Quella di Ian Svenonius – già mente di Nation Of Ulysses, Make-Up, Chain & The Gang e mille altri progetti – è una delle menti punk-rock più lucide in circolazione, da ormai quasi 30 anni. Andrea Pomini ha registrato una lunga intervista con lui, non limitandosi solo alla musica, anzi. Una storia vecchia invece di 40 anni è quella di Crosby, Stills, Nash & Young. Il cui misterioso, leggendario live del 1974 è uscito in queste settimane. Graham Nash in persona ne ha parlato con Emanuele Sacchi per la sezione “Retropolis”.

Settembre, mese di piccoli cambiamenti. Abbiamo deciso quindi di silenziare alcune rubriche e di farne nascere altre. Con enorme piacere accogliamo il ritorno di due storici rumoristi come Giorgio Gianotto e Carlo Bordone, che firmeranno mensilmente e rispettivamente un’ineffabile rubrica sul web e una sul controverso rapporto tra musica e pubblicità.

Questo mese diciamo infine la nostra su dischi che diranno la loro nelle playlist di fine anno. Come quelli (strepitosi) dei Merchandise, di FKA Twigs e degli Yob. Oltre ai ritorni di Interpol, Blonde Redhead, Common, J Mascis, News For Lulu e molti altri.

“Rumore” 272, settembre 2014, è in edicola al prezzo di 6 euro e in formato digitale da ora. Buona lettura!

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