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joanaspolicewoman

di Antonella Frezza

Joan Wasser non appartiene certo a quella categoria di artisti spocchiosi, che danno risposte standard e sbrigative perché non vedono l’ora di salutarti. Le piace parlare, lasciarsi andare a riflessioni e prendersi il suo tempo per elaborare al meglio ciò che ha da dire. Con alle spalle una carriera invidiabile iniziata nell’orchestra della sua scuola quando era giovanissima e rafforzatasi in varie band della scena newyorkese, è arrivata ad andarsene in tour insieme a gente come Rufus Wainwright e Antony and The Johnsons, e a collaborare con una lunga lista di musicisti tra cui spiccano Lou Reed ed Elton John. Fino al successo internazionale come Joan As Police Woman.

La raggiungo telefonicamente durante il giro promozionale per The Classic, quarto album in uscita a marzo: un lavoro tutto soul, cori doo-wop e funk che richiama certi vecchi dischi degli anni ’50 e ’60, “classici” appunto. Ammette quasi subito e con candore di essere estremamente felice in questo momento della sua vita, la sua voce è quella di una donna rilassata, realizzata e piena di energie. Ed è anche il tipo di persona che presa dall’entusiasmo ti parla delle sue non-ancora-annunciate collaborazioni senza pensarci troppo e poi ti dice «Oh! Sai che forse non potevo dirlo? Aspetta che mando un sms al mio management, vediamo cosa rispondono!». Si trattava della collaborazione con gli Afterhours… adesso si può dire.

La tua carriera come Joas As Police Woman è iniziata più di dieci anni fa, ma prima hai suonato con tantissimi altri musicisti. Ti manca qualcosa di quei primi tempi?

In realtà non è cambiato poi molto perché ancora oggi mi dedico ai progetti più svariati con altri musicisti. Amo far parte di una band, nasco come musicista classica e ho sempre suonato in orchestre, fa parte di me, mi diverte e mi emoziona. Certo a volte mi mancano le persone con cui ho suonato in passato, per esempio Antony o Rufus, ma alla fine loro li frequento comunque nella vita privata. Diciamo che in questo momento ho proprio tutto quello di cui ho bisogno… ed è fantastico!

Hai iniziato a studiare musica che eri giovanissima. Te lo saresti mai aspettato allora di diventare la musicista di successo che sei oggi?

In realtà per gli standard del mondo classico ho iniziato molto tardi a suonare, di solito si comincia intorno ai tre/cinque anni, io ne avevo otto. Anche se ero molto giovane però sapevo che la musica era la cosa più potente che avevo, è sempre stata come una religione per me, ero certa che sarebbe stata parte della mia vita in qualche modo. Certamente non immaginavo di arrivare dove sono ora o di ritrovarmi qui in Italia a parlare con te. Di questo sono grata ogni secondo della mia vita. Sta per uscire il mio nuovo disco e la gente vuole parlarne con me, lo trovo incredibile e mi rende felice.

Joan As Police Woman - Antony's Meltdown, Queen Elizabeth Hall, London  03/08/12 | Photo by Steve Asenjo

Ecco parliamo del nuovo disco, The Classic. Hai detto che in questo momento della tua vita e con questo album in particolare non sei mai stata così felice e che in qualche modo la gioia ha preso il posto della malinconia. Cos’è successo?

Sai, a questo punto della mia vita qualsiasi tipo di comportamento autodistruttivo proprio non mi interessa, tutto quello che ho fatto in passato l’ho fatto in modo così pieno ed intenso da non sentire la necessità di rifarlo mai più. Questo non significa che non attraverso dei momenti difficili e di sofferenza, ma adesso ho un approccio diverso alla vita. Mi sono anche presa del tempo lontana dalle relazioni e mi sono ritagliata più spazio per creare, per vivere.

Con questo lavoro hai cercato di catturare l’energia e lo spirito della band dal vivo, che nei precedenti album invece non venivano messi in risalto. Possiamo considerarlo come una rottura col passato e una sorta di nuovo capitolo musicale per Joan As Police Woman?

Certo, i dischi precedenti li abbiamo registrati tutti nello stesso studio e con lo stesso produttore, c’è  innanzitutto una rottura in questo senso, questo album volevo farlo in modo diverso. L’abbiamo registrato tra di noi nella band, Tyler Wood, il tastierista, oltre ad essere un musicista brillante è anche un fantastico produttore e The Classic l’abbiamo prodotto io e lui. Ci siamo concentrati su tre o quattro canzoni alla volta invece che registrare tutto insieme, penso che il risultato finale sia qualcosa di più immediato a livello di sensazioni. Poi devo dire che mi sento anche più a mio agio con queste canzoni, con la mia voce e col comporre musica in generale.

Visto che hai già co-prodotto tutti i tuoi dischi ci hai mai pensato a produrre anche quelli di altri musicisti?

Ci ho pensato eccome perché adoro produrre, me l’hanno anche proposto in passato e spero di poterlo fare presto, mi sento davvero a mio agio in studio, è una gioia. Quindi mandatemi la vostra musica, grazie! (ridiamo, ndr)

Domanda secca: The Classic è il tuo album migliore?

È difficile rispondere, molti artisti direbbero che il loro album più recente è il migliore ed io amo queste nuove canzoni, ma per me ogni album è diverso, è come paragonare animali differenti. The Classic è un album fresco e non vedo l’ora di suonarlo dal vivo. Amo un sacco questo disco… quindi ti rispondo con un sì!

Visto che hai parlato di animali… se The Classic fosse un animale quale sarebbe?

Questa me la sono proprio cercata! Forse potrebbe essere un ghepardo perché è pieno di energia e corre più veloce di qualsiasi altro animale.

Joan As Police Woman - Antony's Meltdown, Queen Elizabeth Hall, London  03/08/12 | Photo by Steve Asenjo

Senti un po’ di pressione per questo disco visto il successo e le recensioni positive del precedente?

Se questa fosse stata la mia prima intervista ti avrei risposto che un po’ di pressione la sento, ma ti dirò la verità: in questo momento sono in giro per un tour promozionale e sono già stata in cinque paesi in cui le reazioni sono state positive e confortanti, quindi sono tranquilla. Anche se è un album diverso rispetto ai precedenti porta comunque la mia impronta personale, ne vado fiera e non mi preoccupa la reazione dei miei fan perché penso che siano abbastanza aperti musicalmente da continuare a seguirmi qualsiasi cosa faccia.

Ho visto che usi parecchio i social network come Facebook e Twitter… Qual è la tua opinione sull’influenza che internet ha assunto nel mondo della discografia? Pensi che in qualche modo abbia rovinato la vera essenza della musica?

Questa è una di quelle domande che probabilmente non avrà mai una risposta. Ci sono tantissimi pro e contro, ma le radici di questo discorso possono ricercarsi nel fatto che ormai l’industria musicale ha difficoltà a vendere i dischi e quindi bisogna inventarsi nuovi modi per vendere la musica. Io sono cresciuta con i vinili che si ascoltavano dall’inizio alla fine: adoro quel formato, un gruppo di canzoni messe insieme a formare un album, penso sia un modo perfetto per ascoltare e capire il lavoro di un’artista. Però so anche che c’è molta gente che non ha mai ascoltato musica in questo modo, spesso oggi si ascolta un solo singolo e si passa oltre. Di questi tempi forse la musica manca di canzoni “reali”, si cerca solo la hit e il successo immediato, è come se la musica fosse privata della sua anima. È anche vero che ci sono alcuni paesi che stanziano dei fondi per la cultura, la musica, l’arte… il mio non è uno di questi! (ride, ndr) La cultura è la ragione per cui vale la pena vivere e sono convinta che non scomparirà mai, anche se è sempre più difficile portarla avanti. Ma qualcosa succederà, staremo a vedere.

Visto che sei una donna e una musicista di successo da molti anni, in base alla tua esperienza credi che il ruolo delle donne nel mondo della musica sia migliorato rispetto a una decina di anni fa o c’è ancora qualcosa che deve cambiare nel modo in cui la società guarda alle donne musiciste?

Senza dubbio sono stati fatti tanti passi in avanti, ma c’è ancora tanta strada da fare. Oggi rispetto al passato ci sono molte donne che fanno musica, il che è fantastico, ma ci sono anche troppe “intrattenitrici”, grandi pop star che non rappresentano al meglio il ruolo della musicista. Mi ricordo che quando ho iniziato ad andare in tour e suonavamo nei locali c’erano sempre e solo uomini, nessuno si chiedeva se fossi una musicista o la ragazza di qualcuno, davano immediatamente per scontato che fossi la fidanzata di uno della band! Adesso non penso che questo succeda ancora perché la gente è più abituata a vedere donne suonare su un palco, ma ci sono ancora tanti traguardi da raggiungere.

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