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steve albini

Nella giornata di ieri Huffington Post ha pubblicato un lungo articolo intitolato Why I Haven’t Had a Conventional Christmas in 20 Years (Perché non passo un Natale convenzionale da 20 anni). Il pezzo non porta però la firma di uno dei soliti redattori della rivista, bensì di un certo Steve Albini. Il produttore/tecnico del suono/frontman degli Shellac/ex-leader di Big Black e Rapeman, dato l’imminente arrivo delle vacanze natalizie, ha deciso di raccontare la sua esperienza personale con questa festività. In particolare l’artista ha spiegato come negli ultimi vent’anni ha raccolto lettere indirizzate a Babbo Natale scritte da famiglie in difficoltà, per cercare di aiutarle.

Il tutto sarebbe iniziato quando la moglie di Albini, Heather Whinna, ha trovato delle lettere natalizie esposte in un ufficio postale.

Quelle non erano maliziose richieste di regali o di una nuova bicicletta; la maggior parte erano suppliche disperate di capifamiglia che chiedevano aiuto. Era sconcertante. Persone abbandonate dai resti di un ammortizzatore sociale, senza famiglie o abbandonate dalle loro famiglie, persone malate, povertà e abusi. Persone così in difficoltà che hanno ingoiato tutto l’orgoglio che gli rimaneva, hanno preso una penna in mano e hanno scritto tutto ciò che li ha delusi, tutto ciò che si è rotto o che gli è stato rubato, tutto ciò che li ha feriti e che gli ha fatto provare paura e vergogna e preoccupazione.

Hanno descritto la loro angoscia per i bisogni dei loro figli, la loro fame, la loro mancanza di abiti appropriati, fornitura scolastica e altri bisogni essenziali. Hanno descritto le case in cui, seppur in condizioni miserabili, potevano a malapena permettersi di vivere. Hanno descritto relazioni distrutte da abusi, sistemi legali, malattie e dipendenze. Hanno indirizzato i loro problemi a Babbo Natale nel Polo Nord e li hanno inviati per posta, nel vuoto di umanità che li ha ridotti in condizioni così disperate.

Whinna ha così deciso di portare a casa una delle lettere per mostrarla al marito, che ne è stato profondamente toccato. La coppia ha subito raccolto alcune delle cose che venivano menzionate nel testo, per poi recapitarle al mittente. Da lì in poi questo gesto si è solidificato in una tradizione, anche grazie ai soldi raccolti dalla moglie di Albini con una maratona di 24 ore al Second City Theater di Chicago, per il quale lavora.

Incontrare quelle persone dove vivevano, vedere in che condizioni tenevano unite le loro famiglie con niente più che le fibre logore della loro forza di volontà, mi ha dato la voglia di farlo ancora, di farlo maggiormente, di trovare più persone.

I luoghi in cui i poveri e gli spaventati sono obbligati a vivere – stanze singole, cantine con pavimenti sudici, garage vuoti e cubicoli – mi hanno fatto tremare di rabbia, sia per le loro difficoltà, sia per il fatto che esistono persone che arrivano ad estorcere un affitto per un’esistenza del genere. Chi è il figlio di puttana, il pezzo di merda che perseguita delle persone in uno scantinato usando la paura come torcia? Portatelo da me così posso sputargli negli occhi.

The Second City That Never Sleeps’ 24 Hours Show è diventato ormai una ricorrenza annuale, con la collaborazione di artisti come Jeff Tweedy dei Wilco, e ha aiutato un numero notevole di famiglie bisognose di Chicago.

Recentemente però le norme sulla diffusione degli indirizzi postali sono cambiate, e questo ha creato non pochi problemi all’iniziativa degli Albini:

L’ufficio postale non concede più l’accesso totale alle lettere indirizzate a Babbo Natale, anche se continua a raccoglierle. C’è ora un assurdo sistema ufficiale, per il quale ti danno una lettera con un codice e se gli dai un pacco provano a spedirlo per te al destinatario. La maggior parte dei posti dove andiamo a Natale non ha recapiti postali sicuri, e certamente non ha persone libere o disposte ad andare alla porta per ricevere un pacco. Alcune non hanno neanche ciò che voi potreste identificare come una porta d’ingresso.

L’artista ha comunque cercato di aggirare questo cavillo burocratico affidandosi ad agenzie di soccorso non governative, come la Jane Addams Hull House (che è però stata chiusa nel 2012) e l’Onward Neighborhood House.

Dopo aver trovato i mittenti delle lettere Steve Albini si reca nelle loro case il giorno di Natale, accompagnato dalla moglie e da un gruppo di amici come la famiglia di Jeff Tweedy, quella di Tim Midyett dei Bottomless Pit e gli attori del Second City.

Andiamo lì a Natale perché le persone sono a casa. Se sono impiegati, avranno il giorno libero. Se una famiglia è sparpagliata, il Natale avrà riportato tutti a casa. Questo giorno come nessun altro riunisce le famiglie, quindi possiamo essere abbastanza sicuri di trovare tutti quelli menzionati nelle lettere in un unico posto.

Lila (la figlia di Tim Midyett) ha 11 anni e ha trascorso ogni Natale della sua vita in un furgone con noi a consegnare regali a persone che non ha mai incontrato prima. È letteralmente tutto quello che sa sul Natale. Consideriamo importante avere qualcuno che sappia parlare lo spagnolo fluentemente, per aiutarci a convincere persone che temevano avessimo cattive intenzioni quando chiedevamo loro di aprire la porta. Negli ultimi anni Fred Armisen, nato in Venezuela, ci ha accompagnati in quel ruolo.

Non passo una mattina di Natale convenzionale da quasi 20 anni. Non ne ho mai sentito la mancanza.


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