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di Rossano Lo Mele 

Cari lettori, amici e semplici curiosi. Del fattaccio – doppia copertina identica dedicata a St. Vincent sui numeri di febbraio 2014 di “Rumore” e “Il Mucchio Selvaggio” – già sapete tutti. Quindi, da dove partire? Io direi da qui:

“L’intervista a St. Vincent sul numero di Febbraio era un’esclusiva garantita a RUMORE che per cause indipendenti dalla nostra volontà non è stato possibile tutelare, ci scusiamo con Rumore e con i suoi lettori”.  

Spin-Go!

Faccio un riassunto a beneficio di tutti, per spiegare nel dettaglio come sono andate le cose. In autunno ricevo una proposta dal team di Spin-Go (ufficio di promozione che lavora a stretto contatto con l’informazione musicale). La proposta consisteva nel prendere in esame un’eventuale copertina a St. Vincent. Per il numero di febbraio 2014. Qualora l’avessimo ritenuto opportuno, in occasione dell’uscita del suo nuovo disco. In caso affermativo l’intervista sarebbe stata garantita in esclusiva al nostro giornale, per ciò che riguarda la stampa musicale italiana. In redazione abbiamo ascoltato il disco, ci siamo confrontati e abbiamo optato per il sì. Da lì è partito il tutto. Novembre 2013. Alessandro Besselva Averame è volato a Londra e ha intervistato St. Vincent. Unico dei media italiani ad averla incontrata di persona. Da quel momento per noi la pratica era chiusa. L’accordo era stato stipulato.

Archiviata l’intervista abbiamo continuato col nostro lavoro. Abbiamo nel frattempo fatto un’altra intervista in esclusiva: ai Silver Mt. Zion (gennaio 2013), con la stessa identica modalità, coordinandoci con label e distributore. Per noi non c’era neanche più da tornare sull’argomento, non avevamo ragione per dubitare di nulla. Per scrupolo ho chiesto ancora una volta ai ragazzi di Spin-Go quali altri media per così dire “extra settore” avessero intervistato St. Vincent. La risposta è stata: “Vanity Fair” e “Radio2 Rai” (entrambe telefoniche). Fatta l’ultima verifica, ribadisco, non avevamo alcuna ragione per dubitare di alcunché. Come promesso, Rumore era l’unico periodico strettamente musicale ad aver fatto l’intervista in questione.

Comincia la lavorazione del numero di febbraio, riceviamo alcune foto di St. Vincent. Come da prassi editoriale ci viene chiesto di scegliere lo scatto di copertina. Scegliamo, il grafico disegna la copertina, ma a un certo punto ci accorgiamo che lo scatto esclusivo, nostro, non è efficace. Ne preferiremmo un altro, un mezzo busto, non una figura intera. Ci viene fornito, rimontiamo la copertina, la mostriamo all’ufficio stampa per presa visione. Sappiamo bene che questo nuovo scatto specifico è a disposizione della stampa mondiale, ma sappiamo anche di essere gli unici in Italia ad avere St. Vincent in copertina. Quindi non ci preoccupiamo. Di nuovo, tutto nella prassi, come fatto decine e decine di volte.

Nella tarda mattinata di lunedì 28 gennaio ricevo una chiamata da Spin-Go. Mi dicono che “Il Mucchio Selvaggio” ha messo in copertina St. Vincent. Stordito replico: ma non era un’esclusiva? Sì, ma “Il Mucchio”, consapevole di questo accordo esclusivo, ha ritenuto opportuno procurarsi l’intervista altrove per uscire in contemporanea. Non avendo l’intervista hanno deciso di trascrivere l’intervista fatta da Radio 2.

Fino a qui lo choc, il balbettio, l’incredulità, il banale: ma perché?

Passano tre giorni. Non solo l’intervista esclusiva non era più tale, ma anche lo scatto scelto era identico. Cosa che in prima battuta non ci era stata comunicata, pur sapendo bene che lo scatto incriminato era a disposizione di tutti. Ma, come detto, immaginavamo che essendo gli unici a dedicare una copertina a St. Vincent, la cosa non fosse un problema. Ben diverso è il peso dello stesso scatto se utilizzato in copertina o in un servizio interno, alla peggio l’unica cosa che sarebbe potuta accadere altrove.

Il 28 di gennaio o di qualsiasi altro mese, essendo la fine del mese, come ogni fine del mese, un qualsiasi mensile è già in stampa. Troppo tardi per cambiare copertina: e perché poi, visto che i legittimi proprietari eravamo noi di “Rumore”? Pur sapendo che un concorrente (generico, non “Rumore”) avrebbe messo in copertina St. Vincent, al “Mucchio” hanno deciso comunque di procedere e di dedicare lo stesso la copertina alla medesima artista. Non violando – specifico – alcuna legge. Se non quella del buon senso giornalistico.

Naturalmente non ho fatto in tempo a scrivere tutto ciò nell’editoriale di febbraio. La sensazione è che chi ha operato in questo modo l’abbia fatto chirurgicamente, facendo sì che noi non sapessimo nulla se non alla fine del mese, a stampa in corso. Mi perdonerete quindi se ricorro alla citazione del mio editoriale pubblicato sul numero 264 di “Rumore”, gennaio 2014. Quasi una premonizione:

“Tutto è esasperato, nel paese (paesino) e nel nostro mondo più che mai, dove ancora si confonde l’attitudine punk con la maleducazione; senza apparente via d’uscita. Dove le risorse non esistono, ma bisogna farsi e dimostrarsi sempre più scaltri e intelligenti, farsi la guerra e brindare alle difficoltà altrui, io sì che saprei il modo. Facendo così il gioco di quella parte d’industria dello spettacolo che invece le risorse le ha (la TV, per dire) e che è furba abbastanza da saperle gestire senza litigi da riunione di condominio”.

Dovrei, dovremmo essere arrabbiati. Invece provo e proviamo solo pena. Per la situazione, per le circostanze in cui tutto si è evoluto. A questo punto siamo arrivati? E per cosa? Due briciole? Il possesso dell’isolato? Non ci si rende conto che così ci perdiamo – tutti – anzi tutto la credibilità e la faccia, oltre che le copie vendute? Ma perché? St. Vincent non è i Beatles, non ha pubblicato il White Album? Non è così appetibile, commercialmente. Non ho mai pronunciato mezza parola sulla controversa vicenda de “Il Mucchio”. Non comincerò certo ora. Ho amici e colleghi che lavorano lì. Li rispetto e li leggo. Non ho rispetto invece per chi ci ha preso in giro. Noi lavoriamo in modo corretto e scrupoloso, senza pestare i calli a nessuno. Che situazione è quella in cui ci troviamo addirittura costretti a chiedere scusa di aver rispettato le regole?

Capisco che l’Italia sia un paese dove l’anormalità diventa la normalità e se non ti adegui sei un povero pitocco. Ma – oltre al danno subito e tutte le chiacchiere da bar – passare per coglioni, solo perché siamo stati corretti (così come continueremo a essere, sempre), questo proprio no.