•  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

la femme 3

Dopo i risultati del primo turno di presidenziali, il 7 maggio i cittadini francesi dovranno decidere chi sarà a guidare il paese tra un banchiere e una populista di estrema destra. Qualche sera prima delle votazioni, però, c’è chi ci ha ricordato che la grandeur transalpina non è ancora scomparsa: La Femme. La band parigina si è presentata in Italia per tre concerti – a Bologna, Milano e Firenze – due dei quali sono andati sold out nel giro di pochissimo tempo. Poco male per un gruppo che canta quasi esclusivamente nella propria lingua e che ha all’attivo solamente due LP e qualche EP nascosto. L’ultima pubblicazione è Mystère, un disco che ha confermato l’eclettismo del precedente Psycho Tropical Berlin e ha dimostrato la capacità della band di fare pop d’autore senza essere scontata o ruffiana. Il live de La Femme rispecchia totalmente questa attitudine e in due ore accade che le coordinate del punk, della psichedelia anni ’60, della musica popolare da sagra/manifestazione, del synth pop e della canzone francese si incontrano tutte in modo naturale, facendolo sembrare addirittura facile.

Clémence Quélennec, Marlon Magnée, Lucas Nunez Ritter, Sacha Got, Sam Lefèvre e Noé Delmas, si presentano tutti sul palco di una Santeria Social Club strapiena, dopo un warm up colorato a cura dei fiorentini Celluloid Jam. Si parte con l’ipnotico brano d’apertura di MystèreSphynx, e da lì in poi il concerto procede crescendo, sempre più forte e sempre più veloce, con il pubblico che non ha il tempo neanche di una pausa per ritrovare le scarpe smarrite in mezzo al pogo. Oltre alle chitarre e ai sintetizzatori, suonati da quasi tutti i membri della band, c’è spazio anche per theremin e fisarmoniche. La Femme tira fuori il meglio del suo catalogo, dalle più recenti Où va le mondeMycoseElle ne t’aime pas e Septembre alle ormai classiche Sur la planche (2023)La FemmeIt’s Time to Wake Up (2023). Ognuno dei componenti ha un approccio differente: Marlon alterna il calice di vino bianco alla tastiera e li posa solamente per gettarsi in mezzo alla folla, Lucas si diverte con i fan cantando cori contro la polizia e facendo battute in italiano sui funghi allucinogeni, Clémence mantiene la sua freddezza per tutto il live, mentre tutti gli altri sono persi nella musica. L’unico punto debole della performance è proprio la voce della cantante, che non sembra essere al massimo della forma e non riesce quindi a riproporre lo stesso effetto magnetico che ha su disco.

la femme 4

la femme 1

Si arriva al bis stanchi, sudati e senza voce, ma con ancora qualche energia da spendere; La Femme ci illude con un momento di calma. A cantare Always in the Sun, la bonus track del loro ultimo disco, sale sul palco come già in altre occasioni la modella statunitense Grace Hartzel, che tira fuori una voce pazzesca e incanta tutti al punto da farci chiedere perché non si sia palesata prima della fine del concerto. Si tratta di fatto dell’unico momento di distensione, subito dopo ripartono la cassa dritta e le spinte, fino al climax finale di Antitaxi. Al grido di “prends  le bus!” il live si conclude e la gente può andare finalmente a riprendersi un po’ di quello spazio vitale che per due ore si era dimenticata le mancasse.

Due sere dopo si urlerà di rabbia davanti alla televisione per l’annuncio del ballottaggio Macron-Le Pen, che sembra rappresentare la Francia e i francesi decisamente peggio di quanto è stato fatto da sei weirdos provenienti da Parigi, Marsiglia, Biarritz e dalla Bretagne, in un locale lungo la circonvallazione esterna di Milano. Il fatto è che la musica de La Femme ci ricorda perché in Francia ci sono stati i Daft Punk, i primi Justice, i Phoenix, il miglior rap europeo, a mettere d’accordo gente ricca e povera, intellettuali e attivisti, immigrati e bobo, sotto un’aurea di patriottismo privo delle pericolose ipocrisie del nazionalismo.

La Femme rappresenta il popolo e sappiamo che il suo nome non è Marine.

la femme 5


  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •