Nel deserto dei Pinhdar, nel nuovo video di Red, in anteprima

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In attesa del nuovo album i Pinhdar pubblicano il video del primo estratto, Red

I Pinhdar sono un duo di Milano che fonde il trip-hop di matrice bristoliana anni ’90 con darkwave ed elettronica, accompagnati da una voce femminile. La critica li ha indicati come una delle realtà di riferimento del nuovo trip-hop italiano. Il duo definisce il proprio lavoro come la creazione di “realtà parallele”, costruite attraverso brani in cui linee vocali, chitarra e ritmiche si intrecciano in atmosfere scure, con influenze ambient, post-rock ed elettronica contemporanea.

Il progetto ha pubblicato due album, entrambi scritti, arrangiati e prodotti dal duo: Parallel (Fruits de Mer Records, 2021), finalizzato con Howie B durante il lockdown, e A Sparkle on the Dark Water (Fruits de Mer Records, 2024), realizzato con Bruno Ellingham, che affronta il rapporto tra uomo e natura.

La band ci introduce al singolo e al video:

Sono tempi in cui vediamo tutti i nostri eroi e i nostri miti cadere e sgretolarsi nella polvere.
Rosso è il colore simbolo dell’aggressività, della violenza e della rabbia, che si espande nella nostra società come una nube che tuona sopra le nostre teste e pervade i nostri giorni.
L’unica via d’uscita sembra essere la bellezza e l’arte. Musicalmente, questa tensione nasce dalla fusione di ritmiche profonde e percussive del trip hop con le trame darkwave inesorabili delle chitarre e le sfumature evocative della voce.

Matteo Maggi è il regista del videoclip e una delle voci più promettenti della regia televisiva musicale italiana. Prodotto dalla casa di produzione milanese Blackball, il video è stato girato interamente in Marocco.

Ce lo racconta così:

Il videoclip racconta di due uomini che, nel cuore di un arido deserto, inseguono la stessa illusione: dissetarsi. Il loro incontro diventa un violento conflitto danzante, dal quale nessuno esce vincitore.
La pozza, rossa come il sangue, è il simbolo di risorse scarse e contaminate dai conflitti umani.
È una metafora della nostra incapacità di condividere, della guerra come rituale ripetuto e dell’assurdità di distruggerci per ciò che potrebbe invece salvarci.

Guarda qua sotto in anteprima il nuovo video, Red:

Redazione Rumore
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