david bowie sonic youth

In questi giorni, miriadi di artisti hanno contribuito a ricordare David Bowie, scomparso all’improvviso solo due giorni dopo la pubblicazione del suo ultimo album Blackstar. Tra questi ci sono anche tre membri dei Sonic Youth: Thurston Moore, Kim Gordon e Lee Ranaldo. Il primo è stato contattato da Pitchfork, mentre i secondi hanno mandato il loro contributo a The Talkhouse.

Sia Moore che Ranaldo parlano di un concerto del 1997, in cui Bowie li invitò con lui sul palco del Madison Square Garden di New York City in occasione del suo cinquantesimo compleanno (da cui la foto qui sopra, con un Billy Corgan e un Robert Smith buttati lì, tanto per). Trovate un video di quella performance in fondo all’articolo. La Gordon si sofferma invece sul contributo di Bowie all’idea di identità di genere. Vi abbiamo tradotto qua sotto le loro parole.

Thurston Moore:

L’energia di David Bowie era carica di luce. Il suo amore e la sua passione per l’arte, in tutto il suo intrigo e nella sua mutua interazione con la natura, si manifestava nel suo sorriso, nel suo fascino. Adorava sperimentare e, allo stesso tempo, onorare la grazia della tradizione per poi informare e ispirare chiunque fosse abbastanza fortunato da essere lì quando Ziggy Stardust saliva sul palco e andava a letto. Quando il punk arrivò in città e ogni rock n’roller nato prima del 1976 iniziò ad essere stato considerato un dinosauro, pochi furono considerati eccezioni. Iggy Pop, Lou Reed, Captain Beefheart, Yoko Ono, Neil Young, Marc Bolan, Eno, Bryan Ferry e decisamente Bowie.

È stato l’unico gentiluomo ad aver applaudito con uguale gioia i Devo e i Suicide, e negli anni 80 si diceva ascoltasse i Pixies, i Sonic Youth e molti altri. Poi, chiese a noi di suonare I’m Afraid of Americans con la sua band al suo cinquantesimo compleanno, al Madison Square Garden, nel 1997. Ci conoscemmo e provammo un paio di volte. Facemmo quel concerto, e fu tutto incredibile, un altro regno di esperienza rispetto a quello che stavamo attraversando. Ma il momento che ricordo meglio fu quello in cui venne nel camerino comune, dove stavano tutti gli altri artisti, per un saluto e fare qualche foto. Andandosene, urlò: “Ciao Coco, sono felicissimo che tu sia qua! Divertiti!” E questo a mia figlia Coco, che ai tempi aveva tre anni. La stavo tenendo in braccio. Era l’unica persona che non si poteva rendere conto delle gerarchie di celebrità in quella stanza.

Questo mi riporta in mente l’interesse di Bowie per la filosofia, la pratica e la meditazione buddista, i suoi studi con Chogyam Trungpa RinpocheLama Chime Rinpoche. La leggenda vuole che David abbia considerato una vita monacale, ma i suoi docenti videro che c’era bisogno della sua luce oltre le mura del monastero e gli consigliarono di seguirla. Chogyam Trungpa Rinpoche diventò negli anni successivi maestro di Allen Ginsberg, Anne Waldman e molte altre persone che hanno scelto di usare la gentilezza e il pensiero contemplativo come forme di attivismo per la pace. Bowie, favoloso Capricorno, ci ha toccati tutti in un modo straordinario e personale, condividendo con noi non solo il suo genuino talento come scrittore di canzoni ma anche la sua gioia nei confronti della vita, il suo amore per il rock n’ roll. Ora ci accorgiamo che l’Uomo delle stelle a cui sarebbe “piaciuto sorprenderci” era in realtà esattamente quell’uomo, reso maestoso dalla sua devozione per la beatitudine che sta nell’essere creativi, nella luce e nell’amore.

Lee Ranaldo:

Nel 1997 fummo sorpresi quando David Bowie ci invitò a suonare con lui sul palco del Madison Square Garden per festeggiare il suo cinquantesimo compleanno. Già solo il fatto che sapesse chi eravamo era incredibile per noi! Eravamo sempre stati ispirati e influenzati dalla sua musica, e poterci esibire con lui fu un’emozione enorme. Passando un po’ di tempo con lui prima del concerto era facile rendersi conto di come fosse ancora completamente interessato a informato su qualsiasi tipo di musica e arte lo circondasse. Di come fosse curioso e aperto a nuove influenze. Non molte persone della sua generazione erano interessate a quello che facevamo noi, ma lui lo era indubbiamente.

Qualche giorno prima del concerto, andammo tutti in Connecticut per le prove. David aveva affittato l’Hartford Civic Center Arena per la giornata così da permetterci di provare e ambientarci in uno spazio dal palco grande come quello del Madison Square Garden! Aveva anche chiesto al nostro amico Tony Oursler di unirsi a noi e proiettare alcuni dei suoi video sul palco per il concerto. Tony era un artista-viaggiatore che aveva diretto il video della nostra Tunic qualche anno prima. Fu impressionante, in senso buono, vedere quanto David fosse concentrato, amichevole e positivo in quella lunga giornata. Era eccitato, e certamente lo eravamo anche noi! Eravamo solo a metà della nostra carriera trentennale come band mentre lui aveva già passato quel traguardo, e stava palesemente andando ancora alla grande. Un adulto radicale.

Kim Gordon:

Quando sono andata a vedere la retrospettiva su David Bowie, che in quel momento era a Chicago ma stava andando in tour per il mondo, scoprii che da giovane voleva diventare uno scrittore, non un musicista. Quindi capii che c’era un senso nel modo in cui si approcciava all’esibirsi e alla sua stessa persona, che partiva tutto da una pratica concettuale conscia dell’idea di proiezione, il dialogo silenzioso tra artista e pubblico. Nessuno lo faceva meglio di Bowie, che inoltre infrangeva il soffitto di vetro dei ruoli di genere e le aspettative rispetto a ciò che è considerato “sexy” e “carismatico” in un’icona del rock ‘n’ roll post-John Wayne, portando l’idea del “dandy” della Francia del diciottesimo secolo nella contemporaneità, mettendo a fuoco questa nuova identità maschile lasciata andare alla deriva senza un apparente motivo fin dalla morte del tipo “cowboy-silenzioso” (chi si prenderà cura e proteggerà noi povere donne?), un’identità in realtà libera di essere qualsiasi cosa immaginasse di essere, e noi, il suo pubblico, a percorrere questa strada assieme a lui. Il mondo ha perso il suo figlio più scintillante, ma la musica e il marchio di Bowie sul mondo sono eterni.