massimo-volume

di Francesco Bommartini

Tanta gente al concerto dei Massimo Volume ad Interzona. La band capitanata da Emidio Clementi, che nel pomeriggio è anche passata dalla Feltrinelli Express, non ha deluso le aspettative concentrando il concerto sull’ultimo, e acclamato, Aspettando i barbari. Post-rock ai massimi livelli, con picchi emozionali irraggiungibili da altre band che restano costrette a scimmiottare questo quartetto che è in attività dal 1991. Nessun parlato tra un brano e l’altro, visi tirati, concentrati. Egle ai massimi livelli, volumi tosti ma mai eccessivi, ottimo lavoro da parte del fonico. Gli intrecci si sono susseguiti generando negli ascoltatori picchi emozionali sco(i)nvolgenti. I suoni di chitarra, in particolare, hanno colpito molto. A livello di effetti le asce (si dice così, nel metal) dei Massimo Volume hanno poco da imparare. Nessuno spazio allo spettacolo, se non per quanto riguarda i video proiettati sullo sfondo di Interzona, spesso semplici riempitivi e solo raramente davvero complementari alla performance. Se posso muovere una critica è proprio la freddezza che trasmettono il punto debole, almeno live, di questo progetto. Sono mosca bianca nel far notare ciò, ma tant’è.

E qui esce fuori la mia anima bastian contraria perché, personalmente, ho preferito nettamente la performance dei Dadamatto. Quando sono entrato nello storico locale veronese, da cui passano e sono passati artisti di livello mondiale, non sapevo manco chi fossero. Mi aspettavo il classico gruppetto indie da metà classifica. Sono stato, goduriosamente, smentito. Il trio si è posto fin da subito in modo desueto, con il batterista a mostrare a tutti la sua impostazione jazz ma con un tiro che più rock non si può, in mezzo al bassista-cantante e al chitarrista. Paradossalmente è stato proprio quest’ultimo a farsi notare meno. Perché la band di Senigallia punta molto sulle ritmiche, pur mantenendo una capacità comunicativa elevata. Le composizioni sono sempre a metà tra il ridanciano e varie sfumature del rock. I Dadamatto potrebbero fare quello che vogliono, strumentalmente parlando, ma hanno scelto di vivere la loro esperienza musicale con saggezza, senza abbandonare la fruibilità di quel che suonano.