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Tutti i contenuti del numero 357 di Rumore, ottobre 2021. Sufjan Stevens, il cinema interiore

Sufjan Stevens non parla con la stampa italiana praticamente da un decennio. Una specie di record se consideriamo che stiamo parlando di un artista con una ventina d’anni di carriera sulle spalle. 20 anni in cui è riuscito a cementare il suo ruolo nella musica indipendente mondiale: Sufjan è divenuto ormai un canone della canzone pop più ricercata. Ha abbracciato generi e collaborazioni, come dimostra questo suo nuovo album in coabitazione con il cantautore connazionale Angelo De Augustine. Un disco speciale. Nato durante la clausura e il lockdown e totalmente, devotamente, ispirato al cinema. Selezionata una ipotetica playlist di film molto amati dall’autore appartenenti alla storia del cinema, Sufjan si è messo al lavoro creando delle canzoni che potessero corrispondere, una alla volta, ai titoli scelti. Ne è nato un disco speciale, una sorta di “cinema interiore”, come abbiamo intitolato in copertina. Un album che ci offre l’opportunità per riassumere la storia di uno dei più poliedrici talenti della musica contemporanea. Attraverso un’intervista esclusiva a Stevens raccolta dal nostro Mauro Fenoglio. Da qui parte il primo vero numero autunnale di Rumore, 357, ottobre 2021.

Ci spostiamo un po’ più a nord, in Canada, per qualche pagina, incrociando una serie di progetti “irregolari”. Ci riferiamo ai formidabili BadBadNotGood: nostri beniamini quasi impronunciabili da qualche anno ormai, tanto che la definizione di Radiohead del jazz attaccatagli addosso dalla stampa straniera vale parecchio più di un semplice slogan. Li abbiamo così intervistati all’alba del disco nuovo, che con tutta probabilità sarà quello della consacrazione per la band di Toronto. Per risalire alle origini di questa ricchezza canadese a base di hip hop, elettronica, jazz, beats e sperimentazione, abbiamo deciso di raccontare anche la storia di una leggenda minore: quel Max Turnbull che da oscura leggenda locale è divenuto un pioniere della modernità canadese.

Facciamo poi un salto indietro nel tempo di 50 anni. Mezzo secolo esatto: da tanto sono in giro i tedeschi Faust. Più che una band, un’autentica istituzione del rock sperimentale mondiale da pressoché sempre. Un culto pagano. Hanno influenzato musicisti d’avanguardia a ogni angolo del mondo, e ancora continuano a farlo. Se il “druido” Julian Cope rimane il loro fan numero uno, il nostro Alessandro Besselva Averame ha invece compiuto un’impresa editoriale eroica. In occasione della ristampa di un box che riunisce i primi vagiti della band, a inizio anni 70, è riuscito ad agganciare la band al completo. Ne è venuto fuor un ritratto orale, collettivo e inedito, di quegli anni e di come si sono riverberati in tanta musica a venire che ancora oggi viene prodotta e ascoltata ovunque.

Se parliamo di curiosità artistica, Valentina Magaletti non è certo seconda a nessuno: la batterista cresciuta a Bari, ma da anni residente in Inghilterra, è ormai firma e titolare di una serie di progetti – uno migliore dell’altro – che negli ultimi anni hanno incendiato le propaggini del rock e dell’elettronica. Stiamo parlando di band come Tomaga, Moin, Holy Tongue e Vanishing Twin. Abbiamo così deciso di realizzare una lunga chiacchierata ed excursus, viaggiando dentro una visione e una carriera coraggiose, internazionali, in una parola: uniche. Ci ha raccontato senza filtri dei suoi inizi e degli sviluppi, soffermandosi anche sui colleghi d’eccezione con cui ha deciso di collaborare di recente. Un’avventura rara e per questo ancora più preziosa. Un vanto nazionale.

E ancora: approfondimenti e interviste a progetti nuovi come i londinesi hard psichedelici Green Lung. Non mancano le sperimentazioni nel suono della producer newyorkese L’Rain. Così come non è assente la forza della forma canzone indie vecchio stile nella proposta dei romagnoli Manuel Pistacchio, degli irlandesi Newdad, della ragazza americana che si fa chiamare Little Hag e di quella svedese ribattezzata Promise And The Monster. Senza dimenticare le chitarre dei sardi Sarram. Riavvolgiamo il filo della memoria sulla vicenda e l’intera discografia degli statunitensi Steppenwolf: per moltissimi solo gli autori dell’inno Born To Be Wild, mentre Claudio Sorge analizza la loro parabola nel dettaglio dai tardi anni 60, raccontando la faccia ambigua del movimento hippy. Nella rubrica denominata “Radici” abbiamo sintetizzato gli ascolti preferiti dei cinematici londinesi Public Service Broadcasting, autori di un album appena edito di cui infatti diciamo poche pagine prima. 

Recensiamo moltissime nuove uscite discografiche; fra cui si segnalano prima di tutto gli album di Cleopatra Zvezdana Nikolic, in arte Cleo Sol, e del salentino Fabrizio Martina, già noto come Jolly Mare, nostri dischi del mese. Ma includiamo anche le fresche uscite di Madteo, Chvrches, Jerusalem In My Heart, Sam Fender, Circuit Des Yeux, Amon Tobin, Lorde, Herbert, Trivium, Carmen Consoli, My Morning Jacket, Kacey Musgraves, Melvins, Jake Bugg, Mario Venuti, Billy Bragg, Alice Tambourine Lover, Tirzah, Kanye West, Manic Street Preachers, Drake, Ament, The War On Drugs, Nas, The Specials, King Krule, Full Of Hell, Parquet Courts, Pond etc. Fra le ristampe spiccano invece quelle di Pearl Jam, David Crosby, Giuni Russo, Brainiac, Chris Carter, Neil Young, Garbage, Outkast, The Cult. Oltre a film, serie, fumetti. Nella sezione letture ci concentriamo soprattutto sulle sottoculture britanniche del dopoguerra investigate da Fabio Fantazzini, sul tropicalismo analizzato da Pietro Scaramuzzo e sull’attesissimo volume di saggi socio musicali firmato da Kodwo Eshun.

“Rumore” 357, ottobre 2021, è in edicola al prezzo di 7.00 euro. Disponibile anche la versione digitale da scaricare. Buona lettura!

Edizione cartacea – Abbonati qui
Edizione digitale – Abbonati qui

SOMMARIO 

L’EDITORIALE
NEWS
PUNTI DI VISTA
MY TUNES
FUTURA

DISCO DEL MESE
RECENSIONI
TREECOLORE
IN ITALIA
RADICI
IN BREVE
SINGOLARE
FLASHBACK
RETROPOLIS

CHE FINE HAI FATTO?
GENTE SOLA
VISIONI
LETTURE
FUMETTI
POSTER-I
BANDA LARGA


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