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di Paolo Plinio Albera / foto di Luigi De Palma

Una cosa in cui i Ministri sono sempre stati bravi è tenere una comunicazione “extra” con il loro pubblico. Non c’entrano nulla i soliti social network: il valore in più è una comunicazione riservata, cioè esclusiva ma anche confidenziale. Agli inizi avevano un semplice blog su Blogspot che aggiornavano spesso. Oggi c’è una newsletter cui può iscriversi chi vuole, e che il gruppo usa per mandare messaggi ai fan. E proprio prima di andare al loro concerto al Teatro Concordia di Venaria mi arriva una delle loro email. Coincidenza del Fato o raffinate automazioni Mailchimp? Comunque sia, il messaggio parla di quella voce che hai dentro e si fa sentire nei momenti più forti “una voce che spesso non fa che elencarti gli ostacoli che ti aspettano, i fallimenti possibili o probabili, i destini più neri e le colpe con cui credevi di aver fatto pace. E parla, senza sosta, anche mentre scrivi – o mentre leggi. Nei viaggi da soli, diventa una compagnia, nei viaggi in compagnia, può diventare un rifugio. Ci fa sbagliare ed evitare gli sbagli, ci manda al massacro e ci salva sul bordo del precipizio. Questa voce, come poi viene spiegato, è lo spunto da cui nasce la canzone Spettri, tra le nuove dell’album Fidatevi.

Proprio con Spettri inizia il concerto, Davide Autelitano e Federico Dragogna squarciano il buio illuminandosi il volto con una pila, come facevamo da bambini per giocare ai fantasmi. Michele Esposito alla batteria si mimetizza sotto un cappuccio nero, e a fianco a lui appaiono i Ministri “aggiunti” che sono Marco Ulcigrai e l’ultimo acquisto Anthony Sasso. Nella versione a 5 presentano sul palco ben 3 chitarre: se continuano ad essere definiti i Foo Fighters italiani i motivi sono sempre più evidenti. Pur suonando le chitarre sempre “in faccia”, si stanno allontanando dalla sfrontata ironia che contraddistingueva alcune prime canzoni, e questo si sente sia nell’album che nella scaletta del tour. Oltre a gran parte di Fidatevi, ci sono anche alcuni cavalli di battaglia, come Il bel canto con lo stage diving di Davide, Diritto al tetto con una coda finale di (You gotta) Fight for your right (to party) dei Beastie Boys, e la tradizionale chiusura con Abituarsi alla fine.

1. Ministri

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Le parole finali di Davide Autelitano sono per ringraziare la band (e il giovane Fusaro che ha aperto con chitarra e voce) ma anche per dire qualcosa di bello e amaro allo stesso tempo. Dice che le loro canzoni parlano non dei propri successi, ma dei propri insuccessi. Una frase detta col sorriso sulle labbra che sottintende forse la consapevolezza che i tempi cambiano, e i gusti attuali preferiscono premiare immagini vincenti. Forse c’è un confine capriccioso tra le definizioni “vecchio stile” e “fuori moda” che i Ministri stanno ora surfando con un equilibrio non scontato. Vestìti ovviamente di casacche napoleoniche, che fanno sì costume di scena, ma simbolicamente azzerano ogni concessione a mode e stili di outfit.

Durante il concerto mi viene da pensare che a convincere ancora il loro pubblico a “fidarsi”, più che i nuovi pezzi, siano state le belle idee, il coinvolgimento, la cura in tutta questa decade. Perché avere un repertorio di grandi canzoni non basta, serve un modo unico e riconoscibile per “portarle”, lo sanno benissimo. Avevano iniziato negli anni di Myspace con il primo album I soldi sono finiti aka “quello con dentro la moneta da 1 euro” (oggi lo chiameremmo cashback). Poi uno spendersi di concerti con locandine sempre creativamente autoprodotte, svariate versioni di magliette esibite da un’altissima percentuale di fan, dimostrazioni di attenzione e valore agli artisti emergenti. Ora in Memoria breve cantano che oggi facciamo la storia che domani scomparirà, che è cosa vera sui social network, ma nel mondo reale si conquistano i followers reali, come hanno dimostrato, in altri modi.


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