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di Renato Angelo Taddei

Il forum di Assago – non lo chiamerò con il suo nome d’oggi, resto profondamente legato alla stagione cestistica degli anni ’90 con la Stefanel a combattere a testa alta con le bolognesi – ieri sembrava una cattedrale nel deserto. Sono arrivato piuttosto tardi, sembrava che la gente accorsa per il concerto dei NIN fosse poca. Invece, era solo già tutta dentro. Parterre non gremito, ma spalti occupati quasi in ogni ordine di posto. La luce è accesa e l’impatto, come al solito, è notevole. I volti attorno a me parlano di vite passate ascoltando metal, industrial e punk. Più che in altri eventi di media grandezza di questo tipo si capisce come i presenti siano ascoltatori abituali, non presenzialisti del live a tutti i costi. Il colore prevalente è il nero, e nonostante sia ancora estate le calzature d’ordinanza sono stivali alti e anfibi. Le ragazze sono belle, alcune bellissime. Per la maggior parte, sono vestite come ufficiali nazisti.

NIN live 02

Foto e video via renato_a_t

Le luci restano accese anche quando, completamente a caso, Reznor sale sul palco da solo, con le sue braccia enormi ed un synth. Parte una drum machine, dei rumori, inizia a cantare. Sul palco lo raggiungono, uno alla volta, i suoi quattro strumentisti. È iniziato. La luce resta accesa, ci guardiamo storditi. Alla fine del primo pezzo viene spenta. Ci guarderemo nello stesso modo quando, due ore dopo, verrà riaccesa.

Il buio viene salutato con un’ovazione, la prima di una lunga serie. Il concerto dei NIN è un’esperienza devastante sia per le orecchie che per gli occhi: lo spettacolo di luci è studiato fino al dettaglio e di una bellezza annichilente. Visivamente, è stato il miglior concerto a cui abbia mai assistito. I giochi di luce sono tecnologia pura, proiettati su schermi mobili che però vengono mossi dai membri dello staff. Una divertente dicotomia tra tecnologia e umanità.

NIN live 03

La scaletta si dipana tra ogni creazione reznoriana, dai classici degli anni ’90 (con la loro furia mai sopita e esaltata dall’amalgama che offre la nuova formazione) agli ultimi lavori (più ambient e pacati). Trent Reznor è un vincente. Lo vedi dal suo fisico, da come tiene il palco, dai successi ottenuti e da come le maestranze al suo comando seguano pedissequamente e perfettamente i suoi ordini.

Rispetto a quanto proposto nel 2007 e nel 2009, questo concerto va oltre l’elemento prettamente musicale. In passato i NIN preferivano un impatto più misurato, seppur furioso, rappresentavano una misantropia musicale buttata in faccia ai propri ascoltatori. Una rabbia di fondo compressa e riconoscibile. Il live proposto questa sera è stato metamusica. Reznor è un musicista che riscopre se stesso e i propri pezzi, rendendoli assalto sonico e visivo. I vecchi live erano concerti, questo è uno spettacolo. Una trasformazione che lascia positivamente frastornati e stupiti.

Alla fine arriva la liturgia di Hurt, immensa come tutti ce la ricordiamo, e tutti discutiamo per la settecentesima volta se sia meglio l’originale o quella di Cash. Sono passate due ore ma sembrano passati dieci minuti da quanto è filata via liscia questa meraviglia. Le luci si accendono. Sorrisi ebeti, facce pensierose, dark in preda a crisi di valori: è tutto sconvolto. La serata è fresca, sembra già autunno. Le canottiere piene di spille si allontanano battendo i pesanti stivali. Una ragazza bionda, nella sua mascolina bellezza, racconta che ha toccato una mano a Reznor, che viene da Bologna ed è contenta. Io pure.

Setlist:

Copy of A
Sanctified
Came Back Haunted
1,000,000
March of the Pigs
Piggy
The Frail
The Wretched
Terrible Lie
I’m Afraid of Americans  (David Bowie cover)
Closer
Gave Up
Help Me I Am in Hell
Me, I’m Not
Find My Way
The Warning
What If We Could?  (Trent Reznor and Atticus Ross cover)
The Way Out Is Through
Wish
Survivalism
The Good Soldier
Only
The Hand That Feeds
Head Like a Hole
Hurt


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