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L.I.T.A.N.I.E.S. è la seconda opera che vede Nick Cave collaborare con il compositore belga Nicholas Lens.

L.I.T.A.N.I.E.S. è la seconda opera, dopo Shell Shock del 2014, che vede Nicholas Lens collaborare con Nick Cave, che ha scritto 12 “litanie” per il lavoro del compositore belga, in uscita il 4 dicembre. L’idea dell’opera è stata concepita durante il lockdown, e sempre a causa dell’isolamento gli 11 musicisti dell’ensemble hanno registrato le loro parti separatamente a casa di Lens. All’interno del gruppo è confluita la figlia del compositore Clara-Lane che ha suonato le tastiere, aiutato con la produzione e cantato alcune parti.

“Aprile 2020”, racconta Cave, “ero in lockdown, il mio tour mondiale era stato cancellato ed ero alla deriva in una strana inquietudine, apocalittica e noiosa allo stesso tempo. Nicholas mi ha chiamato e mi ha chiesto se volevo scrivere ’12 litanie’. Ho accettato con gioia. La prima cosa che ho fatto dopo aver riattaccato è stato cercare ‘cos’è una litania?’. Ho imparato che una litania è ‘una serie di richieste religiose’, e ho capito che avevo scritto litanie per tutta la vita. La settimana seguente ho scritto 12 testi che tracciavano la nascita, la fioritura, la rottura e la rinascita di un essere umano – richieste a un creatore divino per chiedere una qualche specie di accordo cosmico e trovate magnificamente rese nella meravigliosa musica composta da Nicholas. è stato un privilegio, un piacere e un onore”.

“Non puoi quasi uscire di casa per andare in panetteria”, aggiunge Lens, “sedersi su una panchina era proibito, anche per vecchie coppie bisognose di un po’ di riposo. Le poche persone che incontravi ti fissavano. C’era paura nei loro occhi, paura dell’ignoto, come se non fossero pronti. Paura unita a un violento desiderio per gli eventi passati, per una rinnovata calma interiore, forse per un cosciente non essere passivi. Sembrava così Le note sono arrivate rapidamente, quasi troppo veloci per scriverle. Come un mondo parallelo che si rivela improvvisamente, in fretta, provocato da questo silenzio cittadino da lockdown. Nessuna complessità nel ritmo e nel tono stavolta, nessuna delle mie solite strutture. Ma la semplicità di qualche volta solo melodie, melodie mormorate che provano a trasformare una vaga tristezza interiore in un bagliore di calore. Come raggi di sole, all’inizio prudenti poi luminosi, interrotti da linee di matita lunghe e scure, il modo in cui Hiroshige disegnava la pioggia. Sono davvero grato per il tempo in cui sono potuto stare accanto alle colline di Kita Kamakura nel distretto giapponese di Kanakawa, un posto dove ha avuto irigine l’idea per L.I.T.A.N.I.E.S. Entrambi gli autori avevano le loro ragioni per scrivere litanie. Non avevano nemmeno bisogno di conoscere le ragioni dell’altro. Alcune volte è così e basta”.


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