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MM iStanbul ok

 di Ercole Gentile

Sono venuto a conoscenza dei MOP MOP quasi per caso. Tramite il passaparola di alcuni amici berlinesi prima, poi notando il loro nome scritto spesso nel folto programma musicale della capitale tedesca.

Così mi informo e vedo che questo collettivo, che si definisce “bastard modern jazz”, ha radici italiane ed è stato fondato dal romagnolo Andrea Benini. Mi incuriosisco ulteriormente e noto che i Nostri girano da qualche tempo tutta l’Europa con il loro progetto, sono nel giro dei Jazzanova (stesso management e booking, nonché diverse collaborazioni con loro) e decido così di incontrare Andrea per farci due chiacchiere.

Lo raggiungo nella sua abitazione/studio a Neukolln, dove è temporaneamente sistemato prima di trasferirsi nella sua nuova dimora in quel di Friedrichschain. “Con le case è sempre un casino ormai. Riuscire a trovare il giusto equilibrio tra qualità e prezzo a Berlino sta diventando sempre più complicato”, chiosa, aprendo un discorso molto popolare tra la popolazione locale.

Arriva una bella tazza di the verde ed il Benini interrompe un video su Youtube: “Mi era venuta un po’ di nostalgia. Stavo ascoltando dei pezzi di Battisti che non sentivo da moltissimo. Tanta roba”.

Ci mettiamo comodi e ci addentiamo nel discorso MOP MOP.

AB-DjPress-Picture by Gaia Marturano

Quando nasce tutto il progetto? Se non sbaglio tu ne sei il fulcro…

“Esatto. Tutto comincia quando io da Cesena mi trasferisco a Bologna nel 1997 per studiare Musicologia al DAMS. Qui ho conosciuto Alex Trebo, con il quale ci accomunava l’amore per il jazz e per la musica sperimentale. In quegli anni Bologna era un po’ il centro della vita culturale e studentesca e così abbiamo iniziato a suonare nella scena locale. Suonavamo jazz ogni giorno”.

Quali erano le reazioni della gente in quel primo periodo?

“Il pubblico arrivava. Ovunque suonassimo c’era gente e ci accorgevamo che il nostro modo fresco e moderno di proporre jazz piaceva. Io avevo alcuni contatti nel mondo del clubbing e così decisi di iniziare a contaminare la nostra musica anche con i suoni provenienti da quel mondo. Il primo disco The 11th Pill esce nel 2005 e viene subito licenziato in Giappone: si trattava comunque di un lavoro abbastanza tradizionalista, basato anche sulle colonne sonore italiane degli anni sessanta e settanta. Da lì abbiamo firmato con l’etichetta tedesca Infracom con cui abbiamo realizzato il secondo ed il terzo album (Kiss of Kalì, 2008 e Ritual of the Savage, 2010), cominciando a girare l’Europa in tour in lungo e in largo”.

Quindi piano piano le cose hanno cominciato a crescere sempre di più, ma quando hai avuto la percezione di una vera svolta?

“Nel 2012 il brano Three Times Bossa è stato scelto per la colonna sonora del film To Rome with Love di Woody Allen ed è stato sicuramente un bel colpo, oltre che una bella soddisfazione. E poi l’ultimo album Isle of Magic del 2013, edito da Agogo Records e distribuito da !K7. È stato un bel boom, considera che siamo già alla terza ristampa ed abbiamo riscosso nel mondo moltissimi riscontri positivi, comprese recensioni entusiaste di riviste come The Financial Times, Sunday Times e Mojo. Dopo dieci anni stanno arrivando grandi frutti e posso dire che abbiamo raggiunto un livello medio/grosso nella scena underground”.

Com’è nata la scelta di trasferirsi dall’Italia a Berlino?

Noi abbiamo sempre, “a causa” del genere che proponiamo, lavorato più per l’estero. Certo, una certa attenzione c’è stata anche in Italia: ricordo ad esempio che Alessio Bertallot fu uno dei primi a passarci su Radio Deejay; anche i programmi su Radio RAI ci hanno proposto, però è stato più facile che ci passasse la BBC e Gilles Peterson, per dire.

Spesso mi arrivano mail da gente italiana che mi dice: ‘ah ma siete italiani? E chi se lo aspettava’. Così nel 2009 mi sono trasferito a Berlino, pensando di riuscire a essere più al centro della scena che mi interessa e poter prendere maggiori contatti”.

Mi rendo conto che è un discorso lungo e complesso ma, semplificando, quali pensi siano le ragioni per cui il vostro sound è più apprezzato fuori dall’Italia che nel Belpaese?

“Per semplificare: il tempo in levare, il jazz, l’underground, non fanno parte della nostra cultura. Non c’è un substrato in Italia pronto ad investire su questo. Ti faccio un esempio: noi non siamo tedeschi, ma la nostra label investe sulla promozione in Germania e qui se un prodotto è di qualità anche i grossi network radiofonici ti passano, a prescindere dal genere.

In Italia è quasi impossibile fare business nell’underground. Da noi non ci si investe e quindi non arriverà mai profitto, e si resta fermi al mainstream televisivo e questo credo sia un grande errore, perchè penso che in Italia ci siano grandi artisti che se fossero altrove riuscirebbero ad emergere. Paradossalmente si riesce ad essere notati in Italia di più se sei un progetto italiano che emerge all’estero prima che da noi: come dire, lasciamo investire prima gli altri, poi se la cosa funziona allora ci buttiamo anche noi.”

Credi sia anche una questione di educazione del pubblico?

Credo sia una questione culturale. Recentemente abbiamo suonato a Parigi ad un grosso festival universitario ed abbiamo visto che lì, grazie al meltin-pot che caratterizza la città, la gente è andata in visibilio con il nostro sound. E sto parlando di 1500 ragazzi tra i 20 e 25 anni. All’estero c’è una base giovane molto più aperta a recepire nuove tendenze.

È sì una questione di educazione: da noi ci deve essere la struttura strofa/ritornello/strofa. Sembra una frase fatta, però credo sia vero che in posti come Francia, Germania, Inghilterra, Nord Europa la gente sia più pronta e curiosa a recepire.
Però sono fiducioso e credo che lentamente le cose stiano cambiando, grazie anche alla Rete che permette di scoprire ed appassionarsi a cose nuove. L’ho visto anche su di noi: la nostra fan base italiana sta crescendo e questo ci fa molto piacere.

E ci tengo a sottolineare una cosa: nelle recensioni all’estero viene sempre sottolineato che siamo italiani, come fattore di pregio, come a riconoscere il valore del Made in Italy. E questo credo sia sempre una bella soddisfazione.”

Nella vostra musica si sente molto l’influenza elettronica, molti vostri pezzi sono praticamente da dancefloor. Qual è il tuo rapporto oggi con il mondo del clubbing?

“La mia passione per queste sonorità è nata sempre ai tempi dell’università quando ho studiato storia della musica moderna. Mi sono appassionato fin da subito ai primi sperimentatori come John Cage e Harry Partch fino alla scena attuale. La mia passione per il clubbing però si sviluppa indubbiamente da quando vivo a Berlino. Qui c’è il vero underground in questo ambito, penso anche molto più che in Inghilterra: una valanga di produttori si trasferiscono in città e mi piace andare a curiosare nei club cittadini. Vivendo qui è impossibile non essere influenzato da questa cultura e da questo sound.”

Qui a Berlino siete nel giro dei Jazzanova, uno dei gruppi di riferimento in questo ambito di jazz contaminato…

“Dallo scorso anno stiamo lavorando con Best Works, agenzia fondata da Daniel Best, che qui in Germania conosce davvero tutti e si occupa anche del  management dei Jazzanova. Daniel lo avevo conosciuto grazie alla Infracom,  siamo diventati amici e quando lui ha capito che si stavano muovendo delle cose ha deciso di investire su di noi. E poi con i Jazzanova ci siamo conosciuti, abbiamo collaborato ed è nata anche con loro una bella amicizia”.

MM iStanbul ok

Avete suonato di recente a Parigi ed Istanbul, e so che state per partire in un nuovo tour europeo. Avete altri progetti in ballo?

“Si, partiamo il 14 febbraio da Bruxelles e faremo un tour intensivo fino al 22 febbraio. Passeremo da Rotterdam, Amsterdam, Brno, Budapest, Vienna, Berlino (il 21/2 al Privat Club) e Offenbach.

E poi ci sono ancora delle cose non confermate che sarebbero davvero molto interessanti se andassero in porto…”

Ce le puoi anticipare?

Ripeto, non sono ancora confermate, anzi incrociamo le dita. Si parla di un possibile tour con i Jazzanova a maggio in Brasile e poi si vocifera di un tour in ottobre negli Usa con alcune serate insieme al grande Mulatu Astatke.

Poi usciranno altri remix di Isle of magic e mi metterò al lavoro sul materiale inedito. Se andasse in porto il tour americano l’idea sarebbe di fermarci a registrare il disco nuovo a Los Angeles ed il sogno quello di chiedere un featuring a Mulatu…staremo a vedere.”


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