
Alcuni dischi da ascoltare usciti questa settimana, dal 1 al 5 aprile
Cosa abbiamo ascoltato la settimana scorsa? Ecco qui.

Bon Iver – VOLUMES: ONE (SELECTIONS FROM MUSIC CONCERTS 2019-2023 BON IVER 6 PIECE BAND) (Jajaguwar)
Seguendo l’esempio di due grandissimi come Bob Dylan e Neil Young, anche Justin Vernon e soci hanno deciso di mettere mano al proprio archivio e trarne una serie di pubblicazioni, che in questo primo volume include una serie di brani registrati dal vivo tra il 2019 e il 2023. A detto dello stesso leader della band: “Questo particolare set di 10 canzoni è come dire: “Ecco, se non avete mai ascoltato i Bon Iver, o se li avete ascoltati e non vi sono piaciuti, questo potrebbe fare al caso vostro”. Questo è ciò che siamo diventati. Questo è davvero il meglio di noi. È proprio così.“

Thundercat – Distracted (Brainfeeder)
A sei anni di distanza dal precedente It Is What It Is l’acclamato bassista e produttore americano torna con il suo quinto album in studio. Caratterizzato come di consueto da un eclettismo estremo, il disco spazia dal funk fino alla musica psichedelica, muovendosi tra molteplici generi ma mantenendosi sempre ancorato a sonorità di matrice black. Al suo interno sono numerosi gli ospiti: Tame Impala, il compianto Mac Miller, Lil Yachty, Flying Lotus, A$AP Rocky, The Lemon Twigs, Channel Tres e Willow.

Angine De Poitrine – Vol. II (auto prodotto)
In ambito rock e dintorni sono il fenomeno del momento, dopo che la loro esibizione Trans Musicales di Rennes è diventata virale su tutte le piattaforme e ha mostrato al mondo intero una delle cose più bizzarre viste negli ultimi anni: un duo chitarra e batteria i cui membri sono vestiti in abiti a pois e con i volti coperti da strane maschere, intenti a proporre una serie di cervellotici brani a cavallo tra prog, math rock e jazz. Nessuno sa chi si celi dietro i travestimenti dei due musicisti canadesi e, come sempre, è proprio questo che alimenta la curiosità su questo progetto e sulla musica proposta in questo nuovo disco.

Arlo Parks – Ambiguous Desire (Transgressive)
A tre anni di distanza dal precedente My Soft Machine l’artista britannica torna con il suo terzo album in studio, in cui la sua volontà di sperimentare l’ha portata a sostituire veri musicisti e strumenti acustici con sintetizzatori e VST per rendere meglio l’atmosfera della frenesia urbana. Questo disco ha il desiderio al centro. Il desiderio è una forza vitale, è un volere, un anelito, uno slancio: siamo tutti vivi perché c’è qualcosa o qualcuno che vogliamo; il desiderio è un motore. Ma è anche misterioso, intricato, casuale, illuminante e UMANO».

sunn O))) – sunn O))) (Sub Pop)
Il duo di Seattle composto da Stephen O’Malley e Greg Anderson torna con il suo decimo album in studio, il primo con la storica etichetta della loro città e il primo senza le produzioni del compianto Steve Albini, che aveva messo le mani sui precedenti Life Metal e Pyroclasts. Nonostante ciò il marchio di fabbrica della band rimane intatto: 6 brani da almeno 10 minuti l’uno (con una sola eccezione) in perfetto stile drone metal, arricchiti da numerosi suoni d’ambiente catturati intorno allo studio di registrazione, un fienile riconvertito immerso nella foresta

Earl Sweatshirt, MIKE & SURF GANG – POMPEII // UTILITY (10k/Tan Cressida/Surf Gang/The Harp)
Il rapper di Chicago è reduce dalla recente pubblicazione del suo quinto album in studio Live Laugh Love nel 2025, così come il collega del New Jersey che lo scorso anno ha pubblicato ben due dischi: Showbiz! e il secondo capitolo di Pinball insieme a Tony Seltzer. I due artisti, sotto la supervisione del produttore che porta il nome della sua stessa etichetta, si sono imbarcati in un progetto singolare: un doppio album che unisce una prima metà affidata a MIKE e una seconda dedicata a Earl Sweatshirt, ma entrambe unite e prodotte da SURF GANG.

Bruce Hornsby – Indigo Park (Zappo/Thirty Tigers)
A due anni di distanza dal precedente BrhyM, Deep Sea Vents l’instancabile cantante e pianista americano giunge al suo venticinquesimo album in studio. Sul processo che l’ha portato a scrivere le canzoni del suo nuovo disco l’artista si è espresso così: “È solo un vecchio bastardo che guarda indietro, mentre spera di spingersi verso nuove e avventurose aree musicali e testuali. Ad essere onesto, ho trovato un modo, un percorso per…invecchiare con grazia, con l’aiuto di alcuni miei nuovi amici“.

The Bevis Frond – Horrorful Heights (Fire)
Nick Saloman e soci giungono alla notevole cifra del trentesimo album in studio, che segue Focus On Nature del 2024, e dimostrano di essere più in forma che mai. Caratterizzato dall’ingresso in formazione del nuovo bassista Louis Wiggett, il disco si muove lungo una serie di brani pop psichedelici con chitarre in continua oscillazione tra sonorità a volte jingle jangle e altre più pesanti. Lo stesso leader della band l’ha descritto in maniera entusiastica: “Sono le migliori canzoni che ho scritto negli ultimi anni, nate in modo spontaneo e istintivo.”

LOS THUTHANAKA – Wak’a (auto prodotto)
Il duo composto dalla coppia fratello-sorella di artisti americani di origini boliviane Joshua Chiquimia Crampton e Chiquimamani-Condori giunge al suo secondo album in studio, in seguito all’omonimo debutto di appena un anno fa. Il successo di critica ottenuto dal primo lavoro affida a questo nuovo EP la missione di confermare quanto di buono è stato mostrato in precedenza e con la sua commistione di campionamenti, musica elettronica e strumenti tradizionali sembra candidarsi come un degno successore.

deary – Birding (Bella Union)
Dopo la pubblicazione dei singoli Seabird, Alfie e Alma il trio londinese composto da Rebecca Cockram (voce), Ben Easton (chitarra) e Harry Catchpole (batteria) giunge al suo album d’esordio. Con una serie di brani a cavallo tra dream pop e shoegaze la band intende perseguire un obiettivo ben preciso: mostrarsi dei tesori, degli amori. Come dichiarato dallo stesso chitarrista della band: “Il nostro ultimo EP rappresentava il nostro tentativo di essere deary, e questo album ci vede essere deary.”

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