•  
  • 10
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
    10
    Shares

dinosaur jr

di Stefania Ianne

L’unica data dei Dinosaur Jr in Europa quest’anno poteva solo succedere a Londra. Ma siamo a Londra per davvero?

Siamo sulla riva sud del Tamigi. I palazzi di Canary Wharf, meglio noto come Manhattan on Thames, dominano l’orizzonte. Siamo all’interno della balena che era una volta il Millennium Dome, attualmente lo spazio il cui nome pubblicizza un celebre fornitore di servizi di telefonia mobile – il triste destino di tanti altri celebri locali della scena musicale londinese. Il Brooklyn Bowl profuma di nuovo, pulito e artificiale come tutto il tentativo Londinese di imitare le megalopoli oltreoceano. L’imitazione è quasi perfetta, persino i ragazzi al bar ci rispondono in un accento statunitense e servono Brooklyn lager alla spina dal forte sapore di malto annacquato. Le piste da bowling lucide e infinite si aprono come autostrade alla destra del palco; il bar, altrettanto lucido e infinito lo fiancheggia a sinistra. Due enormi ventilatori mantengono la temperatura sopportabile e persino piacevole anche nei momenti più caldi del concerto dei dinosauri in una delle giornate più calde dell’estate londinese.

Durante il concerto d’apertura del giapponese Grimm Grimm insieme o contro i Volume Courbe, i Dinosaur appaiono rilassati e casuali tra il pubblico, separati, ad intervalli regolari. J Mascis scivola tra il pubblico come se viaggiasse su una distesa di olio invisibile seguito da una ragazza dell’organizzazione che cerca disperatamente di consegnare i braccialetti di plastica che dovrebbero identificarli come gli artisti della serata per l’accesso back-stage. Murph mi compare alle spalle con una bottiglia d’acqua, occhialini da vista e cappello da baseball. Inizia a fotografare le ragazze dei Volume Courbe sul palco con il suo telefonino. Segue con interesse fino a quando due ragazze lo approcciano per una foto personalizzata. Scompare immediatamente. Lou Barlow sembra essere il più inquieto. Lo catturo veloce con lo sguardo mentre scompare veloce tra il pubblico.

Nel frattempo i tre musicisti sul palco propongono una miscela interessante e acida al punto giusto di folk, ma manca la chimica. In particolare la voce principale si perde in un mare di gaffes distruggendo l’atmosfera della performance. Non aiuta il fatto che a parte la chitarra di Grimm Grimm la maggior parte dei suoni sono preregistrati con le ragazze alle percussioni più disparate: da una bottiglia di plastica ad un paio di forbici mentre un violino elettrico fa delle apparizioni sporadiche. Inizio promettente, ma un concerto alla fine deludente. Peccato…

Dopo una pausa strategica per la preparazione degli strumenti J and Murph appaiono sul palco alle spalle delle casse, chiacchierano noncuranti mentre Barlow is nowhere to be seen. L’attesa diventa stressante. Il pubblico diventa impaziente. J and Murph si avvicinano ai rispettivi strumenti titubanti. Barlow ancora non si vede. Dalla mia postazione il set di pedali collegati alla chitarra di J Mascis appare in una parola astronomico. Le prime note di Bulbs of Passion aleggiano incerte nell’aria e finalmente Barlow schizza verso il suo basso mentre ancora cerca disperatamente la collezione di plettri che gli serviranno durante il concerto, appena in tempo per l’attacco al basso. La voce di eterno ragazzino di J Mascis risuona beffarda anche se spesso è oscurata dalla potenza della sua chitarra.

I Dinosaur Jr si muovono sul palco con estrema facilità e confidenza: da un lato l’apparente ritmo rallentato, soporifico di J Mascis, passando al centro per la tranquillità silenziosa di Murph, fino ai ritmi schizzati di Barlow all’estrema destra. Il risultato è elettrizzante.

Durante tutto il concerto Barlow sprizza energia da tutti i pori e incredibilmente la sua presenza scenica surclassa la chitarra pirotecnica di Mascis. Quest’ultimo appare il suo solito spaced-out self, con una maglietta da cartone sci-fi, totalmente disconnesso dalla realtà che lo circonda. Le uniche pause che si concede e ci concede sono le necessarie operazioni di tuning per una chitarra sottoposta a fin troppa tensione. Murph appare concentrato ed attento alla batteria, sicuramente tra i batteristi più competenti ma purtroppo anonimi della scena musicale.

La distorsione melodica della chitarra di J Mascis sicuramente cattura l’attenzione e ipnotizza la maggior parte del pubblico pagante: dai ragazzini appena maggiorenni, stasera i biglietti sono limitati agli over 18, agli inevitabili giapponesi, agli uomini di mezza età con immancabile maglietta Dinosaur Jr, ovviamente.

Barlow si alterna sporadicamente alla voce per gli effetti urlati e per una sua creazione con i Deep Wound, Training Ground. È lui a mantenere il dialogo con il pubblico. Traspare un po’ di amarezza forse per non essere più o per non essere mai stati parte del circuito trendy “Reading sucks” ci dice, spontaneamente. Improvvisa una canzone di John Denver in stile crooner “Country roads Take me home to the place I belong west Virginia…” in risposta alle tante richieste assurde urlate dal pubblico.

Il concerto stasera è un roller coaster che abbraccia tutta la carriera dei Dinosaur, con e senza Lou Barrow, a partire da Dinosaur del 1985 fino a I bet on Sky del 2012. Ovviamente l’apice stasera viene raggiunto con Freak Scene, il pubblico nostalgico prevedibilmente completa le rime “when I need a friend is still you”…. prima di lanciarsi in un pogo scatenato, mentre persino J Mascis accenna uno scatenato head-banging con i suoi trademark capelli sempre lunghi e imbianchiti prematuramente. Just like heaven dei Cure impreziosita dalle urla di Barlow nell’encore, porta il concerto a livelli classicheggianti. Il finale è un nuovo ritorno nel passato con la distorsione totale di Sludgefest.

Il pubblico felice lotta per un souvenir: la scaletta a caratteri cubitali, il plettro di J Mascis. Mi ritrovo mio malgrado con una bacchetta vissuta, quasi spezzata di Murph tra le mani…


  •  
  • 10
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
    10
    Shares