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I Hate My Village_Circolo della musica_Rivoli
(Foto: Luigi De Palma)

Il luogo si chiama Circolo della Musica, fino a pochi mesi fa si chiamava Maison Musique, noi di Torino e dintorni ci metteremo un po’ di tempo ad abituarci al cambio di nome (soprattutto io che, per dire, ho Vodafone ma la chiamo ancora Omnitel), ma sicuramente ce la faremo. Un luogo accogliente che da anni propone concerti dei generi più vari, ostacolato però da lunghe pause tra chiusure e riaperture. La serie di concerti organizzata qui dal Circolo dei Lettori è un po’ la “cosa nuova” che in questo febbraio sta accadendo in città. Anzi, fuori città, visto che si trova a Rivoli, sufficientemente lontana per scoraggiare il pigro, sufficientemente vicina per attrarre l’interessato. Una serie di caratteristiche rendono confortevole assistere a un concerto qui: orari veri e non indicativi, navette su prenotazione dal centro di Torino andata e ritorno, biglietti a 10 euro per tutti i concerti, capienza comoda (250 persone) che consente di muoversi respirare. La capienza ridotta rende più facile il sold-out, e infatti i biglietti per I Hate My Village vanno esauriti con qualche giorno d’anticipo.

I Hate My Village_Circolo della musica_Rivoli
(Foto: Luigi De Palma)

Sugli I Hate My Village ormai sappiamo tutto. 1) Componenti illustri da Bud Spencer Blues Explosion, Calibro 35 e Afterhours, Verdena, Jennifer Gentle; 2) Adriano Viterbini e Fabio Rondanini, ispirati dalle loro esperienze a fianco di artisti africani (Bombino e Rokia Traoré) ne traggono molti pezzi strumentali; 3) Alberto Ferrari aggiunge linee vocali in inglese; 4) Marco Fasolo produce l’album, pubblicato da La Tempesta International. Sarebbe inutile cercare una chiave di lettura di questo concerto che non sia la pura e semplice realtà: 4 musicisti di alto livello che hanno un’estrema facilità a suonare insieme, a improvvisare, a divertirsi in un’ora calda e eccitante guidata dai riff di Viterbini.

I Hate My Village_Circolo della musica_Rivoli
(Foto: Luigi De Palma)

Mentre aleggiano nell’aria le parole “supergruppo”, “musica africana”, “tecnicamente bravi”, rimane occasione per alcune impressioni soggettive. Fabio Rondanini è il batterista più concupito del momento: tra Daniele Silvestri, Sanremo, Afterhours, Calibro 35, Propaganda Live, come detto Rokia Traoré, e ora anche I Hate My Village, e chissà quante situazioni sto dimenticando, viene da chiedersi dove trovi il tempo per accontentare tutti. Al basso è naturale vedere Marco Fasolo, dopo che ha vivisezionato i pezzi in fase di produzione; è meno scontato invece trovare Alberto Ferrari suonare anche la chitarra, oltre a “suonare” la voce. Di più: è bello vedere suonare insieme Adriano Viterbini e Alberto Ferrari, due modi opposti di far risuonare la chitarra elettrica, figli l’uno del blues, l’altro del grunge, e che poteva sembrare bizzarro poter pensare sullo stesso palco, eppure.

I Hate My Village_Circolo della musica_Rivoli
(Foto: Luigi De Palma)

Altri appunti sulla serata: 1) il gruppo sale sul palco sotto il suono di un pollaio, penso subito al Pollaio dove i Verdena sono soliti registrare, immagino un’allusione ma probabilmente è un collegamento casuale. 2) In scaletta c’è anche Tubi innocenti di Adriano Viterbini, dall’album solista Film O Sound, registrata con Fabio Rondanini, e che sembra un prequel di Tony Hawk of Ghana e di tutti i pezzi di I Hate My Village. 3) Momento cover: Don’t Stop ‘Til You Get Enough di Michael Jackson, groove, falsetto, il king of pop prima di… “cambiare pelle”. Ma la cosa più importante è: 4) quello degli I Hate My Village è un concerto che avrebbe tutti i numeri per essere esportato all’estero, e riscuotere molti apprezzamenti così come sta accadendo in Italia. In attesa che questa possibilità si realizzi, felici di aver partecipato a questa serata sulla collina di Rivoli.

Tutte le foto del concerto a cura di Luigi De Palma.


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