Live report: Danny And The Darleans @ Irish Pub, Pianola (AQ), 12/11/2014

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di Manuel Graziani

Ti fai centoquaranta chilometri, di mercoledì sera. E hai un principio d’influenza. E la mattina dopo devi alzarti alla buon’ora per andare a lavorare. E non stai dirigendoti, che so, sulla costa dei Trabocchi a fine agosto ma stai andando a L’Aquila, la città più fredda d’Italia assieme ad Aosta. Citando Masini, perché lo fai? Ri-citando Masini: perché ti fai.

Ti fai di rock and roll e perdersi vicino casa il concerto del gruppo dell’ex Gories e Demolition Doll Rods, Dan Kroha, sarebbe stupido.

Arrivi all’Irish Pub di Pianola e ti accorgi subito che qui dentro si è ecceduto non solo in Guinness ma anche nel piazzare stufe a fungo sul soffitto a mo’ di lampadari. Te lo dicono i volti paonazzi degli astanti: cinquanta, massimo sessanta persone, non tutte interessate.

I tre di Detroit salgono sul palco, oddio è una pedana, che quasi ti senti addosso la loro felicità. Molto bene.

Danny è Dan Kroha. Lo fissi invidiandolo per la sua naturale magrezza e per i capelli ancora in testa, ancora biondi. A tracolla ha una chitarra sunburst di liuteria italiana, la Billy Boy, quella con la cordiera a forma di teschio che suona pure il chitarrista dei Baustelle. Peccato salti quasi subito un gancio per la tracolla. Allora lo vedi infilarsi addosso una Fender Stratocaster bianca e pensi subito a un Deniz Tek ma con meno blues e più “rhythm”.

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I Darleans sono Colleen Burke al basso e Richie Wohlfeil alla batteria. Colleen degli Outrageous Cherry e We Ragazzi è una tipa attraente e slanciata con un bel profilo greco. Ti affascina il suo essere impassibile mentre imbraccia un Rickenbacker nero tutto scrostato che brilla di luce propria. Ogni tanto fa i cori con una grazia algida, senza tempo. Richie ha suonato nei Detroit Cobras e in diverse altre band del Michigan. È un allegro barbuto che te lo immagini suonare barboso come uno dei Bon Iver. Invece è un funambolo che percuote il suo strano set (rullante-cassa-tom-charlie-ride) come un jazzista indemoniato ritrovatosi suo malgrado nella band di James Brown per la tournée del 1964. Lo avevi percepito subito che lui lì era un tipo interessante, anche se non ti avesse detto che gestisce un negozio di dischi e libri ad Hamtramck, il Lo & Behold! Records and Books.

Il concerto è un incendio, improvviso e maestoso, appiccato a Detroit e propagatosi sino a Sydney dopo essere passato per Tacoma, la città dei Sonics. Verso la fine del breve set Dan Kroha scorge nello sparuto pubblico una ragazza con una t-shirt dei Detroit Tigers. Sorride contento, alza le braccia al cielo in senso di vittoria, fa una battuta al microfono e chiede un applauso per la donzella. Mentre ti stai dicendo che questo è il miglior concerto in un pub a cui tu abbia mai assistito, Danny e i suoi fanno il primo bis, e poi pure il secondo. E le fiamme raggiungono le stelle. Gustandoti gli ultimi scampoli di cotanto “garage” (nell’accezione più alta e giocosa del termine), ripensi che gran parte dei concerti a cui vai si tengono nei pub o in posti simili.

Manuel Graziani
Manuel Grazianihttp://www.manwell.it
Manuel = Manwell = brav’uomo al servizio del garage punk rock'n'roll sgarrupato e della narrativa scostumata

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