10+1 band e artisti (che non ti aspetteresti) da non perdere al Primavera Sound 2026

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(Credit: Primavera Sound/Christian Bertrand)

di Nicholas David Altea

Una selezione di artisti del Primavera Sound 2026 che non pensavate di voler vedere. Ricordatevi che i palchi piccoli, spesso, danno grandi soddisfazioni

Si inizia ufficialmente con il Primavera Sound dopo il consueto anticipo dei tre giorni nei club e della giornata inaugurale al Forum del mercoledì. La zona fieristica sul mare della città catalana si inizia a popolare dopo la giornata inaugurale da giovedì 4 a sabato 7 giugno. Si definisce la line up dell’edizione 2026 del Primavera Sound con tantissimi nomi, alcuni li avevamo intuiti come The Cure, Gorillaz, Doja Cat, The xx, Massive Attack, Addison Rae, Pinkpantheress e finalmente tornano i My Bloody Valentine.

Ma l’elenco è lungo. E poi Texas Is The Reason, Ben Ufo, Einstürzende Neubauten, Carl Cox, Alex G, Agriculture, Dijon, Matmos, Kneecap, Slowdive, Shackleton, Father John Misty, Wet Leg, Big Thief, Blood Orange, A Guy Called Gerald live, Little Simz, Mac DeMarco, Pinkpantheress, Skrillex, Peggy Gou, Ethel Cain, Bad Gyal e tanti altri ancora. Però qui ci soffermiamo su nomi meno in vista e meno popolari, per trovare qualcosa di diverso da ascoltare.


1. Men I Trust (Canada)
Giovedì 4 giugno – Port stage,18:50 – 19:40

Sottili e minimali ma allo stesso anche piacevolmente ipnotici. I canadesi Men I Trust con il loro indie pop sognante son riusciti anche ad arrivare a una certa Gen Z – vedi alla voce TikTok effect – che il genere nemmeno lo ha vissuto. Esistono da una decina di anni ma forse solo ora stanno raccogliendo i frutti meritati. Nel 2025 hanno pubblicato due dischi: Equus Asinus ed Equus Caballus.


2. The New Eves (UK)
Giovedì 4 giugno – Port stage,18:55 – 19:45

Brighton sta rivivendo un momento di grande splendore, perlomeno sul fronte musicale. Ditz, Lambrini Girls, giusto per citarne qualcuno. The New Eves sono uscite nel 2025 con il disco The New Eve Is Rising, una sorta di manifesto pagano di folk che sfrutta il passato per rivitalizzare il presente. Dove il ricordo dei Lankum incontra un post punk verboso mai detonato completamente che trova nelle parole il reale ritmo dei tempi passati.


3. Agriculture (USA)
Giovedì 4 giugno – Port stage, ore 20:55 — 21:50

Non più una novità per chi ascolta il genere – black metal, per stare larghi con le definizioni – ma oramai conferma anche per chi è meno avvezzo a quelle sonorità. La band losangelina traccia una linea dal nord europa metallico fino alla contemporaneità estatica. E infatti, ecstatic blackmetal ben si presta alla descrizione di un suono che va oltre gli stilemi classici includendo nebbie sonore ampliando l’idea di blackgaze (ossia il mix tra black metal e shoegaze). Un live totalizzante che svuota completamente l’ascoltatore. The Spiritual Sound, l’ultimo lavoro pubblicato, è il perfetto connubio di tutto questo.


3. Skullcrusher (USA)
Giovedì 4 giugno – Schwarzkopf stage, ore 21:55 – 22:55

Dal suo Quiet the Room fino a And Your Song is Like a Circle (2025) sono passati tre anni ma la profondità emotiva non è cambiata, anzi si è evoluta abbracciando divagazioni anche più sintetiche ma pur sempre in quel cerchio magico di algidità eterea che potebbe far capitolare chiunque.


5. NewDad (Irlanda)
Venerdì 5 giugno – Estrella Damm stage, ore 17,40-18-25

Sono scesi a patti tra l’alt pop, la wave scura ma furba e un’idea di indie rock molto ampia. Gli irlandesi NewDad sanno maneggiare tutti e tre gli elementi molto bene. Possono avvicinarsi al dream pop di fine 80s con la luminescenza di oggi come nell’ultimo album Altar, senza perdere mezzo grammo di solidità mantenendo la melodia al centro di tutto.


6. Annahstasia (USA)
Venerdì 5 giugno – Auditori Rockdelux stage, ore 16:30 – 17:30

Non si può restare inermi quando si viene colpiti dalla vocalità di Annahstasia Enuke, meglio conosciuta come Annahstasia per tutti, soprattutto dopo l’uscita del suo esordio sulla lunga distanza nel 2025, Tether. Una profondità e una grana vocale che fanno proprio il folk ma la riadattano a sistemi sonori che esulano dalla rigida classicità. La cantautrice e musicista americana è stata sicuramente una delle scoperte più interessanti dello scorso anno. Siamo ancora all’inizio, le potenzialità di crescita sono altissime.


7. Roza Terenzi (Australia)
Venerdì 5 giugno – Plenitude stage, ore 00:05 – 01:05

La producer australiana, all’anagrafe Katie Campbell, da alcuni anni si sta facendo valere soprattutto per la capacità di rendere i suoi set coinvolgenti, dinamici ed in continuo movimento. L’avevamo vista proprio qui al Primavera Sound in un dj set ma ora torna con una versione live con il suo ritmo emotivo, elettronica oltre la pista da ballo tra downtempo, groove psichedelici, breakbeat magnetici e rave culture mai dimenticata. “È musica dance, ma non la scrivo per la pista da ballo” diceva in un’intervista. Negli ultimi sono anche uscit due dischi: Modern Bliss (2020) e Edge Of Innocence (2022) con D. Tiffany.


8. The Sophs (USA)
Sabato 6 giugno – Port stage, ore 18:50 – 19:35

Una band losangelina ha un ottimo rapporto con gli UK, tanto che alla fine il loro primo disco è uscito per la storica Rough Trade: trasuda ingenua onestà e una voglia senza confini di scrivere accattivanti brani indie pop, indie rock, spaziando senza remore anche in territori più pop dell’alternative. Ci sono “brani killer” che rimangono subito addosso ma non temono di uscire dal seminato per rischiare qualcosa di più.


9. Smerz (Norvegia)
Sabato 6 giugno – Port stage, ore 20:55 – 21:55

L’electro pop vario ed eventuale ma pulsante delle due norvegesi Catharina Stoltenberg e Henriette Motzfeldt è un’intenzione di suono che lavoro su più strati, circuendo l’ascoltare lentamente e passando per vie traverse che siano l’r&b, il post soul o le costruzioni IDM scarnificate.


10. Femtanyl (USA)
Sabato 6 giugno – Port stage, ore 01:30 – 02:30 (del 7 giugno)

Duo elettronico canadese (di Toronto) èformato da Noelle Stockwood e Juno Callender. Digital hardcore, breakbeat e tutti quei suoni destrutturati post-internet che artisti come Atari Teenage Riot e Kap Bambino hanno costruito e manipolato successivamente. i Femtanyl ci aggiungono anche dosi massicce di industrial e tutto ciò che gli possa capitare a tiro.


10+1. Ninajirachi (Australia)
Sabato 6 giugno – Port stage, ore 03:40 – 04:30 (del 7 giugno)

Come 10+1 mettiamo Ninajirachi. Tra EDM ad altissima velocità, esplosioni hyperpop e suggestioni PC Music, la producer e dj australiana Nina Wilson, costruisce un universo sonoro che vive di eccessi e cultura post-digitale. Brani come Fuck My Computer e iPod Touch spingono continuamente sull’acceleratore, dando forma a un disco che abbraccia senza riserve l’estetica dell’ultra-hyperpop e ne porta all’estremo le possibilità espressive.

Redazione Rumore
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