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di Claudia Bonadonna

2010. High Violet staziona saldamente nelle parti alte delle classifiche internazionali e regala ai National la notorietà pazientemente costruita da un decennio di ottime critiche e scarso pubblico. La band recluta personale per il suo tour più importante ed esteso e il lead singer Matt Berninger coinvolge nelle operazioni il fratello minore Tom, patito di horror e di metal, disoccupato con velleità registiche e tendenzialmente incline alla depressione. Il conflitto è inevitabile. Fin da subito Tom fatica a seguire la sua agenda da roadie: dimentica di distribuire i generi di conforto che gli sono stati affidati, perde le liste degli ospiti, manca gli appuntamenti, si ubriaca, ciondola qui e là con la telecamera. Riprende ogni particolare. Dal canto suo Matt fa i conti con la popolarità crescente, col senso di responsabilità nei confronti del fratello e del gruppo, sperimenta la frustrazione del divo in ascesa che non sempre riesce a ottenere ciò che vuole, si rende protagonista di furibonde sfuriate. La convivenza termina bruscamente. Tom è licenziato e torna a casa di suoi a Cincinnati meditando su sconfitta, destino e famiglia e soprattutto sulle moltissime ore di girato che ha raccolto. Matt conclude il tour, si mette a lavorare all’album nuovo e sistema la stanza sopra il garage. A sorpresa ospiterà il fratello che dai molti filmati vuole trarre un film; la moglie di Matt, Carin Besser, l’aiuterà nell’immane opera di montaggio.

Mistaken for Strangers è solo formalmente un rockumentary sui National. Certo, dentro c’è tutta la solenne sfuggevolezza della loro musica, quel tremolante equilibrio fra ambizione colta e semplice struttura rock. E ci sono anche gli scontri creativi e le felici intuizioni. gli inattesi bagni di folla e la difficile vita on the road. Ma c’è soprattutto una riflessione straordinaria, a tratti comica a tratti perfino commovente, sulla fama, l’ambizione e la rivalità tra fratelli – in una band che di coppie di fratelli ne ha davvero tante: Aaron e Bryce Dessner (chitarra, basso e tastiere), Scott e Bryan Devendorf (basso, chitarra e batteria).  A Roma per la presentazione del film, Matt Berninger spiega appunto che: “È sempre difficile lavorare insieme, soprattutto quando c’è in ballo qualcosa di creativo. Il fatto che nella nostra band ci siano diverse coppie di fratelli non fa che amplificare ogni momento: ci si comprende di più, si litiga molto di più. Semplicemente ci si vuole bene. Può bastare uno sguardo per capirsi, ma le discussioni possono raggiungere livelli inauditi di violenza. Questo lo mostriamo nel film e non c’è nulla di cui vergognarsi, credo che sia una parte fondamentale delle dinamiche familiari”.

Tom piange spesso davanti alla telecamera e Matt va su tutte le furie. Non c’è filtro in questa messinscena dei sentimenti che è una specie di autoanalisi familiare a cuore aperto. Ma che è anche la storia di un’evoluzione. “Certo che il nostro rapporto è cambiato – conferma Matt -. All’inizio del film si nota molto questa dinamica fratello maggiore vs fratello minore. Tom è comunque il piccolo di casa, attaccabrighe e un po’ rompiscatole, ma nel corso del tour e ancor più dopo abbiamo avuto modo di lavorarci su. Rivederci in tutte quelle ore di girato ci ha aiutato a capire come eravamo e come siamo. Oggi riesco a vederlo come un uomo adulto, lo rispetto di più, anche in tutte le sue diversità”. Tom rincara la dose: “Abbiamo lavorato fianco a fianco e questo ci ha reciprocamente cambiati. Anch’io in un certo senso mi sento più adulto, combatto per le mie opinioni, fletto i miei muscoli creativi, costruisco la mia sicurezza. Non vedo più mio fratello come l’inarrivabile primogenito che fa la rockstar. C’è perfino l’ipotesi che ci facciano fare un programma tv insieme! Una specie di storia di noi due, del nostro rapporto”.

Durante un concerto a Philadelphia Matt scende dal palco e cammina tra la folla fin quasi a uscire dal locale, Tom gli è dietro con il filo del microfono, in una sorta di ideale e involontario inseguimento. “Una scena girata per caso da un mio amico a cui avevo consegnato la telecamera – spiega -. Per una volta ero tutto preso dal mio ruolo di assistente e lui è stato così attento da riuscire a filmare questa perfetta interazione tra noi fratelli. Una scena vera, assolutamente non pianificata. Eppure, quando l’ho rivista, ho pensato che fosse del buon cinema”. Al termine del film il fratello minore pare aver raggiunto il maggiore e lo convince a ritrarsi in pose buffe: una finta nuotata sul cemento, una confessione davanti allo specchio in cui afferma non troppo convinto che “I National non appartengono a Matt Berninger ma a tutti quanti”.

“Nella seconda parte del filmato, quella dopo il tour – dice Matt -, Tom ci ha ripresi mentre eravamo in studio a lavorare al nuovo album: ha documentato tutta la tensione, non solo creativa, di quel momento. La sua presenza a volte è stata fastidiosa, ma ci ha fornito uno stimolo continuo. Alcune idee sulle cose che ci sono successe sono finite nelle canzoni, altre hanno ispirato l’andamento del film. È stato un mutuo scambio”. Aggiunge Tom: “Per me è stata soprattutto una crescita personale. Da roadie assunto per pietà, mi sono ritrovato a filmare ogni cosa, anche me stesso mentre piangevo sul bus o ero in giro ubriaco. Ho capito che tutto quel materiale che avevo raccolto era qualcosa di più di un semplice gioco, era qualcosa di significativo. L’ho capito grazie a Matt e al suo ottimismo… illusorio! Io ci scherzo su, ma lui ha questa straordinaria capacità di vedere sempre il buono delle cose, anche quando le cose vanno malissimo. È lui che mi ha insegnato a non lasciarmi distrarre dai pensieri negativi, a rimanere concentrato sugli obiettivi da raggiungere. Questo film l’ho finito anche grazie al suo esempio”.

Poi le vite dei due fratelli tornano sui loro binari. I National continuano ad essere una band in ascesa, scelta da Barack Obama per aprire i suoi comizi. “È successo in Iowa nel 2010 – ricorda Matt -, un grande onore, ma anche un’esperienza bizzarra: suonare davanti a persone che neanche sapevano chi fossimo…”. E Tom continua a non ascoltarli: “Fanno una musica carina, ma io non sono un grande fan dell’indie rock!”. Questa comunque rimane una bella storia.


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