Phoebe Bridgers, Todd Wisenbaker e altri tornano sul caso Ryan Adams

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“È incredibilmente difficile per me fare questo ma Ryan ti prego fatti aiutare”, scrive in un post su Instagram il chitarrista Todd Wisenbaker, stretto collaboratore di Ryan Adams. Il giorno prima Phoebe Bridgers, una delle prime accusatrici del musicista, aveva scritto sullo stesso social: “Ryan aveva una rete. Amici, band, gente con cui lavorava. Nessuno di loro lo faceva sentire responsabile. Gli dicevano, con le parole dette o non dette, che quello che faceva andava bene. Lo giustificavano. Non avrebbe potuto farlo senza di loro. Gente, se i vostri amici si comportano di merda, fate qualcosa. Se sono davvero vostri amici, vi ascolteranno. Questo è il modo in cui le cose migliorano”. Anche la moglie di Wisenbaker, Katy Goodman, frontwoman di La Sera e Vivian Girls, ha usato Instagram per chiedere di “credere alle donne che hanno raccontato le loro storie su Ryan Adams”.

“Ci sono state volte”, scrive ancora il chitarrista, “in cui ho scelto di credere alla sua insana versione della verità perché era più facile che credere che qualcuno potesse essere un tale mostro. Qualche tempo fa gli ho detto di farsi aiutare e lui ha chiesto il mio aiuto. Non mi pento e non mi pentirò mai di provare ad aiutare qualcuno che ne ha bisogno – credo nel perdono, nella redenzione e nel recupero, ma la mia vita è diventata una tempesta di delusioni. Non volevo dire niente perché ho paura per la sicurezza della mia famiglia, ma mi rendo conto che ho una responsabilità. Le donne che hanno parlato sono coraggiose oltre ogni dire”. Fra i commenti al post ce n’è uno di Karen Elson, anche lei fra le artiste che dicono di aver avuto “esperienze traumatiche” con Adams. “So che hai fatto del tuo meglio”, scrive, “molte persone hanno tentato di aiutarlo ma nel processo sono state risucchiate nel vortice oscuro e hanno sofferto profondamente”.

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It’s been a weird week and I wanted to say a couple things. Thank you from my whole fucking heart to my friends, my bands, my mom. They all supported and validated me. They told me that what had happened was fucked up and wrong, and that I was right to feel weird about it. I couldn’t have done this without them. Ryan had a network too. Friends, bands, people he worked with. None of them held him accountable. They told him, by what they said or by what they didn’t, that what he was doing was okay. They validated him. He couldn’t have done this without them. Guys, if your friend is acting fucked up, call them out. If they’re actually your friend, they’ll listen. That’s the way this all gets better.

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Redazione Rumore
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