
In attesa dell’uscita ufficiale del nuovo disco del collettivo psichedelico Al Doum & The Faryds, ci ascoltiamo in anteprima Ipnagogico
Al Doum & The Faryds sono un collettivo in costante trasformazione, una comunità musicale che nel tempo ha costruito un linguaggio personale a partire da strumenti analogici, improvvisazione psichedelica e groove tribali. Nato a Milano nel 2010, l’ensemble è composto da dieci elementi – fiati, voci, percussioni, chitarre e basso – che si intrecciano come parti di un unico organismo. Il suono nasce dalla relazione e dal dialogo continuo tra le persone che lo generano: un modo di stare insieme prima ancora che una forma musicale.
Questa identità trova un nuovo equilibrio in Ipnagogico, il sesto album della band. Registrato al Guscio Recording Studio da Lorenz, chitarrista del gruppo, il progetto affonda le radici nel caos vitale del collettivo: idee nate in sala prove, intuizioni registrate in viaggio, frammenti emersi durante un soundcheck o su un divano. Molti brani hanno preso forma dal vivo, a contatto con il pubblico, prima di tornare al Guscio per essere ridefiniti. In questo processo, la libertà originaria si è trasformata in una visione più consapevole, mantenendo intatta l’energia comunitaria che caratterizza il progetto.
Il titolo rimanda alla soglia tra veglia e sonno, uno spazio intermedio in cui percezioni e realtà si dilatano. È la stessa zona che la band attraversa quando suona: un confine in cui il suono si espande, si sfuma e si ricompone. Le voci assumono un ruolo più centrale rispetto ai lavori precedenti: non solo canto, ma texture psichedeliche costruite attraverso echi, delay analogici e impasti naturali che diventano parte dell’orchestrazione. La sezione fiati, ampliata, attraversa i brani oscillando tra energia post-punk e derive jazz-folk, mentre le chitarre disegnano traiettorie lisergiche e le percussioni aprono spazi rituali e pulsanti.
In studio regna la consueta atmosfera: chi arriva in ritardo, chi prova una linea, chi ride, chi sembra non seguire nulla di ciò che accade. È forse lì che si manifesta l’ipnagogico, nel confine sottile tra caos e concentrazione, tra sogno e materia sonora.
L’architettura dell’album si sviluppa a partire dal dialogo tra Arise I e Arise II: la prima come scintilla pulsante, la seconda come deviazione freeform sul tema. Borracho inclina il flusso verso un’immaginazione più terrestre, con un passo sbilenco e febbrile. La coppia Money I e Money II introduce un’ulteriore frattura: due movimenti folk-psych-jazz attraversati da un mantra insistente — “Money, money, money / all I want is money / money over everything / money over human relationships” — che mette in tensione l’intero paesaggio sonoro, deformando gli strumenti e aprendo nuovi varchi. Con Party Cells il disco si accende in una polifonia irregolare, per poi chiudersi con Utopia I e Utopia II, i brani che incarnano più profondamente il confine ipnagogico dell’album, dove i suoni cercano un luogo in cui atterrare e poi scomporsi.
Ipnagogico, in uscita il 23 gennaio per La Tempesta, è un percorso musicale e umano da ascoltare come un unico respiro. Le tracce scorrono come fasi di un sogno collettivo, evocando il rapporto mutevole dell’individuo con se stesso e con il mondo, naturale e umano. Più che offrire risposte, il disco apre spazi: luoghi in cui perdersi insieme, prima di tornare a dissolversi nel flusso.
Ipnagogico è stato composto e suonato da:
Davide “Dome” Domenichini (basso, voce), Lorenz (chitarra), Marina Ladduca (voce), Maddalena Silveravalle (voce), Cecilia Iaconelli (voce), Antonio Marmora (batteria), Matteo “Sauron” Saronni (batteria, percussioni), Stefano “Puma” Tamagni (batteria, percussioni), Ivan Maddio (sax soprano), Gaetano “Tano” Pappalardo (sax tenore), Alessandro Luppi (clarinetto basso), Andrea “Jimmi” Catagnoli (sax alto).
Per chi volesse vederli dal vivo il prima possibile, sabato 24 gennaio a Spazio Teatro 89, a Milano, presenteranno il disco con il loro live.
Qua sotto potete ascoltarlo in anteprima:



